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Gas!

Tapparsi la bocca ed il naso. Farsi un selfie. Postarlo su Facebook. Condannare i crimini contro l’umanità di “Hassad”. Chiedere la carica della cavalleria per salvare gli innocenti. Ripetere. Ripetere ancora. Ripetere fino alla nausea e contro ogni buon senso, contro ogni logica, contro ogni prova contraria.

Se avete seguito le istruzioni, benvenuti! Avete passato l’esame d’ammissione! Ora siete anche voi parte della sinistra imperiale. Con un click avete giustificato la prossima guerra umanitaria e le bombe su Damasco, ma che importa? Sarete dalla parte del giusto in tutte le migliori apericene dove vanno le persone giuste. I generali e i grandi capitalisti ringraziano.

Se invece non avete seguito le istruzioni ed avete invece usato il cervello, allora ecco cosa fare: mobilitatevi per impedire la guerra.

Sempre più forti ormai spirano i venti di guerra: gli imperialismi mai sopiti scalpitano nei box di partenza. Francia ed Inghilterra gongolano al pensiero di spartirsi di nuovo il Vicino Oriente. L’Arabia Saudita preme per salvare i suoi scagnozzi qaedisti. I generali americani non vedono l’ora di mostrare chi ha il cannone più grosso. Ed intanto gli intellettuali di regime, sui giornali, nelle televisioni e sui social media, si mettono l’elmetto e fanno a gara a chi si prostra di più davanti all’impeto bellico.

Davanti a questa smania di guerra è nostro compito resistere e dire la verità: che non c’è stato alcun attacco chimico, che i ribelli sono terroristi jihadisti, che la Siria è sotto attacco da 7 anni. Dobbiamo lottare contro le lobby che spingono per la guerra: per difendere la Siria, per proteggere vite innocenti a Damasco, per sconfiggere il terrorismo islamista e per salvare noi stessi.

Quando nell’agosto 1914 bisognava entrare nella Prima Guerra Mondiale, guardate quanti la giustificarono con alti principi morali: giornalisti, intellettuali, la sinistra perbene. Ma chi andò nelle trincee? I giornalisti e gli intellettuali o i giovani lavoratori e gli studenti?

Ecco, non abbiamo bisogno di un’altra inutile strage.

 

di Frunze