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Proteste a Catania per il Giro d’Italia, tra repressione e oscuramento mediatico


Il video di MeridioNews

 

di Amedeo Salice, Segretario Provinciale FGCI Catania

Martedì 8 maggio anche noi della FGCI Catania siamo scesi in piazza al fianco dei numerosi compagni del Comitato catanese di solidarietà col popolo palestinese, di cui facciamo parte. Lo abbiamo fatto senza pensarci su nemmeno una volta, per mostrare tutto il nostro dissenso contro la strumentalizzazione dello sport da parte di uno stato, quello israeliano, che pratica da decenni l’apartheid nei confronti del popolo palestinese, infischiandosene anche delle risoluzioni ONU sui territori occupati.

La scelta, quest’anno, di far partire il Giro d’Italia da Gerusalemme non è affatto casuale: si ricordano infatti proprio nel 2018 i 70 anni dalla nascita dello Stato di Israele – e dalla conseguente occupazione delle terre palestinesi. Lo Stato italiano, complice delle politiche imperialiste statunitensi e “amico” di Israele (col quale intrattiene rapporti commerciali multimilionari nella fornitura di materiale bellico) ha avallato tale progetto, permettendo così agli organizzatori del gruppo RCS MediaGroup di incassare da parte dello Stato di Israele una somma pari a 12 milioni di euro in cambio di una passerella mediatica di altissimo valore per questo stato criminale.

Parecchia indifferenza e qualche insulto dei passanti ha accompagnato l’apparizione delle prime bandiere palestinesi e del PCI in Piazza Cavour. Il presidio, dalle 10, ha cercato di percorrere Via Etnea – dove di lì a poco sarebbe passato il Giro – in direzione Piazza Duomo, da cui la gara stava per partire. Dopo alcune centinaia di metri alcune cariche della polizia hanno bloccato il corteo e causato alcuni feriti lievi tra i manifestanti. La partenza del Giro è stata ritardata avendo il presidio bloccato la via di transito. I manifestanti, impossibilitati nel percorrere via Etnea, sono stati inoltre costretti a indietreggiare, fino ad essere compattati con la forza contro le saracinesche di alcuni negozi, circondati da uno sproporzionato cordone di mezzi e uomini di polizia e carabinieri; quindi costretti a rimanere in quella sorta di gabbia fino al passaggio di tutti i ciclisti. La cosa che più ci ha sorpreso è stata la presenza alle spalle del cordone umano composto dalle forze dell’ordine presenti sul posto di numerose camionette, posizionate tutte a stretta distanza le une dalle altre, al fine di formare una sorta di muraglia tale da evitare a ciclisti e media di accorgersi di ciò che succedeva poco dietro di essa. Operazione in parte riuscita anche a prescindere da tale azione dato che, a parte alcuni giornali locali e qualche testata nazionale e internazionale meno conosciuta, la grande stampa nazionale e la RAI ci hanno del tutto ignorato.

Un evento particolarmente violento é stato quello capitato ad una nostra tesserata la quale ha riscontrato, a manifestazione terminata, una ferita alla mano destra. Nel momento in cui la polizia ha cominciato a caricare, la bandiera che aveva tra le mani è entrata involontariamente in urto con un celerino. L’evento è stato interpretato come un gesto violento, voluto e provocatorio, tanto che un altri due celerini, sopraggiunti, son piombati sulla compagna, tentando prima di tirare con violenza l’oggetto e poi infine spezzando la pericolosa “arma” di plastica. Sarebbero state proprio infatti le resistenze della nostra militante a causarne il ferimento alla mano; atto ingiustificato ed ingiustificabile.

Col presente comunicato la FGCI Catania mostra tutta la propria solidarietà alla nostra compagna e a quanti coinvolti e feriti negli scontri con le forze dell’ordine, impiegate ormai da troppi anni durante manifestazioni e cortei come organo di repressione e spesso anche silenziatore mediatico, come di recente avvenuto. Tutta la nostra organizzazione si schiera altresì al fianco del popolo palestinese e contro un Giro d’Italia concepito quest’anno sin dall’inizio in nome dell’interesse economico e macchiato dal sangue di molte vite innocenti.