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Antonio Tajani e il revisionismo in salsa europea

di Massimiliano Romanello, Segreteria FGCI Roma

 

Winston ricordava che quando frequentava lui la scuola, e cioè nella seconda metà degli anni Cinquanta, il Partito si limitava a rivendicare l’invenzione dell’elicottero. Una dozzina di anni dopo, quando Julia era andata a scuola, il Partito era passato all’aeroplano: un’altra generazione, e avrebbero sostenuto di aver inventato la macchina a vapore.

George Orwell, 1984

C’è una grande verità nelle parole di George Orwell, scrittore inglese che dopo la Seconda guerra mondiale concepì quello che è stato il romanzo distopico per eccellenza, profetico per molti versi degli aspetti più sinistri in cui il mondo si è gettato senza consapevolezza alcuna ed anticipatore di quella sorta di bipensiero con cui i media sono soliti abituare le masse.

L’immensità dell’opera meriterebbe pagine e pagine di riflessione, mentre qui invece la citiamo per un breve commento ad un allarmante episodio di revisionismo storico avvenuto durante una seduta del parlamento europeo, di cui è protagonista il presidente dello stesso, Antonio Tajani.
Da anni l’Unione Europea cerca di mascherare il suo volto regressivo e imperialista, imbastendo tutta una narrazione progressista circa il suo operato e la sua funzione storica. Ovviamente ciò non costituisce una novità: ogni sistema di potere ha bisogno di un’impalcatura ideologica per legittimarsi agli occhi dei propri sudditi, per rendere sopportabile la loro condizione di dominati. Ed essa risulta tanto più efficace quanto più è il popolo ad accettarla volontariamente e ad interiorizzarla, circostanza che rende lo stesso dominio, agli occhi dei più, come un fatto naturale ed ineluttabile.
Un’esposizione dell’ideologia dominante è riportata in uno degli ultimi interventi del filosofo marxista Domenico Losurdo che, prima di demolirla, la riassume nel modo che segue:

Questa ideologia corrente potrebbe essere sintetizzata con una storiella. Agli inizi del Novecento c’è una ragazza, una signorina virtuosa, la signorina democrazia, che viene prima aggredita da un bruto, il comunismo, poi da un altro bruto, il nazifascismo, ma questa ragazza oltre che virtuosa, ha anche una sua forza e una sua capacità, si libera di entrambi i bruti e poi incorona il suo sogno d’amore sposando Mr. Capitalismo. Questa coppia, oggi molto felice e predestinata, vive tra Washington e New York, tra la Casa Bianca e Wall Street.[1]

A mano a mano che il polo europeo continua ad integrarsi e ad incrementare il proprio apparato, ecco che, approfittando della crisi della supremazia statunitense, la signorina democrazia inizia a trascorrere le proprie vacanze anche in Europa, spostandosi di fatto nella zona un po’ più periferica dell’impero.
Citando nuovamente una massima di Orwell, ovvero chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato, si comprende come le classi dominanti del presente siano perfettamente consapevoli della necessità di colonizzare l’immaginario dei popoli, con tutta una interpretazione della storia che è funzionale al mantenimento della loro posizione, anche se ciò avviene rincarando via via la dose fino a raggiungere il ridicolo.

In questo video, il politico di Forza Italia, riassume tutte le principali costruzioni e le fantasiose riletture della storia pronunciate oramai alla luce del sole e senza la minima vergogna perché, si sa, una bugia se viene ripetuta all’infinito, finisce per essere considerata una verità. Oltre alla solita cantilena secondo cui l’UE avrebbe garantito al continente ben 70 anni di pace, fatto mai visto nella storia universale, apprendiamo, inizialmente con un pizzico di ingenua incredulità, una grande novità: grazie all’Unione Europea sarebbero scomparsi sia il nazismo, sia la dittatura comunista.

