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“La storia mi assolverà”: a 92 anni dalla nascita di Fidel Castro

Riconoscibile dalla tuta Adidas azzurra sfoggiata negli ultimi interventi pubblici o dal sigaro tra le labbra, dalla barba, dall’uniforme verde militare e dal basco calcato in fronte: parliamo ovviamente del carismatico Fidel Castro, che nel 1959 ha accompagnato il popolo cubano alla rivoluzione contro l’imperialismo e il capitalismo. Il 13 agosto ricordiamo i 92 anni dalla nascita di Fidel, perciò abbiamo deciso di intervistare il compagno Marco Papacci, Vice presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba, per cercare di mettere in luce alcuni aspetti del ruolo della figura del Lider Maximo nella politica mondiale del secolo breve, di come Cuba abbia saputo resistere alla caduta del muro e al disgelo e infine, di come il rilancio del Socialismo nell’isola caraibica possa essere un nodo chiave nella lotta antimperialista dei Paesi dell’America Latina.

Se la figura di Ernesto Guevara è una vera e propria icona, nota a tutti, a metà tra il mito e l’azione, quella di Fidel è un po’ meno riconoscibile, poiché negli anni si è espressa principalmente nel governo e nella politica. Se il Che era visto, senza sminuirne l’apporto ideologico, come l’anima pura e idealista della rivoluzione, l’eroe impavido che non temeva di lasciare un posto da ministro a Cuba per andare a combattere in Bolivia, Fidel invece incarnava, all’interno del Movimento 26 Luglio, una figura più formata, per quanto riguarda teoria e prassi dell’ideale marxista leninista. In cosa consistono l’originalità del castrismo e l’abilità di Castro nel saldare la questione patriottica alle richieste sociali, fatto fondamentale per l’esito del processo rivoluzionario?

L’originalità del governo di Fidel Castro sta nel fatto che questi ha messo la Rivoluzione nelle mani del popolo e l’ha fatto con la gente, per il popolo. Ecco perché ha sviluppato tre grandi argomenti per iniziare la costruzione di quella rivoluzione e rispondere alle esigenze sociali essenziali:
Uniformare il popolo con l’esercito. La storia degli abusi e delle crudeltà degli eserciti spagnoli e dei governi pro americani a Cuba ha lasciato solo un seguito di morti, migliaia di civili innocenti e combattenti per l’indipendenza nella fase coloniale e neocoloniale, diventati poi gli eroi e martiri del paese. Ecco perché nella Cuba rivoluzionaria l’Esercito Ribelle ha continuato a essere nutrito dal popolo, così come dalle Forze armate e dal Ministero dell’Interno, come organi per sostenere e difendere il popolo, invece di reprimerlo. Migliaia sono stati i cubani che hanno partecipato alle missioni internazionaliste che difendono altre terre e le conquiste raggiunte dalla Rivoluzione.
Consegnare la terra ai suoi veri proprietari: i contadini, che ne presero possesso con la promulgazione il 17 maggio 1959, della Legge di riforma agraria. Dal processo in seguito all’assalto della caserma di Moncada e nel suo appello “La storia mi assolverà”, Fidel denunciò la situazione dei contadini a Cuba: l’esercito li allontanava dalle loro terre senza alcuna spiegazione. Le leggi sulla riforma agraria erano un processo democratico e hanno anche generato critiche alla Rivoluzione da parte di nemici esterni.  Fidel disse chiaramente che le terre non erano “… solo dei sei milioni che vivono oggi [1959, a Cuba, ndr], perché tutti noi, anche se non vogliamo, alla fine, saremo scomparsi, e altre generazioni verranno dopo; queste terre non sono solo le nostre, e ancor meno di pochi di noi; queste terre appartengono anche alle generazioni future, dovranno viverci i dodici milioni del futuro “. E così è stato fino a oggi.
Educazioni gratis per tutti. Garantire un’educazione alle persone significa dar loro potere, democrazia e libertà. Ecco perché la campagna di alfabetizzazione fu organizzata da subito, nello stesso anno 1961 e non si fermò neanche quando ci fu il tentativo d’invasione mercenaria di Playa Girón, guidata dagli Stati Uniti e dai controrivoluzionari cubani che lasciarono il paese dopo il trionfo dei barbudos. In alcuni dei suoi discorsi Fidel, rivolgendosi alla sua gente, disse: “Credi, se non leggi”, cioè ognuno doveva essere  in grado di vedere e apprezzare le trasformazioni che la Rivoluzione aveva proposto, per esempio la nazionalizzazione della proprietà straniera e molti altri cambiamenti. E per rendere il giusto omaggio a José Martí, l’eroe nazionale di Cuba, Fidel disse: “Un popolo istruito è un popolo libero”.
Da ciò è possibile spiegare i livelli raggiunti oggi nell’istruzione e nel progresso scientifico-tecnico, simili a quelli dei paesi sviluppati.

