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“Il Giovane Karl Marx”, recensione del film di Raul Peck

200 anni dalla nascita di Karl Marx. Anniversario di fondamentale importanza per tutti i compagni del mondo da un lato, anniversario dal facile profitto però per la borghesia. La classe dirigente si organizza per trarre profitto da questo evento, promuovendo la vendita di gadget, l’organizzazione di convegni nonché manifestazioni di ogni tipo. Essa si mostra mentalmente aperta al fine nascondere ed allontanare l’odio di classe. E’ dunque logico per ogni compagno pensare che anche il film Le jeune Karl Marx (Il giovane Karl Marx) possa essere una mossa di profitto come altre, ma si sbaglierebbe.

Il regista Raul Peck ha preferito farsi due conti per eludere ogni logica di profitto e revisionismo in vista del bicentenario. I punti sui quali la classe dominante avrebbe potuto premere per screditare l’immagine di Marx sono più o meno i seguenti: il fatto che Marx ed Engels fossero entrambi borghesi e il matrimonio di Marx con Jenny von Westphalen, nobildonna appartenente ad una delle famiglie più ricche di Treviri, città natale di Karl. Ciò che di più grande una produzione con intenti nefasti avrebbe potuto realizzare per screditare Marx e il comunismo sarebbe stato applicare attraverso i dialoghi un revisionismo teorico del filosofo. Raul Peck ha invece battuto le strategie di mercato, anticipando qualsiasi idea in malafede, principalmente perché ha fatto uscire il film, ufficialmente, nel 2017, un anno prima del bicentenario. Sebbene in Italia per “problemi di distribuzione” (cioè più probabilmente per sfruttare sul serio il bicentenario e difficilmente per volontà del regista) sia uscito lo scorso 5 Aprile, fu invece presentato al Festival di Berlino a Febbraio 2017 ed uscito in più parti del mondo nel Marzo dello stesso anno.

Così facendo il regista ha evitato che si producesse un film appositamente per l’anniversario e quindi che la figura di Marx potesse essere ancor più oggetto di lucro. Perché fidarsi tanto, verrà da chiedersi, del citato regista per la realizzazione di un film su una figura così tanto cara a noi? Raul Peck nacque ad Haiti, da umili origini, visse in Congo e si trasferì in Germania dove si laureò in ingegneria e inseguì la passione per il cinema, lavorando come tassista prima e come fotografo per addentrarsi sempre più nel mondo della settima arte. In quasi tutti i suoi lavori è costante il tentativo di raccontare i crimini commessi dal mondo occidentale sul continente africano, narrandoli anche in chiave anti imperialista oltre che anti colonialista. Per esempio, nel suo lavoro più famoso “Sometimes in April” (il cui titolo in Italia è Accade in aprile), narra l’imposizione colonialista prima del Belgio e poi della Germania nel perpetrare progressivamente l’odio fra due civiltà, i Tutsi e gli Hutu, spingendoli ad arrivare a ciò che sarebbe diventato il genocidio del Ruanda.

In una recente intervista riguardo a Le juene Karl Marx, Peck ha dichiarato che il successo che si augura con questo film non è al botteghino ma al raggiungimento di un punto di ritrovo per le forze anticapitaliste del mondo, aggiungendo che “Per la mia educazione politica non credo che l’individuo possa salvare altre persone. Credo che l’unica via di uscita sia la costruzione di nuove collettività”.* Insomma, non sarà esplicitamente un compagno, ma il regista haitiano non sembra voler salvaguardare gli interessi della classe dirigente, abilmente dribblata realizzando un film dalla notevole accuratezza storica. Per la realizzazione del film, Peck ha scelto un’ottica internazionale: la produzione infatti appartiene alle più importanti case di sinistra francesi, tedesche e inglesi (come la Velvet film, la Rohfilm, France 3 Cinéma, Südwestrundfunk).

Il film in lingua originale è recitato in tutte e tre le lingue dei paesi di produzione, che corrispondono ai paesi in cui Marx e Engels vissero e in cui trovarono rapporti politici più o meno stabili. In Inghilterra Engels parla inglese, Marx parla tedesco in Germania e con la moglie, quando i due filosofi rivoluzionari sono insieme nella Francia dell’anarchico Proudhon parlano francese. Il film racconta gli anni dal 1844 al 1848 della vita di Marx, quando il filosofo rivoluzionario è da poco sposato con Jenny, donna tedesca di famiglia nobile che ha accettato per amore di non vivere la comoda e indifferente vita borghese e di seguire Marx nei suoi intrighi internazionali, pur senza alcuna sicurezza economica. L’amore che spinge la donna a seguire Marx è anche amore per la ribellione.

Mentre i due sposi e la piccola figlia si sono trasferiti a Parigi per seguire le vicende politiche francesi e in particolare Proudhon, Friedrich Engels lascia l’Inghilterra dopo aver scritto “La situazione della classe operaia”, classe vittima di sfruttamento e morte sul lavoro nel momento in cui la prima rivoluzione industriale era al suo apice. E’ già sposato con una lavoratrice della fabbrica del padre, grazie alla quale è riuscito a scrivere il saggio.

Marx ed Engels si incontrano proprio in Francia, dopo essersi già conosciuti a Berlino anni prima, e insieme cominciano un percorso per la creazione di un movimento unitario che vedrà le sue origini nella Lega dei Giusti, poi dei Comunisti, che parte con un obiettivo chiaro: lo smantellamento delle tesi dei falsi profeti, Ruge e Weitling su tutti, ancora legati all’idea del “siamo tutti fratelli”, evidentemente noncurante dell’inevitabile avversione e odio di classe tra borghesi e proletari. Smantellamento che non può essere compiuto attraverso compromessi, ma con l’invincibile arma di una conoscenza superiore.

La regia di Raul Peck è fluida e moderna, con una sobrietà narrativa adatta ad un biopic dal gusto avvincente ed incalzante. Il regista riprende perfettamente il periodo storico attraverso un uso azzeccato di costumi, condito da una scenografia ed una fotografia temperate e desaturate. La sottile combinazione tra l’idealismo rivoluzionario a tratti romantico e il realismo meticoloso, accompagnata dalla costante ricerca di Peck della totale attinenza storica ricavata dalle lettere che gli stessi Marx, Engels e Jenny si scrissero dal 1843 al 1850, rendono il film gradevole e appassionante, specie per chi mastica marxismo.

Il film non porta innovazioni al genere del biopic, anzi è a dir poco mainstream nell’uso del reparto tecnico e narrativo, ma il suo essere estremamente curato dal punto di vista storico e piacevolmente orchestrato a livello tecnico lo rende un documento storico di grande valore e facile reperibilità. Occorre portarlo nelle nostre sedi e nelle nostre sezioni, compagni, anche per far avere un’idea di Marx meno stereotipata: non il classico filosofo con la barba lunga, forse simile all’immagine che possiamo avere di un Socrate, ma di un uomo assolutamente come noi che ancora oggi è espressione dell’ideale di rivolta più importante della storia.

di Michelangelo Bruno, FGCI Roma