Calmi. Facciamo un respiro profondo e riflettiamo. Questa volta, invece di criticare come al solito, come impone il pessimo carattere dei comunisti quali siamo, saremo comprensivi. In fondo, spesso i pokeristi in difficoltà giocano al rilancio e dalle parti del Partito Popolare Europeo potrebbe esserci un filo di preoccupazione per l’avanzata di quest’orda di barbari “populisti”, che nel video se la ride di gusto, seduta tra gli scranni dell’europarlamento. Assecondiamo quindi la retorica dell’esimio presidente Tajani e azzardiamo alcune ipotesi sulle rivendicazioni dell’UE per il futuro prossimo.
Il non ancora costituito esercito europeo, portatore di pace e libertà, si prenderà il merito di aver:

  • Salvato il continente dalle mire espansionistiche di Napoleone, sconfiggendolo a Waterloo
  • Affondato la flotta turca a Lepanto
  • Fermato l’avanzata degli arabi a Poitiers
  • Arrestato l’invasione da parte di Attila, il flagello di Dio, della penisola italica
  • Avuto la meglio su Annibale, nella battaglia di Zama
  • Vinto l’impero Persiano a Maratona e a Salamina

Gli eurocrati hanno poi reso possibile la cacciata dei Tarquini, quindi il passaggio alla Repubblica Romana, l’origine della democrazia Ateniese (e infatti ritornano ogni tanto in Grecia per ristabilirla a suon di austerità e tagli), la nascita del grande impero di Carlo Magno con capitale ad Aquisgrana Bruxelles e chi più ne ha, più ne metta. Per adesso noi possiamo chiuderla qui…

Quali insidie si celano dietro ad un tale approccio riduzionista, che di fatto è una bella e buona mistificazione della realtà? Per prima cosa il tentativo di far credere che non c’è alternativa a questo stato di cose. Identificando univocamente l’Unione Europea con il progresso, con la civiltà, con la cooperazione, con la solidarietà, si esplicita il fatto che senza di essa ci sarà necessariamente il regresso, la barbarie, la competizione, l’egoismo dei popoli. Affermare che la democrazia si sia salvata da una minaccia esterna e abbia trovato dimora in UE, per prima cosa significa ignorare che essa è il frutto di un percorso storico e di graduali conquiste e traguardi, e non qualcosa di dato una volta per tutte o non dato. Identificarla poi in toto con una istituzione politica storicamente determinata, quindi provvisoria e del tutto particolare, porta a pensare che, chiusa questa parentesi politica, scompaia necessariamente anche la democrazia…in poche parole, se finisce l’Europa, tornano gli Hitler, i nazionalismi e le guerre: non ci sono altre possibilità. E poiché essi sono il male più assoluto, di cui noi tutti conserviamo l’orrore, converrebbe accontentarsi allora della mediocrità di un presente e di un sistema economico e politico che ingrassa i pochi ed impoverisce i più. Fuori dall’UE non si sa cosa ci aspetta…

Ma noi non ci stiamo e ribaltiamo questa finta contrapposizione, entrando nel merito delle bugie pronunciate da Tajani che, o capovolge ogni possibile nesso di causa-effetto, dimostrandosi approssimativo ed illogico, oppure sa benissimo quello che dice e quindi è palesemente malevolo.