Quali valori la figura di Fidel Castro, da giovanissimo avvocato e marito di una figlia dell’élite cubana, poi riscopertosi fine stratega militare e abile analista delle vicende mondiali e leader politico, prima ancora che ministro, ha saputo trasmettere alle generazioni che l’hanno conosciuto e quali spunti di riflessione riesce ancora a comunicarci?

Sono davvero molti i valori, ne citerò alcuni.

– Fedeltà, senso della giustizia, umanesimo e internazionalismo.
L’internazionalismo si è manifestato anche con l’antitesi al Blocco [Blocco economico contro Cuba, ndr], perché durante il Blocco i cubani si sono scoperti più uniti e più forti, proseguendo con maggiore convinzione per la strada della rivoluzione socialista. Il popolo è diventato più rivoluzionario, più umano e premuroso con gli altri. I cubani hanno offerto quel poco che avevano, condividendolo come fratelli. Il Blocco li ha resi preparati militarmente e politicamente a qualsiasi eventualità, circostanza o sfida nemica. L’internazionalismo praticato per più di mezzo secolo ha permesso che il modello cubano si moltiplicasse tra i popoli del mondo, collaborando o prestando aiuto durante le calamità naturali o nella lotta contro le epidemie come l’Ebola in Africa, portando la cultura e la fratellanza in ogni continente, senza alcuno scopo di lucro. Cuba ha anche ricevuto una solidarietà meritata e sostegno internazionalista quando ne ha avuto bisogno.
Nell’isola caraibica si è imparata la fedeltà, non solo per amore nei confronti di Fidel, ma per i principi e ai valori che egli ha dato con il suo esempio personale. Nessuno può infatti dimenticare che in certi momenti perfino la sua macchina dovette essere spinta per mancanza di carburante: le penurie erano per tutto il popolo e Fidel ne faceva parte.
– Equità sociale: Fidel ha sostenuto la lotta per l’uguaglianza tra gli esseri umani, per il raggiungimento di pari opportunità di studio o di lavoro indipendentemente dal colore della pelle o dal genere. Nessuno può sorprendersi del fatto che a Cuba le donne abbiano raggiunto i posti chiave nel potere, perché fin dal 1° gennaio del 1959 la Rivoluzione e Fidel Castro hanno concretamente pensato al ruolo che le donne avrebbero dovuto rivestire, nel futuro dell’isola. Oggi occupano il 53,22% nel parlamento cubano e la maggior parte degli incarichi di governo.
– Organizzazione, esigenza e costanza: erano permanentemente presenti nelle attività quotidiane di Fidel. Egli non ha lesinato su orari, risorse o sforzi per ciò che doveva essere fatto. Così, dopo il trionfo della Rivoluzione, la prima brigata medica arrivò in Cile e in Algeria, i costruttori in Vietnam, alcuni insegnanti in Nicaragua e Angola, i combattenti in Africa, dei collaboratori di salute e sport in Venezuela, la brigata contro i disastri naturali in Indonesia, Pakistan e Nepal, gli eroici dottori che salvarono vite, a rischio della propria, dall’epidemia di Ebola nel continente africano. Erano tutti orgogliosi di mantenere la promessa data a Fidel e il nome di Cuba in alto.
Comunicazione sempre, con ogni essere umano e con le masse, nel quotidiano e nel trascendente. Questa è uno dei motivi della grandezza di Fidel ed è una delle caratteristiche fondamentali della sua leadership.
