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Borsellino, Requiem per uno Stato

Il  19 Luglio 1992 in un attentato perdono la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta: Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli.

A inizio Luglio 2018 sono state depositate le motivazioni della sentenza che portò più di un anno fa alla condanna dei boss Madonia e Tutino, oltre alla condanna per calunnia ai falsi pentiti Andriotta e Pulci, riconoscendo lo stesso reato per Scarantino, per quest’ultimo è pervenuta la prescrizione.

Ma a 26 anni dalla strage di Via D’Amelio non possiamo limitarci a una mera commemorazione. In un anno e in periodo storicamente così importante per la lotta alla mafia e per il disvelarsi dei rapporti che hanno legato lo Stato alle associazioni mafiose.

Oltre alle motivazioni del “Borsellino quarter” depositate dai giudici di Caltanissetta, da Palermo il 20 Aprile arriva una sentenza importantissima che dimostra l’esistenza dell’ avvenuta “Trattativa” tra Stato e Mafia. Una storia di sangue su cui ancora permangono dei dubbi.

Proprio le motivazioni del “Borsellino quarter” parlano del “più grande depistaggio della Storia”. Questo depistaggio consisterebbe in una serie di attività investigative condotte in maniera quantomeno discutibile, si pensi in proposito al mancato tempestivo sequestro dell’abitazione in cui venne arrestato Riina, rimasta per giorni nelle disponibilità di chiunque avesse necessità di entrarvi. Storica è anche la misteriosa scomparsa dell’ Agenda rossa, quella in cui proprio Borsellino appuntava le sue analisi e le informazioni vitali per il suo lavoro.

Quanto premesso serve solo da esempio: a ripercorrere tutte quelle vicende si potrebbe scrivere un libro. E difatti un libro è stato scritto, un fulmine a ciel sereno, che ancora di più permette di capire quali legami e quali rapporti si celino nei palazzi di potere. Si tratta di “Le Trattative”, di uno che quelle vicende la ha vissute in prima persona: Antonio Ingroia.

Le motivazioni della sentenza “Borsellino quarter”, la sentenza del 20 Aprile, spingono oggi a un’analisi che parte proprio dai nuovi elementi emersi, e l’importanza di tale analisi è testimoniata da un flusso di pubblicazioni in realtà sempre costante, e che però si arricchisce di elementi da non sottovalutare. Un’analisi forte di nuovi contributi che in questi anni hanno reso evidente e confermato l’esistenza di quel groviglio di interessi che lega la criminalità organizzata ad alcuni apparati dello Stato, alla politica e ai movimenti eversivi di estrema destra.

È importante non sottovalutare questi fenomeni, perché questi interessi si manifestano oggi in maniera palese, e di tali interessi si è fatta portatrice la politica italiana, spesso succube e incapace di affrontare le organizzazioni criminali se non durante le commemorazioni, a parole.

E quindi, oggi, a che punto siamo?

Siamo al punto in cui il Palazzo di Giustizia di Bari, ridotto in pratica a una tendopoli causa inagibilità della struttura preposta a ospitare gli uffici, viene collocato temporaneamente in un edificio della Sopraf, società che fa capo a Pino Settanni, imprenditore collegato da alcuni al Clan mafioso Parisi, il più influente a Bari. Un corto circuito grave, su cui il Ministro Bonafede annuncia “ulteriori approfondimenti”.

Se da una parte vediamo la magistratura, almeno una sua parte, lottare nei Tribunali contro la criminalità organizzata, dall’altra non vediamo una risposta politica adeguata. Una classe di magistrati viene lasciata sola, mentre la lotta alla criminalità organizzata viene rivendicata trasversalmente durante la campagna elettorale e ancora di più durante le commemorazioni, ma spesso chi ci governa a queste rivendicazioni non fa seguire i provvedimenti che nella pratica possono permettere una più efficace e sicura lotta alle mafie.

Neanche su questo punto possiamo ravvisare lo sbandierato “cambiamento”, termine abusato nei mesi scorsi, che oggi nuovamente si infrange contro il muro della realtà.

Il miglior modo per rendere omaggio a Borsellino e a tutte le vittime della mafia è quello di portare lo scontro con le organizzazioni criminali anche sul piano politico, per tranciare quel legame tra mafia e politica sempre più stretto e che però ad oggi non pare in alcun modo minacciato.

Gennaro Chiappinelli,  Segretario FGCI Roma e Dipartimento Naz.le Giustizia e Antimafia