  1. Non è vero che l’Unione Europea ha garantito 70 anni di pace. È esattamente il contrario. Dopo la Seconda guerra mondiale il continente europeo è stato diviso in due blocchi contrapposti, che sancivano la ripartizione in sfere d’influenza tra le principali potenze vincitrici del conflitto. Da una parte la NATO, dall’altra il Patto di Varsavia. Filoamericani contro filosovietici. In tale contesto, non solo non era possibile una guerra tra Paesi dello stesso blocco (pensate a quanto sia oggi improbabile un conflitto tra due stati vassalli degli USA), ma una guerra tra i due blocchi distinti avrebbe causato l’immediata distruzione di entrambi gli schieramenti, a causa del massiccio utilizzo dell’arsenale nucleare accumulato da ambo le parti. D’altro canto, è stato proprio il venir meno dello schieramento orientale a provocare una nuova recrudescenza militare nel continente, accentuata dalle pretese di espansione verso est di NATO e Unione, fatto che ha ovviamente intaccato gli interessi strategici della Russia di Putin.
    Da questo punto di vista l’UE (premio Nobel per la pace!!!) non solo ha mantenuto un grave atteggiamento nei confronti della crisi Ucraina[2], ma non ha fatto nulla per impedire all’Italia di bombardare i paesi dell’ex Jugoslavia, alla Gran Bretagna di fare la guerra in Iraq e alla Francia di attaccare la Libia di Gheddafi e la Siria. Per non parlare delle brutali repressioni poliziesche all’interno dei singoli stati membri, dall’atteggiamento avuto nei confronti dei migranti, fino ai fatti di Catalogna.
    Viceversa, possiamo ragionevolmente affermare che fu proprio l’abbassamento delle tensioni militari nello scenario della Guerra Fredda, a rendere possibile un tentativo di integrazione europea, su basi prettamente capitalistiche, beninteso.
  2. L’Unione Europea non ha sconfitto il nazismo. È semplicemente ridicolo, sia per una questione cronologica – la Seconda guerra mondiale è finita nel 1945, la CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), considerata il primo nucleo dell’UE, fu istituita solo nel 1951 – sia perché in tal modo non si considera il ruolo decisivo dell’Unione Sovietica che fu prima invasa dai tedeschi e poi avanzò, con l’Armata Rossa impegnata su oltre 2000km di fronte, fino a Berlino, cuore del Reich. (Nel video il padrino e principale artefice della Brexit, Nigel Farage, ricorda invece il contributo della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America).
    Anzi, allo stato attuale sono proprio le politiche di austerità dell’UE a far risorgere le destre in tutto il continente.
  3. L’UE non causò il crollo del socialismo nei paesi dell’est: quella fu la conseguenza delle politiche di Gorbaciov, quindi un fatto del tutto interno all’URSS e alla dirigenza del PCUS. Anzi, approfittò di questo crollo per allargarsi ad oriente – parallelamente alla NATO – ma solo nel 2004, quando inglobò alcuni paesi che erano appartenuti al Patto di Varsavia.

Revisionismo a parte, un ulteriore elemento di preoccupazione è il trattamento riservato da Tajani a chi derideva le sue strampalate teorie. Trattamento che svela la natura intrinsecamente “democratica” di una ideologia che in tutte le sue sfaccettature si professa talmente tollerante da risultare intollerante verso tutto ciò che rischia di scalfire quel sistema di idee che va oramai accettato come un dogma. Per il presidente del Parlamento Europeo affermare, come ha fatto Farage, politico agli antipodi rispetto alle nostre posizioni, che i fatti storici si siano svolti diversamente, significa automaticamente essere un nostalgico della dittatura, equivale a prendere le difese del nazismo, tradendo quel faro della democrazia e dell’avvenuta libertà che è rappresentato dall’UE. Un modo brutale e intellettualmente disonesto di evitare il confronto, delegittimando come antidemocratico l’avversario politico che non si riesce ad affrontare con la validità delle proprie argomentazioni.
Il tutto coronato da un inglorioso appello alla libertà di pensiero e di espressione, la stessa poco prima brutalmente negata, poiché a quanto pare c’è un ceto politico che ha il diritto di predicare il falso e di stravolgere la storia, lo stesso che passa il proprio tempo sulle prime pagine dei giornali ad inveire e pontificare contro le dilaganti fake news… Ma no, caro Tajani, cari euroburocrati, la verità non è soggetta ad un relativismo di convenienza ed è vero che furono i sovietici, e non gli europeisti tedeschi, francesi e italiani a invadere Berlino e a porre fine all’esperienza nazista. Vogliamo ricordare che il progresso della civiltà non si misura sulla base della narrazione che si vuole dare, ma sulla concretezza dei diritti sociali di cui dispone la popolazione; e se la vostra narrazione si allontana inevitabilmente dalla realtà, cioè dal peggioramento delle condizioni di vita dei popoli europei, brutalmente sacrificati sull’altare del neoliberismo, fareste bene ad interrogarvi sul tipo di politica che vi ostinate a portare avanti: non perda tempo a sparare sentenze su comunismo e nazismo, si ricordi invece che ipotizzare un unico pensiero dominante, quello dei mercati, questo sì, è un fatto realmente totalitario.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=xulCykDeEaA

[2] http://contropiano.org/interventi/2017/05/07/donbass-unione-europea-complice-091619