– Preoccupazione per il rispetto dell’ambiente. Preoccupazione per l’uso di armi nucleari come accadde a Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Fidel Castro, quando ha visitato Hiroshima nel libro del Museo in cui è raccolta la storia di quell’olocausto, ha scritto “Possa questa barbarie non essere mai ripetuta”.
Il bisogno di unità del popolo cubano e di tutte le forze progressiste del mondo di fronte all’espansione delle pretese della destra in America Latina e altrove, in Brasile, Nicaragua, Honduras, Ecuador, Argentina e come si cerca di fare oggi in Venezuela. Ecco perché nel suo concetto di rivoluzione pronunciato nel 2000, Fidel afferma che “la rivoluzione è unità”.
– Non accettare mai la sconfitta. Nella mente di Fidel il concetto di sconfitta non esisteva, egli ha combattuto senza tregua contro di esso. La spedizione del Granma, ovvero il primo atto della Rivoluzione, nel dicembre del 1956, non ebbe l’impatto desiderato per le note condizioni avverse e per la furia dell’esercito di Batista contro la spedizione, ma Fidel non si fece condizionare dalla sconfitta e mantenne fede a quello che si era prefissato: “Se partiamo arriviamo, se arriviamo trionferemo “.
Ci sono anche altri esempi.
– Dopo la battuta d’arresto della caserma Moncada, nel 1953, Fidel ha risposto a quella sconfitta accusando coloro che lo giudicarono, in un celebre discorso in cui denunciando la gravità della situazione cubana. “La storia mi assolverà” disse il futuro Comandante en Jefe. Ciò ispirò molti giovani alla lotta per cercare di trasformare l’isola, guidati dalle idee di Josè Martí.
– A metà degli anni ’80, Fidel aveva previsto con anticipo la caduta del campo socialista e il crollo irrimediabile dell’Unione Sovietica, con le conseguenze che avrebbero portato a Cuba, ovvero una catastrofe economica, e la sua risposta fu di affermare che il socialismo era l’unica soluzione per i popoli, e l’unica possibilità per i cubani.
– Nel 2000, di fronte all’offensiva mondiale capitalista e di fronte ai problemi interni della Rivoluzione, Fidel lanciò la “Battaglia delle idee” con azioni che difendevano la giustizia sociale, promuovevano una mobilitazione popolare permanente e esaltavano il ruolo politico della coscienza.

Siamo tutti concordi nell’affermare che la storia ha assolto Fidel, ma credo sarebbe molto interessante aprire un dibattito sugli sviluppi pratici del castrismo rispetto alla teoria del marxismo–leninismo, poiché questa variante ideologica si è sviluppata a pochi passi dalla più grande potenza mondiale, in una situazione di embargo ed enormi difficoltà oggettive. Ciò nonostante essa ha saputo portare, da un lato, a profondissime riforme in materia economica in chiave socialista (come la famosa riforma agraria, fondamentale in un paese all’epoca pressoché coloniale) e dall’altro alla riscoperta, da parte del popolo, di un sentimento di collaborazione, di fraternità e di patriottismo più unico che raro, tutt’oggi ancora percepibile sull’isola caraibica. Quali sono stati, secondo lei, i punti di maggior successo dell’amministrazione di Fidel Castro della Repubblica di Cuba e, quali, invece, gli aspetti su cui nutre più dubbi?

