Home in evidenza Derisione dei Poteri

Derisione dei Poteri

La divisione (o meglio, separazione) dei poteri è una pietra angolare delle democrazie occidentali. Viene spesso ricondotta a Montesquieu, ma ha origini ben più antiche. La separazione dei poteri prevede l’appartenenza di una serie di funzioni a organi diversi in rapporti paritari, ma indipendenti. Si ha quindi la funzione legislativa, esecutiva e giudiziaria.

Poteri diversi dunque, che si controbilanciano vicendevolmente a garanzia dello stato di diritto. Su tale principio si è costruita anche la nostra Costituzione, che negli anni sempre più è diventata un punto di riferimento, svolgendo quel ruolo rappresentato con le parole di uno studioso del livello di Zagrebelsky, ovvero è “La Costituzione, ciò che ci siamo dati nel momento in cui eravamo sobri, a valere per i momenti in cui siamo sbronzi.

Ed in questo momento la politica pare ancora ondeggiare preda dei fumi dell’alcool. Nell’alluvione quotidiana di dichiarazioni e avvenimenti, dopo una lunga stagione di aggressione (a parole e nei fatti) del Parlamento, si segnala il ritorno agli attacchi alla magistratura, memoria di un epoca che pensavamo trascorsa e di cui invece ancora viviamo i postumi.

Una “derisione” dei poteri, in particolare di quello giudiziario, che sottopone i magistrati sempre più spesso alla veemenza e alla propaganda del mondo politico.

L’arroganza del Ministro Salvini nei confronti dei magistrati è solo l’ultimo esempio. La questione è esacerbata dalle recenti minacce indirizzate al pm Luigi Patronaggio, colpevole di aver iscritto Salvini nella lista degli indagati per le vicende relative alla nave Diciotti. Arroganza appena alleviata dall’intervento di Mattarella, che è stato invece raccolto come assist da Salvini, il quale rincara la dose con nuove acrobazie propagandistiche.

Non si può che essere solidali con i magistrati che svolgono il loro lavoro, solidali con chi riceve minacce di tale portata. Solidali quindi con chi, come Patronaggio, semplicemente esercita la propria funzione, peraltro costituzionalmente tutelata. Una solidarietà che deve essere non solo verbale, ma fattuale. Perché lo stesso Ministro Salvini non può non sapere quanto le sue parole e le sue azioni influenzino chi in lui vede un terminale politico. E allora invece che dichiarare ex post la solidarietà, bisognerebbe far in modo che di tale solidarietà non ve ne sia proprio il bisogno.

Serve dare una sterzata per uscire dalla prassi sedimentata negli ultimi vent’anni che vede i politici scagliarsi contro la magistratura, e che oggi ancora di più crea un effetto distorto nell’immaginario, come se l’essere indagato, che di per sé dovrebbe avere un valore negativo, divenga invece uno strumento di aggregazione, quasi un vanto, che nobilita l’eroico esponente contro i perfidi magistrati. Il primo del resto, stando alle parole di Salvini, è eletto dal popolo, i secondi non vantano questa investitura divina.
Come esempio di quanto ormai sia radicata una tale ottica, ricordiamo che di recente in appello è stata riconosciuta l’associazione mafiosa nel processo su Mafia Capitale che coinvolge, per restare sui più noti, Buzzi e Carminati. Il legale di Carminati ha affermato che “In questo Paese la magistratura mette bocca su tutto e si arroga il compito di moralizzare la società“.[1]

Sta a noi ripristinare l’idea che la magistratura non “moralizza”: la magistratura fa rispettare la legge. La funzione moralizzatrice dovrebbe esercitarla la politica, ma di questi tempi pare più facile seminare odio.

di Gennaro Chiappinelli, Segretario FGCI Roma e Dipartimento Naz.le Giustizia e Antimafia

[1] http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/09/11/mafia-mondo-di-mezzo-condanne-ridotte-in-appello-a-buzzi-e-carminati_b2cd90c4-7d7e-43bb-b8a4-593914b180e4.html