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Il M5S, Tap e l’arte del voltafaccia

“L’Italia è il paese dove si è sempre verificato questo fenomeno curioso: gli uomini politici, arrivando al potere, hanno immediatamente rinnegato le idee e i programmi d’azione propugnati da semplici cittadini”

Antonio Gramsci

 

Vi ricordate del Movimento 5 Stelle? Vi ricordate del loro impegno in tema ambientale, della lotta alle Grandi Opere, dei loro attacchi a quei governi amici di banche e multinazionali e non dalla parte dei cittadini?
E vi ricordate dell’impavido Alessandro Di Battista, l’arringatore di folle che, in una manifestazione nel comune di Melendugno, punto d’approdo del gasdotto TAP, si scagliava contro il PD di Renzi ed Emiliano e solennemente prometteva:

con il governo del Movimento 5 Stelle quest’opera la blocchiamo in due settimane”?

Quanti annunci, quante speranze! Col vento in poppa, proprio a Melendugno, nelle elezioni politiche del 4 marzo per Camera e Senato, il Movimento 5 Stelle collezionò l’impressionante percentuale del 62% dei voti, oltre 15 in più della media regionale e 20 in più rispetto ai comuni vicini. Evidentemente una posizione così netta nei confronti della realizzazione dell’opera ha fatto presa sull’elettorato.
Poi capita di sfogliare un giornale e di imbattersi in titoli di questo tipo: “Il Governo assicura lunga vita al Tap”. Bah, sicuramente in riferimento agli anni di Letta, Renzi o Gentiloni!
E invece, proseguendo la lettura, si scopre che la notizia è fresca, di questi giorni, e che il governo citato è proprio il “Governo del Cambiamento”, di cui i grillini rappresentano i soci di maggioranza.

Un pochino perplessi, tornate a pensare allo scoppiettante comizio di Di Battista che, direte, non ha colpe anche se continua a giustificare l’operato dei suoi. “Non ha incarichi di governo, non è parlamentare”: spende ormai le giornate tra viaggi in giro per il mondo, libri da scrivere e impegni da padre di famiglia.
Benissimo. Allora vi ricordate della senatrice Barbara Lezzi? Anche lei in piazza a Melendugno, proprio lei, leccese, che davanti alle telecamere, mentre faceva visita al cantiere Tap, mostrava tutta la sua indignazione per un territorio distrutto e le voci dei cittadini silenziate a suon di manganello?
Ora è ministro, Ministro del Sud e tutto ciò che è riuscita a fare in questi primi mesi di governo con la Lega – altro che due settimane – è stata una fuga imbarazzata dinanzi ai contestatori che, puntuali, attendevano il suo discorso all’Università del Salento per chiedere a gran voce: Ministro, come mai non ha bloccato l’opera? [1]
Proprio Barbara Lezzi è stata eletta nel collegio di Nardò, di cui il comune di Melendugno fa parte, quindi è incapace di rendere conto del suo operato e del comportamento del governo dinanzi ai suoi elettori.
Il motivo di tanto imbarazzo è semplice: le dichiarazioni del ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, in missione in Azerbaigian, ovvero la riprova del fatto che un esponente delle istituzioni fa propria, anzi rilancia, la narrazione tossica cui Tap e i media ci hanno abituato in questi anni.

“un’opera estremamente importante […]. Rappresenta un modo per diversificare la dipendenza dai fornitori. Per il Governo l’opera è importante anche perché il gas è più pulito di petrolio e carbone. Quindi la partecipazione italiana al progetto viene mantenuta” [2]

E di Sergio Mattarella, il democristiano garante silente degli equilibri internazionali, sul cui ruolo nella politica italiana ci sarebbe da scrivere ancora per pagine e pagine e che ci ha abituato al totale silenzio quando si trattava di avallare le politiche neoliberiste di Renzi, ad entrate a gamba tesa non appena si profilava anche la più pallida intenzione di mettere in discussione gli assetti dell’Unione Europea e la moneta unica.

“La scelta strategica del corridoio Sud del gas è condivisa dall’Italia e Tap, che è parte di questo corridoio, è il naturale completamento di questa scelta” [3]

E pensare che in giugno, Danilo Toninelli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, aveva espresso la necessità di riesaminare le Grandi Opere e valutarne singolarmente il rapporto tra costi e benefici, di dare esempi di collaborazione e trasparenza alle comunità locali che tali progetti spesso subiscono. [4] Ebbene ministro, cosa c’è di trasparente nei progetti di una multinazionale come Tap con sede in Svizzera? In che consiste la collaborazione se l’opera viene di fatto e con brutalità imposta a un territorio?

