Home Home Esiste davvero l’ “emergenza immigrazione”? Intervista al Segretario della FGCI

Esiste davvero l’ “emergenza immigrazione”? Intervista al Segretario della FGCI

Pubblichiamo di seguito un’intervista a Francesco Valerio della Croce, Segretario nazionale della FGCI, a cura dell’Antidiplomatico.

In Italia esiste davvero un’emergenza “immigrazione”?

Numeri alla mano, no. Nella percezione di massa, sì. Ed è qui che giocano un ruolo fondamentale i mezzi di comunicazione di massa, che hanno riempito le cronache fino a dare l’idea di un’orda implacabile pronta ad invadere il Paese, senza un minimo di analisi delle cause e della complessità, come si converrebbe ad una informazione degna di tale nome. La riprova sta nella emergenzialità attribuita ai flussi migratori durante tutta la campagna elettorale scorsa ed il sostanziale silenzio nei mesi che hanno accompagnato tutta la gestazione del nuovo governo. Certo, esiste un problema nell’accoglienza e nella sua gestione, ma che incrocia il problema del degrado delle nostre grandi città, dei servizi non garantiti, del problema della casa come grande questione del Paese, del malaffare che riguarda anche il privato, ecc. Insomma, i problemi che vengono attribuiti all’immigrazione si incrociano con problemi che potremmo definire “storici” e che la crisi e le politiche nazionali ed europee hanno esasperato.

Perché l’Europa ha abbandonato l’Italia nei mesi scorsi?

L’Europa non si è disinteressata del fenomeno, anzi, il caso tedesco è emblematico: la Germania ha accolto una quantità di lavoratori migranti professionali utile all’apparato produttivo tedesco e poi ha sostanzialmente interrotto il suo interessamento diretto. L’Europa non è stata indifferente, ha compiuto scelte politiche precise: è la stessa Emma Bonino oggi a ricordare il patto intercorso tra l’elargizione degli 80 euro da parte del governo Renzi in cambio dell’esclusiva gestione dei flussi in capo al nostro Paese. Un patto i cui contenuti andrebbero indagati e resi pubblici a livello di massa. Qui ci sono responsabilità precise.

Come giudica la posizione del governo italiano con la nave Acquarius?

A fronte di quanto detto prima, non si può però arrivare alla facile conclusione a cui arrivano la Lega e l’attuale governo. Non si può negare il soccorso pieno all’Aquarius così come è inaccettabile la chiusura dei porti. L’Italia nel Mediterraneo ha una posizione peculiare, e quindi la necessità di attrezzarsi meglio. Per questo, dovrebbe essere lo Stato in tutte le sue articolazioni a gestire e vigilare sull’accoglienza, cosa che oggi fa in minima parte e male.

Cosa dovrebbe fare il governo italiano con la prossima nave Ong con bandiera straniera che chiederà di attraccare nei porti italiani?

Lo Stato deve sempre garantire la tutela ed il soccorso, nella forma piena. Lo Stato dovrebbe in prima persona gestire i centri di accoglienza, di concerto con le autonomie locali, creando rapporti virtuosi, che si oppongano all’attuale configurazione all’accoglienza/ghetto. Ma questo riguarda la fase terminale della questione: stupisce che quando si evoca la risoluzione del problema “a casa loro”, a domicilio, non si dica mezza parola sulle responsabilità dell’Occidente nell’attuale condizione del Medio Oriente e dell’Africa. E soprattutto non si muova un dito per una piena discontinuità.

Queste politiche sull’immigrazione danno un’ immagine di discontinuità col passato (per altro falsa, perchè camminano nel solco scavato da Minniti), ma in realtà non smuovono nulla per la rimozione della radice del problema. Che può consistere solo: nella cessazione delle guerra imperiali, nella cessazione dello sfruttamento economico di interi popoli, nel rilancio della cooperazione internazionale nel pieno rispetto delle prerogative e della sovranità di Stati legittimi che, da anni, anche l’Italia con l’Occidente intero hanno contribuito e stanno contribuendo a destabilizzare. Ma qui cade la maschera ed il governo giallo/verde, ad oggi, non si azzarda minimamente a mettere in discussione la sudditanza del Paese a questo schema imperiale, anzi, pare si prepari a seguirlo diligentemente ed usare “l’invasione” come arma di distrazione di massa per far passare le prossime riforme contro i lavoratori e a favore delle classi che dominano il Paese.