Home Home Rischiare molto con pochi diritti, la quotidianità del vigile del fuoco

Rischiare molto con pochi diritti, la quotidianità del vigile del fuoco

Di Giuseppe Mannino, FGCI Catania

Verso le ore 19 dello scorso 20 marzo una tragedia ha sconvolto la città di Catania: tre persone hanno perso la vita in un’esplosione, causata da una fuga di gas, avvenuta in Via Garibaldi all’altezza del civico 335. Le vittime sono Giuseppe Longo – titolare della ciclofficina nella quale si è verificata l’esplosione – e due vigili del fuoco, chiamati ad intervenire sulla fuga di gas: Dario Ambiamonte e Giorgio Grammatico. Altri due pompieri, Giuseppe Cannavò ed il caposquadra Marcello Tavormina, sono rimasti feriti e tuttora sono ricoverati in gravissime condizioni.

La responsabilità dell’accaduto è stata inizialmente attribuita ai due vigili del fuoco che avrebbero usato una motosega per entrare nello stabile pieno di gas. Il contatto fra la motosega e la porta in lamiera avrebbe prodotto delle scintille, e queste avrebbero innescato l’esplosione. Tale narrazione dei fatti è però poco credibile, risultando paradossale infatti che dei vigili del fuoco, sotto il comando di un caposquadra con 25 anni d’esperienza, possano aver compiuto un simile errore. In casi simili l’utilizzo di qualsiasi strumento elettrico è vietato e pericoloso, persino i cellulari devono restare sul camion, la procedura prevede l’utilizzo di tranciatrici manuali e molto efficaci. I mass media che hanno divulgato la notizia in questi termini dovrebbero vergognarsi per aver mancato di rispetto a dei lavoratori morti mentre tentavano di preservare l’incolumità altrui. I primi rilievi d’altronde smentiscono questa versione: l’esplosione sarebbe avvenuta dall’interno verso l’esterno.

Questa triste vicenda mette in luce le pessime condizioni nelle quali un vigile del fuoco è costretto a lavorare. Chi svolge tale ruolo è tra l’altro sottopagato rispetto ai membri di altri corpi di sicurezza (300€ in meno, per esempio, rispetto a un poliziotto) e non gode di un’assicurazione sulla vita proporzionale al rischio che corre (molti addirittura sono scoperti da assicurazione INAIL). I disagi sono poi amplificati dalla carenza di personale e dalla mancanza di strumenti e mezzi necessari per intervenire; e specialmente al Sud tali fattori incidono particolarmente. Tutto ciò è inaccettabile se si pensa che i governi passati hanno ampiamente trattato il tema della sicurezza, rafforzando soltanto le forze armate e tralasciando la sicurezza di chi preserva quotidianamente la nostra incolumità.

Porgendo l’estremo saluto ai due lavoratori deceduti, Giorgio e Dario, la FGCI Catania esprime la propria vicinanza ai familiari delle vittime e denuncia con rabbia le infami condizioni di lavoro che lo Stato impone ai propri dipendenti.