Un grande successo del governo di Fidel Castro è che la rivoluzione è stata pensata, costruita e consolidata con la partecipazione di tutti i cubani, senza mai accettare interferenze straniere. Nessuno si è mai permesso di intervenire negli affari interni, nemmeno i sovietici, nonostante i forti legami politici, diplomatici e nonostante l’amicizia che legava Cuba alla ormai defunta Unione Sovietica. La politica estera progettata e praticata dalla rivoluzione cubana era ed è stata un successo, soprattutto per quanto riguarda le relazioni con gli Stati Uniti e le sue amministrazioni, i cui governi non hanno mai potuto sottomettere né Fidel né Raul, nonostante i ripetuti tentativi e le numerose campagne anti-cubane a partire dal 1° gennaio 1959.

Un altro grande successo del governo di Fidel Castro è stato quello di aver dato voce al suo popolo: i cubani sono sempre stati consultati nel prendere le grandi decisioni e nei nodi principali della rivoluzione. Basta vedere la Legge di Riforma Agraria, cosi come le linee guida che sono servite a indirizzare la strategia politica, sociale ed economica della società cubana o la prossima consultazione che inizia proprio oggi 13 agosto per il progetto della nuova costituzione cubana, che propone cambiamenti, adattandosi ai tempi moderni e allo sviluppo della società e del mondo, senza che ciò comporti modifiche nei principi, né nel carattere socialista della rivoluzione.

Non direi di avere dei dubbi, conosco la causa fondamentale del perché non ci siano stati risultati economici migliori a Cuba. Si tratta dell’aspetto meno riuscito, con i suoi alti e bassi. È ciò che sentono le persone nell’isola, la mancanza di prodotti di base necessari come ai tempi del “periodo speciale”, in particolare negli anni 90.  Se Cuba non avesse dovuto sopportare il più lungo blocco economico, commerciale e finanziario della storia, imposto dal governo degli Stati Uniti per oltre 55 anni, la sua realtà sarebbe ben altra. Il blocco impedisce di accedere ai mercati vicini e costringe a pagare tre volte il valore di un prodotto, significa bambini con cancro negli ospedali senza la possibilità che Cuba possa acquisire le medicine necessarie per salvarli, si traduce nell’impossibilità di acquistare cibo, nel divieto di negoziare con compagnie straniere interessate a investire capitali a Cuba. Il blocco non è un termine astratto, è una realtà in cui i cubani continuano a soffrire.

La storia recente di Cuba rivela allo stesso tempo elementi di continuità e discontinuità con il passato. Dopo la parentesi della presidenza di Raul Castro e i rapporti a fasi alterne con le ultime amministrazioni americane, come giudica, a pochi mesi dall’insediamento, la figura di Miguel Díaz – Canel, nuovo presidente di Cuba? Crede che la modifica alla costituzione avrà un seguito positivo nella difesa e nella tutela del Socialismo a Cuba?

Il nuovo presidente cubano, Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, non è un improvvisato, incaricato ad assumere la presidenza di Cuba come una continuità dei leader storici Fidel e Raúl Castro. Non fa parte della generazione storica che ha fatto la Rivoluzione, dai tempi della Moncada, del Granma e della Sierra. Ha lavorato con Fidel e Raúl per molti anni, conoscendo i loro modi di governare e di relazionarsi con la gente, il modo di affrontare i problemi e trovare soluzioni quando tutto sembra andare in pezzi. Prima di assumere questo incarico, gli sono stati affidati ruoli di responsabilità in diverse province e ministeri e infine come primo vicepresidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, in modo che conoscesse la nazione nei suoi aspetti più generali.

Niente in questo processo di formazione e preparazione è stato arbitrario, al contrario, si tratta di una strategia di Fidel e di Raúl per far vivere la Rivoluzione cubana anche quando loro non ci sarebbero più stati. Diaz-Canel è di una generazione successiva e ciò significa continuità, ma anche modernità. Da tale presupposto, l’informatizzazione della società cubana è ciò a cui si dedica nel suo mandato e una delle questioni fondamentali cui prestare la massima attenzione, con opportunità di accesso a Internet in tutto il paese, anche se ciò non è ancora possibile per tutti.

