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Il gasdotto? Né qui, né altrove! Intervista a Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento NO TAP

Manifestazione No Tap a Melendugno (Lecce)

Tap (Trans-Adriatic Pipeline) è un gasdotto destinato al trasporto di gas proveniente dall’Azerbaigian, tratto finale del Corridoio Sud del Gas, che attraversa diversi Paesi per poi approdare in Italia, a Melendugno (LE). Si tratta di un’opera assai controversa e impopolare, che ha suscitato le proteste di una parte della popolazione salentina e di cui vorremmo parlare per cercare di fornire al lettore una prima, generale visione e qualche spunto di riflessione.  Pubblichiamo pertanto un’intervista, a cura di Massimiliano Romanello, al portavoce del Movimento No Tap, Gianluca Maggiore, che ci aiuterà a comprendere le ragioni di chi si oppone alla realizzazione del gasdotto.

Nei media tradizionali assistiamo a un misto di disinformazione e ostinato silenzio, in tema di TAP, nonostante il progetto risalga ormai a diversi anni fa e abbia incontrato una notevole resistenza da parte della popolazione locale. Le proteste di attivisti e cittadini salentini vengono spesso minimizzate, delegittimate e private di risonanza, come se la questione fosse circoscritta all’abbattimento o meno di pochi alberi di ulivo.
Voi invece considerate TAP un’opera inutile e con alto impatto sul territorio. Può spiegarci il perché di questa vostra posizione, riassumibile nello slogan “né qui né altrove” e i motivi che vi spingono alla lotta?

La lotta a TAP è una lotta a un sistema, che genera e massimizza il profitto per chi costruisce e gestisce le risorse alienate. Chi produce opere inutili e dannose, progettate con il solo compito di accentrare e sottrarre risorse pubbliche e private è il nostro obbiettivo.
Essenzialmente il nostro pensiero su TAP va oltre anche l’inutilità dell’opera; noi riteniamo che l’energia debba essere democratica, e TAP non lo è.
Quello che voglio dire vale anche per di energie rinnovabili: noi chiediamo che siano democratiche e distribuite. Per fare un esempio, una grande diga teoricamente è rinnovabile, ma strappa risorse alle popolazioni residenti per metterle in mano a chi gestisce la vendita dell’energia prodotta.
Quindi NO al FURTO DI RISORSE, NÉ QUI NÉ ALTROVE.

In questi anni si sono sparse voci e falsi miti circa l’importanza strategica di Tap, a partire dall’indipendenza energetica del Paese, dalla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento, dai benefici economici e di competitività che se ne trarranno. Come smontare queste presunte verità?

La narrazione tossica su queste grandi opere spesso tocca il ridicolo.
Premetto che l’Azerbaijan non ha il gas, lo acquista da Russia, Iran e cerca anche contatti con il Turkmenistan, ed è chiaro che si propone come collettore speculativo del Caucaso, utilizzando i suoi pozzi esausti come stoccaggi.
Quindi, tramite il Corridoio Sud Del Gas, l’Europa porterà gas di nazioni con cui non può avere contatti a fini speculativi, non per un reale fabbisogno.
Tutto questo è chiaramente scritto nel regolamento del PIC (Progetti d’interesse Comune), il fine ultimo non è la diversificazione, ma “il completamento del mercato del gas”.
Cosa significa “completamento del mercato del gas”?
Significa rendere il gas ”liquido” e speculativo come il petrolio, attraverso la costruzione di nuove infrastrutture.
E chi costruisce queste infrastrutture a scopo speculativo?
Il privato con fondi pubblici.
Di questo la narrazione tossica dei media asserviti a TAP non fa cenno.

In diversi episodi si è assistito a un grave clima di repressione e violenza. Ci sono state diverse cariche della polizia contro i manifestanti, poi arresti, fogli di via, intere aree militarizzate e un forte controllo della popolazione, fino a scontri istituzionali tra sindaci che si oppongono a Tap e il Governo. Come è la vita di cittadini e attivisti attorno al cantiere?

Intorno al cantiere non c’è vita.
La militarizzazione è evidente e palese, la gente viene denunciata perché “enunciava in maniera spavalda i suoi dati personali”, o perché vuole andare a casa sua.
Il clima è rovente, ma le persone non hanno nessuna voglia di farsi schiacciare, se questi incompetenti messi appositamente per agevolare TAP pensano di fare carriera sulla testa dei cittadini di Melendugno, hanno preso un granchio.
Qui la gente e pronta a difendere San Foca in maniera pacifica ma determinata, e credo ci siano state ampie dimostrazioni al riguardo.

Il contrasto alle Grandi Opere accomuna le lotte ambientali del Salento con altre situate invece nel resto di Italia. Si tratta di una risposta fortemente critica, da parte delle popolazioni locali e dei territori, ad un modello di sviluppo imposto e non più sostenibile. È possibile e opportuno, a suo parere, immaginare un fronte unico contro simili progetti e, a partire dalla vostra esperienza, quali sono le idee cardine su cui fondare una società diversa in cui vivere?

Prima di tutto è forviante ormai parlare di lotte ambientali, si tratta invece di emergenze sociali che hanno nella coda la parte ambientale.
Detto questo, ogni territorio ha la sua storia e le sue prerogative; va bene fare bagaglio delle esperienze altrui, ma la lotta va adattata allo stato sociale delle popolazioni residenti.
Credo che nessuno possa prendere l’onere di unire tutte le lotte, in maniera disastrosa qualcuno rimarrebbe schiacciato da tale generalizzazione.
È bene ricordare che triste fine hanno fatto i partiti ambientalisti in Italia. Ci vuole poco sforzo per capire che ognuno deve agire localmente guardando globalmente, una visione lontana del problema locale distruggerebbe la protesta.
Qualcuno per svilirci ci ha messo all’indice come “comitato locale”. Tutto questo succedeva mentre incontravamo comitati Greci, Albanesi e attivisti dall’Azerbaijan.
Quindi l’attivismo locale deve essere al centro della visione globale, a mio parere.

 

 

 

La FGCI esprime la propria solidarietà al Movimento No Tap e all’attivista e professore Ippazio Pati Luceri, arrestato in Grecia con alcuni militanti locali mentre manifestava contro l’apertura di un cantiere del consorzio TAP.