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Salvini vuole abolire il valore legale del titolo di studio per sfasciare l’istruzione pubblica

di Luca Cangemi, Segreteria nazionale PCI  e Responsabile Scuola e Università

 

L’idea di abolire il valore legale del titolo di studio è una vecchia idea della destra. Un’ idea che ha affascinato consumati reazionari e neofiti liberisti per decenni. Oggi la sposa Salvini, condendola di qualunquistiche affermazioni su scuole e università come serbatoi sindacali ed elettorali, anch’esse armamentario tradizionale della destra italiana.

Gli obiettivi sono assolutamente chiari: con l’abolizione del valore legale del titolo di studio si punta a delegittimare e, in definitiva, a sfasciare il sistema nazionale e statale dell’istruzione, ad innescare una competizione selvaggia tra istituti ed atenei, ad aprire spazi alla privatizzazione.

Lo stesso accesso alle professioni diventerebbe assai più discrezionale e condizionato da criteri discriminatori.

Sono scopi simili a quelli che si prefigge la proposta di “autonomia differenziata” tra le regioni che avanza, spinta con forza da ministri e governatori leghisti (ma anche da qualche governatore del PD).

Siamo di fronte, dunque, ad un attacco concentrico contro l’istruzione statale, che prefigura conseguenze devastanti.

La concorrenza tra scuole e università di serie A e di serie B comporterebbe un forte aumento dei già gravissimi squilibri territoriali. In particolare per le università del Mezzogiorno, già oggi fortemente penalizzate nella ripartizione dei fondi, sarebbe il colpo di grazia definitivo.

La diseguaglianza sociale del paese si inasprirebbe in uno degli aspetti più determinanti: l’accesso alle conoscenze.

Sarebbe inevitabile un aumento formidabile delle tasse universitarie che comporterebbe per i settori popolari la preclusione di ogni accesso a studi superiori, per i ceti medi la prospettiva d’indebitarsi per far conseguire ai propri figli un titolo di serie B, per le classi dominanti ci sarebbe, invece, la garanzia di un privilegio sociale che si perpetua. Ci sono, certo, processi in questo senso in corso da tempo ma l’abolizione legale del titolo di studio rappresenterebbe una legittimazione istituzionale ed un potente incentivo a questa barbarie.

Non è questo che serve alle giovani generazioni, non è questo che serve al paese.

Al futuro civile, sociale ed anche economico dell’Italia serve un sistema scolastico e universitario unitario, democratico e qualificato, distribuito in modo equilibrato su tutto il territorio nazionale.

Lavoriamo ad un grande movimento di lotta che si ponga quest’obiettivo.