In realtà la condotta di governo del Movimento 5 Stelle non sorprende più di tanto. Bastavano pochi indizi per capacitarsi del tipo di rappresentanza che tale forza politica avrebbe fornito una volta finita nella “stanza dei bottoni”. Ad esempio porre attenzione alla frenesia di Luigi Di Maio nel tessere le trame della propria ascesa, cioè nei fatti a rassicurare gli investitori e le ambasciate straniere, per capire che ci saremmo trovati al massimo dinanzi a timide proteste in sede europea e ad interventi in termini di economia e lavoro più palliativi che strutturali. Lo stesso Di Maio, capo politico del Movimento, che nel discorso post elettorale annunciò la fine delle ideologie, ha fatto intendere in tal modo di non rendersi minimamente conto che il concetto stesso di post-ideologia è sintomo di una totale e inconsapevole adesione all’ideologia capitalista. E vogliamo ricordarlo al Ministro del Lavoro: caro Di Maio, non ci sono vie di mezzo. O si sta dalla parte del Lavoro o si sta dalla parte del Capitale. E a furia di pensare ai mercati e stringere le mani di chi ha soldi e influenza, di certo non ci si schiera con il primo.
Senza una teoria politica rivoluzionaria, che sia frutto di un’appartenenza a una classe, senza un perenne contatto con i ceti popolari, non può esserci nemmeno la forza per lanciare un differente modello di società in cui vivere. Figurarsi un’opposizione allo strapotere delle multinazionali come Tap.

La mancanza di una reale e ben definita appartenenza di classe ha anche altre ripercussioni. Come può infatti, una forza politica che ha il suo bacino elettorale nel Mezzogiorno, accettare un’alleanza con la Lega, espressione dei ceti imprenditoriali del Nord, senza la volontà, perfino a parole, di perseguire gli interessi di quel contesto economico e sociale su cui essa fonda il proprio consenso?
Il Contratto di Governo, che stabilisce il perimetro entro cui la maggioranza dovrà muoversi, è abbastanza chiaro nel negare la questione meridionale, questione con cui è invece strettamente necessario misurarsi per il superamento delle disuguaglianze e lo sviluppo reale del Paese. Talmente chiaro da spingerci perfino a domandare che senso abbia, con queste premesse, l’esistenza stessa del Ministero del Sud, peraltro senza portafoglio.
Ecco il paragrafo integrale del Contratto, le poche righe con cui viene liquidato il grande problema irrisolto dell’Italia postunitaria.

Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l’obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud.

Ovvero, oltre alla rinuncia nel delineare uno specifico piano di risanamento per le regioni meridionali, l’intero periodo risulta addirittura contraddittorio, in quanto si afferma grossolanamente, non che il Paese debba essere omogeneamente sviluppato, ma che uno sviluppo economico omogeneo – per definizione con le medesime proprietà in ogni punto del sistema considerato – possa colmare il gap tra Nord e Sud.

Insomma, cari 5 Stelle, potevate fare MOLTO, MOLTO meglio.

 

di Massimiliano Romanello, Segreteria FGCI Roma

 

Nota: per avere un’idea dei motivi di contestazione del Trans-Adriatic Pipeline, la FGCI ha realizzato un’intervista a Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No TAP. Disponibile all’indirizzo: http://www.fgci.info/2018/07/04/3574/

 

[1] Barbara Lezzi contestata dai no Tap: “Non hai bloccato il gasdotto”, disponibile su Huffington Post all’indirizzo: https://www.huffingtonpost.it/2018/07/20/barbara-lezzi-contestata-dai-no-tap-non-hai-bloccato-il-gasdotto_a_23486111/

[2] Il Governo assicura lunga vita al Tap, disponibile su Huffington Post all’indirizzo: https://www.huffingtonpost.it/2018/07/18/il-governo-assicura-lunga-vita-al-tap_a_23484309/

[3] Gasdotto Tap, Mattarella rassicura l’Azerbaijan: “Si farà nei tempi previsti”, disponibile su Repubblica Bari all’indirizzo: http://bari.repubblica.it/cronaca/2018/07/18/news/gasdotto_tap_mattarella_rassicura_l_azerbaijan_si_fara_nei_tampi_previsti_-202113904/

[4] Tav, Toninelli: “Vogliamo ridiscutere l’accordo”. E annuncia valutazioni costi-benefici anche per Terzo Valico e Av Firenze, disponibile su Il Fatto Quotidiano all’indirizzo: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/20/tav-toninelli-vogliamo-ridiscutere-laccordo/4440272/