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La politica tra i banchi di scuola

Sui Social Network in questi giorni sta girando una foto di un paragrafo tratto dal libro “Leonardo, sussidiario di eduzione tecnica” destinato agli studenti delle prime classi della scuola media.
Il suddetto paragrafo cita: “La delocalizzazione è un bene anche per il Paese in cui la produzione viene trasferita perché in quell’area vengono creati nuovi posti di lavoro che, per quanto poco pagati, sono sempre meglio della disoccupazione“.

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Ecco il mantra del libero-mercato che si fa spazio nei libri di scuola, a sancire la supremazia del mercato come unico modello di organizzazione da perseguire e unico veicolo per dettare regole.
Non si fa nessun cenno alle migliaia di posti di lavoro che vengono persi per via della delocalizzazione nei Paesi dove le aziende smantellano tutto. Non si fa nessun cenno sulle conseguenze che i bassi salari hanno sulle vite delle persone e sulle disuguaglianze sociali che esse creano. Non a caso dall’ultimo rapporto Oxfam si evince che l’1% della popolazione possiede la ricchezza del restante 99%.
Ecco come l’economia capitalista attraverso le varie sovrastrutture, in questo caso la scuola, cerca di far attecchire il suo pensiero in modo unilaterale, senza contraddittorio e senza dar possibilità di instillare il dubbio tra i fruitori di queste informazioni.
Chi si contrappone alle politiche scellerate della Buona-Scuola renziana, viene bollato come “attivista politico“, reo di portar la politica a scuola. Come è accaduto a Roma durante un semplice volantinaggio informativo davanti alle scuole, in cui gli studenti sono stati circondati dalla polizia che, oltre a intimidirli, ha identificato tutti i presenti aggiungendo che uno studente in quanto tale non può dissentire dei progetti che la scuola offre e che la politica non deve “osare entrare nelle scuole”*.
Ovviamente le accuse sono veritiere solo nella circostanza in cui sono unidirezionali, se le direttive vengono date dagli organismi sovranazionali o nazionali che cercano di conformare il pensiero attraverso libri e direttive anche in tenera età va tutto per il meglio, invece se le critiche vengono mosse dagli studenti che vivono la scuola, le accuse vengono bollate per strumentali e politiche.

*da #BastAlternanza

Dipartimento Scuola FGCI