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Se esiste Dignità senza Articolo 18…

Con il voto contrario del governo all’emendamento, proposto da LeU, di introdurre nel “Decreto Dignità” il ripristino dell’Articolo 18 della legge 300/70, meglio conosciuto come Statuto dei Lavoratori, la Lega Nord e il M5S hanno definitivamente gettato la maschera.
Tale decisione infatti ha messo a nudo la natura filo-padronale delle due forze politiche, che di fatto sancisce la continuità tra l’attuale governo, da esse composto, e quelli precedenti per quanto riguarda la demolizione dello stato sociale, conquistato con anni di dure lotte avvenute nel secolo scorso, di cui i diritti dei lavoratori sono parte integrante.
Vergognoso, inoltre, è stato il modo con cui Luigi Di Maio, l’attuale ministro del Lavoro, ha motivato la scelta della maggioranza,  asserendo cioè che non era possibile reintrodurre l’articolo 18 attraverso un Decreto Legge, dimenticando o non volendo ricordare che proprio quello stesso articolo fu rimosso tramite tale procedimento, negli anni di Renzi.
In un contesto in cui la precarietà, in ambito lavorativo, fa da padrone, è inaccettabile continuare a perseguire politiche che in 20 anni hanno provocato solo disoccupazione (ricordiamo il dato elevato di quella giovanile, specialmente nelle regioni del sud), e danni allo sviluppo economico del Paese.
Pertanto come Federazione Giovanile Comunista Italiana condanniamo senza remore l’azione del governo in merito all’emendamento avanzato da LeU e invitiamo i lavoratori tutti a mobilitarsi contro l’attuale esecutivo, che con quest’atto è ormai dichiaratamente ostile ad essi.

di Antonio De Caro, Coordinamento nazionale FGCI