Il suo modo di dirigere implica esigenza e fiducia nella gente. Non ha timore a chiamare le cose con il proprio nome, con coraggio, ammettendo le proprie debolezze e fa in modo che siano le persone stesse a pensare e generare le vie per il cambiamento. Non esita a riconoscere che la corruzione esiste a Cuba e individua mezzi per contrastarla e eliminarla: con l’intransigenza contro i corrotti e i violatori delle norme e dei principi etici della rivoluzione.
I cambiamenti nella Costituzione sono una necessità per la Cuba del XXI secolo, per il rafforzamento della rivoluzione e la sua continuità. Dopo quasi 60 anni dalla Rivoluzione, oltre 50 dalla Costituzione e le ultime piccole riforme risalenti a oltre 25 anni fa, entra in vigore una nuova Magna Carta per il futuro, in modo che i bambini e gli adolescenti cubani di oggi la vivano e la realizzino. Molti punti sono cambiati, ma nessuno relativo al carattere socialista della Rivoluzione, al ruolo del Partito e alle funzioni dello Stato, né ai principi e ai risultati di Cuba.
La nuova legge è necessaria perché l’economia di Cuba si è modificata, sono state ricercate nuove forme di produzione con l’apertura alla proprietà privata e ai diversi modi di occupazione, ma con i regolamenti necessari affinché non avvenga lo sfruttamento del lavoro altrui come nel sistema capitalista. I principali mezzi di produzione rimangono nelle mani dello Stato e la coesistenza di forme di produzione statali non è ammessa.

Cuba sta difendendo la solidità della rivoluzione, adattando la società affinché raggiunga la sostenibilità del sistema socialista, come hanno fatto i vietnamiti e i cinesi a seconda delle loro condizioni particolari.

A pochi giorni dall’attentato a Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, non possiamo non parlare dei rapporti di fratellanza tra i due popoli, ricordando ad esempio l’immediato aiuto dei venezuelani all’indomani dei danni provocati a Cuba dall’Uragano Irma o l’arrivo di molti medici cubani negli anni della presidenza di Chavez. Come pensa si svilupperà, questa volta, la fratellanza fra i due popoli in chiave antimperialista? Che ruolo avrà Cuba nella difesa dei Paesi dell’America Latina, come Venezuela e Nicaragua, in questi anni di rinnovato attacco da parte dell’Imperialismo nordamericano?

Mi preme ricordare che l’amicizia tra i due popoli non nasce con l’arrivo al potere del Comandante Hugo Chavez Frias nel 1999, bensì risale al 23 gennaio del 1959. A pochi giorni dal 1° gennaio dello stesso anno, il primo viaggio all’estero del giovane Fidel Castro, ribelle barbudo trionfatore nella Sierra Maestra, sarà proprio nella terra di Simon Bolivar. Negli anni successivi il governo rivoluzionario cubano appoggiò i movimenti guerriglieri in Venezuela e in tutto il continente latino americano, ma anche la Conferenza di Solidarietà dei popoli di Asia, Africa e America Latina, detta Tricontinental del gennaio 1966 e la creazione della OSPAAAL (Organización de solidaridad de los pueblos de Asia, Africa y América Latina) con sede all’Avana e della OLAS (Organización latinoamericana de solidaridad). In appoggio all’azione sovversiva fu avviato un quadro di grande mobilitazione che vide l’internazionalismo cubano operare contro le dittature in diverse parti del mondo. L’esempio più fulgido fu proprio quello del comandante Che Guevara.

Tornando all’oggi, Cuba non farà mai mancare il suo totale appoggio né al presidente Nicolas Maduro, né al Presidente del Nicaragua, Daniel Ortega. In entrambi i paesi ci sono cooperanti internazionali cubani, entrambi i paesi ora sono sotto la mira degli Stati Uniti e della politica coloniale dell’UE. Cuba denuncerà in tutte le assise internazionali il flagrante piano di destabilizzazione violenta messo in atto da Washington e dai suoi lacchè.

Intervista a cura di Francesco Ferraguti, FGCI Emilia-Romagna