Home in evidenza Il reddito di Di Maio è sfruttamento: ministro, gratis, lavoraci tu!

Il reddito di Di Maio è sfruttamento: ministro, gratis, lavoraci tu!

Lo aveva già pronosticato il sociologo De Masi (ideologo e costoso consulente dei 5 stelle in materia di lavoro), l’attuale ministro del Lavoro si allinea: il reddito di cittadinanza è sfruttamento con lavoro gratuito.

Luigi Di Maio ha fatto, in tal senso, dichiarazioni pesanti davanti ai delegati UIL proprio ieri: dando per scontato che settori produttivi del Paese possano scomparire dalla sera alla mattina (e, quindi, rifiutando un ruolo attivo e direttivo dello Stato nell’economia nazionale, lasciando alla giungla del mercato il destino del nostro Paese e del nostro popolo), il ministro del lavoro chiede, in cambio del reddito corrisposto ai disoccupati, “8 ore settimanali gratuite di lavoro di pubblica utilità”.

Il minestrone è servito: il ministro 5 stelle passa dalla promessa di un reddito attestabile intorno ai 700 euro (come presentata nella scorsa legislatura; mai tuttavia si è compreso se una tale cifra fosse da intendersi lorda o netta) alla promessa di lavoro di pubblica utilità di massa. Da un reddito che ricalcava i mini jobs tedeschi (quelli che hanno abbattuto il livello delle retribuzioni e mascherato la disoccupazione per milioni di lavoratori) ora si passa ad un mix tra lavoro socialmente utile e lavoro gratuito.

La cifra di una tale misura è chiara: tenendosi lontani da un riforma del Jobs Act che ridia linfa al lavoro stabile e con vere tutele, il nuovo governo sembra inserirsi nettamente nel solco delle politiche di precarizzazione del lavoro.

Di più, Di Maio ha aggiunto che le 8 ore di lavoro gratuito sono nelle disponibilità “del sindaco” della città del lavoratore disoccupato. Una tale precisazione svela l’inganno del reddito di cittadinanza: è noto, infatti, che i comuni italiani si trovano da molti anni in una condizione drammatica, specie in materia di assunzioni per l’esecuzione di lavoro di manutenzione e di ordinaria amministrazione. Per lungo tempo, una tale carenza dovuta all’esistenza del vincolo del patto di stabilità che grava anche sulle assunzioni da parte dei Comuni, limitando e restringendo ogni anno il numero di assunti a fronti dei pensionamenti negli organici degli enti locali, è stata compensata attraverso l’impiego massiccio di lavoratori retribuiti con voucher.

Venuti meno gli strumenti celeberrimi di sfruttamento del lavoro (aboliti dal precedente governo, ma comunque resuscitati dopo poco per una vasta quantità di privati), il governo Lega/5Stelle pare, ancora una volta, non affrontare il problema che alla radice impedisce l’assunzione e l’impiego di un numero di lavoratori pubblici adeguato ai bisogni delle comunità locali: vale a dire il cappio del patto di stabilità e le regole comunitarie che stanno distruggendo lentamente i servizi locali garantiti dai comuni.

Di Maio, in sostanza, preferisce non cambiare, ma decisamente continuare. Inventa un nome nuovo al vecchio sfruttamento. Vedremo gli atti, ma possiamo annunciarlo già oggi: caro Di Maio, al tuo lavoro gratuito, noi contrapporremo la guerra e l’opposizione totale. Sono anni e anni che le retribuzioni vengono impoverite, che la precarietà dilaga, che il lavoro prestato non viene adeguatamente retribuito.

Il lavoro va pagato, i problemi struttuRali del Paese vanno affrontati alla radice. C’è già più di un segnale che fa dire che questo governo non sappia nemmeno cosa sia il cambiamento nell’ambito nelle politiche economiche e sociali. O, se lo sa, è in un’accezione pienamente peggiorativa. Allo sfruttamento, ai profitti sulla pelle della gente che lavoro noi diciamo: NO!

di Redazione