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Corruzione da Stadio

C’era da aver dubbi fin dall’inizio, ma è il 27 febbraio 2017 che abbiamo avuto le prime conferme, dopo che la riunione “decisiva”tra il sindaco Raggi, Baldissoni (DG della A.S. Roma) e Parnasi durò solo un paio d’ore. Molto strano e inconsueto, in altri tempi si sarebbe parlato di una riunione fiume, interminabile e piena di tensioni, non di un briefing tra baci e abbracci.

Speriamo ricordiate tutti il risultato. Venne tagliata la cubatura di mezzo milione di metri cubi, le infrastrutture passarono a carico del comune di Roma e, dulcis in fundo, Parnasi, il palazzinaro socio del presidente della Roma Pallotta, guadagnò la trasformazione dei suoi terreni a Tor di Valle da agricoli ad edificabili dove poté recuperare il cemento perso con l’accordo.

La ciliegina sulla torta si chiama Lanzalone, avvocato fidato di Beppe Grillo e super consulente di Luigi Di Maio. Presidente di ACEA, la municipalizzata dell’acqua ed elettricità al 49% privata, per volontà di Grillo, Di Maio e del sindaco Raggi.

A quanto pare chi per anni ci ha riempito la testa di promesse esorbitanti, di giuramenti di pura onestà, oggi si ritrova alla berlina allo stesso mondo con cui loro stessi mettevano gli altri. In tutto questo non potevano mancare destra e centro destra, con rappresentanti di spicco sia del PD che di Forza Italia, mai fuori da certe logiche.

Le accuse sono importanti: associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione nell’ambito delle procedure connesse alla realizzazione dello stadio. Ad oggi il costruttore Parnasi è in carcere, Lanzalone (M5S), Civita (PD) e Palozzi (FI) sono ai domiciliari e tutti noi romani attendiamo sviluppi e soprattutto la verità su questa ennesima pagina oscura di questa martoriata capitale.

Camus scriveva  “Tutto quello che so sulla moralità e sui doveri degli uomini, lo devo al calcio.” Questa storia, che col calcio in realtà è in rapporto collaterale, ci fa piombare nuovamente addosso uno scandalo nella gestione della Capitale.

La rete che sarebbe stata tessuta da Parnasi riguarda trasversalmente i movimenti politici, tanto che risulta indagato anche Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio. Ancora una volta il malaffare si insinua nel settore edilizio. Il buon vecchio “mattone” si conferma strumento ideale per condurre affari loschi finalizzati a riempire le tasche di pochi.

E, ancora una volta, siamo costretti a richiamare l’attenzione delle e sulle istituzioni locali, le quali dovrebbero garantire e tutelare gli interessi della comunità, e invece sempre più spesso scendono a patti con chi realizza profitti sulla pelle dei cittadini.

di Nicolò Monti e Gennaro Chiappinelli