di Amedeo Salice, Segretario Provinciale FGCI Catania

 

“La nostra Club House non esiste più. Un incendio doloso appiccato stanotte l’ha completamente distrutta. Sono andati perduti dieci anni di ricordi, trofei, l’intero patrimonio della Librineria, tantissimi cimeli accumulati in questi anni, il materiale tecnico e medicale, la cucina, tutto, tutto distrutto dall’incendio.

Il tetto della struttura sta cedendo, ci sembra improbabile di poter recuperare l’edificio, aspettiamo che i vigili del fuoco ci consentano di accedere all’interno (non prima di domani pomeriggio) per farci un’idea ancora più precisa.

Quel meraviglioso luogo dove tanti ragazzi si sono incontrati nelle circostanze più disparate è improvvisamente diventato un ricordo da conservare nella memoria, non c’è più.

Non sappiamo chi possa aver compiuto questa infamia, in questo momento siamo davvero provati, sotto choc. Quel che è certo è che sarà stato qualcuno abituato a muoversi al buio, nell’ombra, per compiere gesti vigliacchi, barbari, incivili, codardi.”.

Queste le parole comparse giovedì 11 sulla bacheca della pagina facebook Rugby I Briganti ASD Onlus – Librino. Queste, basterebbero per descrivere la tremenda scena che alcuni compagni si sono trovati davanti nelle ore appena trascorse.

 

La storia dei Briganti è lunga e difficile.

La realtà in cui operano è quella di Librino, quartiere degradato a sud di Catania in cui, tra centinaia di palazzoni abitati da circa settantamila persone, si registra il più alto tasso di criminalità minorile e dispersione scolastica d’Italia. Un quartiere in cui i boss continuano tutt’oggi – indisturbati e tacitamente autorizzati da uno stato che ha delegato al potere mafioso il controllo sul territorio – a comandare e controllare i traffici di armi e droga, i voti e le estorsioni.

È in questo ambiente che sorge il Campo San Teodoro, impianto sportivo costruito dal Comune di Catania nel ’97 e costato parecchi miliardi di lire. Nessuno si stupirà nel sapere che tale opera pubblica non è mai stata aperta. È così che nel 2012 i volontari del Centro Iqbal Masih decidono di riappropriarsene: nasce il Campo San Teodoro Liberato. I lavori iniziano sin da subito: si ripulisce il campo, si alzano i pali, vengono messi in funzione gli spogliatoi. Nella struttura adiacente al campo viene aperta la Club House Giuseppe Cunsolo, dedicata al ragazzino di quattordici anni che giocava a rugby nella squadra dei Briganti, lasciato morire come un cane, per strada, per motivi ancora misteriosi.

Nella Club House i Briganti – e le Brigantesse, squadra femminile di rugby – avevano allestito un bar e una cucina, essenziale per l’autofinanziamento delle attività. Facevano doposcuola per i bambini del quartiere e nel 2014 avevano anche aperto la Librineria, luogo di cultura nato per alimentare l’interesse degli abitanti per la lettura e unica biblioteca popolare di Librino. Era quello anche il luogo di incontro tra gli attivisti dell’associazione e “gli ortolani”, gli abitanti del quartiere che appena al di fuori dal limite del campo autogestiscono gli orti sociali.

Tutto questo sono, oggi, I Briganti di Librino: una realtà in cui ognuno di noi si riconosce. Non quella dei discorsi ampollosi e della spartizione del potere sul territorio; ma quella di chi ogni giorno è pronto a sporcarsi le mani.

Chiaramente è difficile andare avanti in un quartiere come quello di Librino, e questo I Briganti lo sanno benissimo: sin dal febbraio 2015 l’associazione è stata vittima di scassi, intimidazioni e furti; ma mai nulla aveva compromesso le attività sociali e sportive. Fino a un paio di giorni fa.

Domenica 7 si è svolta proprio alla Club House Giuseppe Cunsolo la seconda assemblea territoriale di Potere al Popolo, che ha visto anche stavolta partecipi più di un centinaio di compagni. Durante l’assemblea non si sono risparmiate dure parole di condanna alla criminalità organizzata e all’avanzata delle destre xenofobe e razziste. Ebbene: gli avvenimenti di giovedì notte non possono che darci conferma nel credere siano state proprio quelle parole la causa scatenante del vile atto incendiario, reazione all’ennesima ‘mancanza di rispetto’ a chi davvero controlla la zona. A tale causa se ne associano di certo altre: il lavoro svolto ormai da anni dai Briganti di Librino nel quartiere, lavoro attraverso il quale giorno dopo giorno si sottrae sempre maggiore manovalanza alla criminalità organizzata, ha di sicuro disturbato qualcuno. E non c’è da escludere nemmeno quanto questo fatto possa dare tanto più fastidio ed essere ragione di violenza se, tra i vari candidati locali di Potere al Popolo, a correre per il collegio uninominale di Catania sarà Piero Mancuso, fondatore dei Briganti e storico attivista dell’associazione. A queste ulteriori possibili cause si aggiunga anche il fatto che il programma a dir poco rivoluzionario presentato da Potere al Popolo turbi un po’ dappertutto i movimenti neofascisti e di estrema destra, i quali vanno sempre più consolidandosi pure a Catania. Quale miglior occasione se non questa, dunque, per far abbassare un po’ la testa a chi, quotidianamente, alla malavita dice di no? Quale migliore possibilità di colpire se non questa, data la presenza di ulteriori fattori da determinare prima di definire chiaramente la pista da seguire?

Difatti non sarebbe da escludere che nell’azione condotta ci siano interessi ben più grandi del controllo criminale sul territorio, come non si dovrebbe neanche sottovalutare il rapporto tra la criminalità organizzata e le organizzazioni politiche neofasciste e di estrema destra presenti nel catanese, le cui attività si sono spesso nel passato rivelate losche e in combutta col mondo sommerso del malaffare.

Ma in fondo non c’è nulla di sorprendente in tutto ciò. Mentre le principali testate giornalistiche nazionali davano ormai per morta la mafia giù in Sicilia, questa cresceva lentamente, silenziosamente, come un tumore sotto pelle; appalto dopo appalto, contratto dopo contratto: come un cancro nel tessuto urbano di Catania. Incurato. Ma non incurabile. Non sembrano tanto lontani i tempi in cui a Catania si moriva di mafia. Anzi: sembra quasi non siano mai passati.

Con il presente comunicato la FGCI Catania condanna con forza il vile attacco ed esprime tutta la propria solidarietà e vicinanza ai compagni della Rugby I Briganti ASD Onlus – Librino e de La Librineria.

 

Chi volesse dare una mano d’aiuto ai compagni in difficoltà per la riapertura di questo comune spazio di lotte, può farlo versando anche un piccolo contributo al C/C intestato a:

A.S.D. I Briganti

Iban: IT 03T 03127 26201 000000190243 – BIC: BAEC1T2B – Unipol

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