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Livorno, esplosione al porto: il profitto uccide e basta con le mani libere ai privati

Più di 140. Superano questa cifra i morti sul lavoro dall’inizio dell’anno in Italia. Piangiamo oggi due nuove morti, una delle quali è di un giovane di soli 25 anni, nel porto di Livorno. E’ la drammatica condizione di lavoro dell’Italia: disoccupazione di massa, il lavoro che c’è tutto precario e senza tutele. In primis, quelle sulla propria vita.

Controlli zero, sanzioni inadeguate, mortificazione delle prerogative della vigilanza sindacale. Sono solo alcune delle cause che portano il numero delle morti, anzi, degli assassinii sul lavoro ad aumentare costantemente. La favola per cui privato è bello (e ancora di più senza controlli e vigilanza pubblica), in realtà, è una storia di sangue ed orrore che si consuma nel nostro Paese da anni e anni.

Non ci si limiti al solo cordoglio in questa nuova giornata triste, bisogna mettere in discussione tutta la condizione generale del lavoro in Italia. Senza questo, le morti che spesso ci troviamo a piangere rimarranno sicuramente impunite e continueranno a ripetersi.

 

di Francesco Valerio della Croce, Segretario nazionale FGCI