Home in evidenza Dallo Stato alle paritarie: quanto ci costa la distruzione della Scuola pubblica

Dallo Stato alle paritarie: quanto ci costa la distruzione della Scuola pubblica

Le scuole paritarie, con il ricatto del punteggio, mettono in ginocchio da anni i docenti, perennemente posti nella condizione, per effetto delle continue mobilità, di dover scegliere tra vicinanza alla famiglia e lavoro.  Molti, di fronte a questo terribile aut aut, accettano incarichi in zone lontane dalla propria terra. Secondo il Sole 24 Ore sono, infatti, circa 20.000 i docenti precari che si spostano da Sud a Nord in cerca di fortuna.
Ma cosa accade a quelli che decidono, per varie ragioni, di restare  nella propria città e di non piegarsi al ricatto? Alcuni docenti, strozzati dalla logica del ricatto del punteggio e al fine di scalare posizioni all’interno delle graduatorie scolastiche, scelgono di lavorare a costo zero all’interno di Scuole Paritarie.
Nel corso degli anni, i governi di centrodestra e centrosinistra hanno favorito il processo di privatizzazione e aziendalizzazione scolastica, accentuando l’inserimento dei privati all’interno delle istituzioni scolastiche e dei consigli amministrativi e destinando risorse cospicue alle scuole paritarie.
In ossequio a tale logica, la Fedeli ha appena firmato il decreto che assegna alle paritarie, per quest’anno, la considerevole cifra di  493.562.302 euro. Fondi che non vanno in nessun modo ad incrementare quelli già esigui che lo Stato finanzia di anno in anno nel settore pubblico dei Saperi.
Mentre la Scuola Pubblica viene smantellata, le  scuole  paritarie  continuano, quindi, a vedersi assegnare cospicue risorse.
Ripetutamente abbiamo sottolineato il ruolo di traino che le istituzioni europee hanno avuto in questo processo, dalla strategia di Lisbona passando per le Commissioni europee dell’Istruzione fino al programma Europa 2020.
Una settimana fa è stato illustrato il perfezionamento dell’accordo di Partenariato in sede europea, accordo che ha mosso i primi passi un anno fa con l’attuazione della legge di stabilità per il 2017 e che potrà avere il via libera definitivo  nelle prossime sedute dal Comitato di Sorveglianza. In sostanza, il processo di finanziamento delle scuole paritarie avrà un’ulteriore alleato nei fondi PON, che potranno essere destinati dall’Unione Europea con il tacito consenso del Miur.

E’ sempre più evidente e marcato il processo di abbandono dei principi costituzionali in tema di istruzione che ha come diretto e sciagurato sbocco la trasformazione della scuola italiana in scuola classista e per pochi. E’ un motivo in più, quindi, per lottare contro questa Europa che ha promosso e favorito queste esiziali meccanismi di esclusione sociale.

La resistenza e il contrattacco devono avere come protagonisti gli studenti che devono, nel contempo, allargare il fronte al personale Ata, ai docenti e precari della scuola al fine di conferire maggior vigore e forza alla lotta contro questa Unione Europea.

Partiamo da queste istanze consci che solo un’elaborazione più ampia e conflittuale contro l’Unione Europea possa essere la chiave di volta per leggere il presente e portare le masse su posizioni più avanzate.
di Salvatore Ferraro, Resp. naz.le Scuola e Università FGCI