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Cry for Me Argentina

L’Argentina non è terra per risparmiatori e casalinghe; i Tango bonds del 2001 l’hanno insegnato molto bene e non dovrebbe essere necessario ripeterlo. Invece, la Storia ritorna nuovamente e come farsa. Negli ultimi mesi infatti, Buenos Aires è al centro di un nuovo uragano finanziario, con la sua valuta in picchiata e l’inflazione alle stelle. Appena tre anni fa giornali e banchieri di tutto il mondo osannavano il nuovo Presidente Macri come un liberista illuminato, pronto a rimediare al peronismo socialisteggiante dei Kirchner. Oggi invece Macri deve elemosinare il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per prevenire un altro default dello Stato latino-americano.

Come comunisti, possiamo trarre tre lezioni da questa tragedia che si sta svolgendo sul Rio de la Plata: due sull’economia ed un’altra sulle istituzioni internazionali.

Rispetto all’economia, possiamo constatare in primo luogo l’ennesimo fallimento delle politiche neoliberiste e delle teorie economiche alla loro base. Il FMI stesso prevedeva che Macri avrebbe portato una buona crescita del PIL (sopra il 3% annuo) e drasticamente ridotto l’inflazione (sotto il 5% annuo entro il 2021). Il nuovo Governo infatti si era premurato di seguire tutte le ricette (neo)classiche: tagli allo stato sociale, liberalizzazioni, aumento delle tariffe d’acqua e gas, rimozione di dazi e quote nel commercio estero; mancava solo una versione latino-americana della Riforma Fornero. Macri insomma avrebbe finalmente normalizzato il Paese dopo la presunta malagestione dei Kirchner. Invece, i Kirchner avevano rilanciato l’Argentina dopo il default, mentre noi invece siamo qui ad assistere al disastro e nessuno fa un mea culpa: lo stesso Macri davanti alla sconfitta rilancia e raddoppia promettendo agli investitori esteri il pareggio di bilancio, invano.

In secondo luogo, sempre sull’economia possiamo osservare in particolare il fallimento di un dogma neoclassico condiviso da molti anche in Italia: cioè il ruolo salvifico degli investimenti esteri. I Kirchner, pur non avendo particolarmente brillato in politica economica, avevano capito che i flussi repentini dei capitali potevano essere deleteri e sulla loro rigida regolamentazione avevano poi ricostruito il Paese. Macri invece aveva completamente liberalizzato tali flussi, rimborsando persino i detentori di Tango bonds pur di convincere gli investitori esteri. In ciò aveva avuto successo, culminato con l’emissione di un bond centenario all’8% d’interesse (buono e non molto alto). Tuttavia, tutto ciò è stato mandato a monte da Donald Trump, la cui amministrazione sta progressivamente alzando i tassi d’interesse sul dollaro (ora al 2.25%, ma in prospettiva sopra il 3%). Pur fidandosi di Macri, gli investitori ora hanno meno incentivi ad investire in Argentina invece che negli Stati Uniti, perché la differenza tra i profitti diminuisce ma quella tra i rischi no. Ecco allora che, anche se Macri avesse davvero ottenuto i miracoli che propagandava, i capitali se ne sarebbero andati lo stesso: un Governo può far tutto per convincere gli investimenti stranieri, ma questi seguono solo il profumo dei soldi.

Rispetto alle istituzioni internazionali infine, questa triste storia ci mostra nuovamente come esse non siano parti terze e neutrali. Macri ha infatti ottenuto senza problemi un prestito dall’FMI pari a 57 miliardi di dollari, il più grande mai fatto dal Fondo. Mentre altri Paesi devono pubblicamente genuflettersi ed umiliarsi per avere pochi denari (ricordate la Grecia?), Macri può passare direttamente all’incasso: la sua fede liberista e il suo odio per i Governi progressisti latinoamericani sono già stati provati e quindi si merita la ricompensa. Diciamolo dunque apertamente: i tecnici non sono superpartes, ma sono liberisti ed imperialisti!

Sebbene questi eventi stiano accadendo lontanissimo dall’Italia, queste tre lezioni devono essere ben presenti nel nostro operare odierno. Esiste infatti in Italia una finta opposizione, sedicente di sinistra che sostiene le politiche liberiste, che pone tutta l’attenzione agli investimenti stranieri e che invoca le istituzioni internazionali come rimedio al malgoverno della Penisola. Tutte queste posizioni non solo rappresentano gli interessi di un’altra classe sociale, ma sono pure teoricamente false e sbagliate. Pur coi loro limiti, dobbiamo ispirarci ai Kirchner con le loro politiche modeste, ma radicali e di successo: patria e socialismo!

di Frunze