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Decreto Ergo Sum: cosa prevede il “Decreto Salvini”?

di Gennaro Chiappinelli, Segreteria Nazionale FGCI e Segretario FGCI Roma

 

Il Decreto su Sicurezza e Immigrazione, ribattezzato Decreto “Salvini”, ci catapulta in tempi bui. In primo luogo, si manifesta nuovamente lo spettro della “Questione di Fiducia”. Strumento abusato dagli ultimi Governi per consentire una rapida e sicura approvazione dei Decreti-legge sgorgati proprio dall’Esecutivo. Déjà-vu: in passato proprio gli esponenti del M5S sbraitavano dai banchi dell’opposizione segnalando la scorrettezza nell’utilizzo ossessivo di un simile strumento, tanto pervasivo da essere in grado di sterilizzare il dibattito parlamentare.

Ma c’è di più: questo Decreto è in potenza uno degli atti più regressivi e reazionari da molti anni a questa parte. Una misura peggiorativa del già pessimo precedente fornito da Minniti.

L’accorpamento di due temi così diversi come immigrazione e sicurezza ha destato molte perplessità. L’incipit suggerisce già una conclusione: in Italia il problema sicurezza coincide con quello dell’immigrazione. Un salto logico inaccettabile, oltre che sfacciatamente falso.

Oltre a questo, si verifica una confusione tra cause e effetti di non poco conto. L’idea è quella di combattere il crimine, che causa il degrado. In realtà è solo combattendo il degrado che si combatte il crimine. In parole semplici e con un esempio: la linea in tema di immigrazione di questo Esecutivo è costruita sugli sgomberi, finalizzati alla cancellazione di zone grigie ritenute degradate dal crimine di chi le vive. La verità è quel crimine nasce proprio dal degrado in cui uomini e donne abbandonati a sé stessi si trovano a sopravvivere. Ma si preferisce sgomberare e distruggere piuttosto che sanare e costruire.

Naturale prosecuzione di questo modo di intendere la sicurezza è lo sviluppo di una politica di controllo urbano, focalizzata sul ricorso al Daspo. Il Daspo è una misura preventiva applicata per impedire a soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi di prendere parte a manifestazioni sportive. L’evoluzione di questa misura ci consegna il “Daspo Urbano”, già partorito dall’allora ministro Minniti, ed esteso nel Decreto Sicurezza. Esso consente al Sindaco in collaborazione con il Prefetto di limitare la libertà di movimento di una serie di soggetti in diversi luoghi (ora anche presidi sanitari e altri luoghi pubblici) qualora un soggetto “ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione[1]”. Misura preventiva, che quindi non necessita di una sentenza penale passata in giudicato, e che ben si sposa con un’altra novità introdotta dal Decreto, cioè il “reato di accattonaggio. Una guerriglia urbana ai poveri, esacerbata da misure repressive anche per quanto riguarda le occupazioni, con la previsione di sanzioni più severe per chi occupa o organizza l’occupazione di immobili, oltre alla possibilità di usare nelle indagini contro questi soggetti lo strumento delle intercettazioni. Si apre poi la possibilità di dotare la polizia municipale dei famigerati teaser, nei comuni con più di 100.000 abitanti, nonostante il suo uso sia già costato delle vite in Italia e all’estero. [2]

Passiamo all’immigrazione: il Decreto abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che consentiva la tutela di chi non era idoneo ad ottenere altri tipi di protezione ( Asilo politico e protezione sussidiaria) ma comunque meritevole di tutela in quanto esposto a rischi per quanto riguarda salute o disastri ambientali. Tale tipo di protezione viene sostituito da protezioni “speciali” di portata ben più limitata. Ricordiamo anche che il Ministro Salvini aveva diramato già quest’estate una circolare ai prefetti per stringere le maglie nel riconoscimento della protezione umanitaria.  La stretta attanaglia anche il modello Sprar: quello che si è rivelato in questi anni il più adeguato a gestire l’integrazione degli stranieri nel tessuto lavorativo e sociale italiano. Gli Sprar potranno infatti accogliere solo i titolari di protezione internazionale e i minori non accompagnati, l’effetto non sarà però retroattivo. L’offensiva al modello Sprar si è palesato anche in seguito allo scontro con Mimmo Lucano, Sindaco di Riace. Si attacca così l’unica struttura che era riuscita a dare una risposta di ampio respiro alle problematiche relative all’accoglienza. Invece è chiaro il passo indietro causato da questo Decreto, imperniato ancora una volta della dottrina secondo cui l’immigrazione sarebbe un’emergenza e come tale andrebbe trattata. Ma i fenomeni migratori ci accompagneranno ancora per molto, e sarebbe il caso di realizzare una politica non legata alle contingenze, ma pianificata e con uno sguardo lungo sul futuro. La stretta sull’immigrazione si manifesta anche attraverso l’aumento del tempo richiesto per ottenere la cittadinanza italiana, la possibilità di perdere la protezione internazionale (Riconosciuta dalla Convenzione di Ginevra) per un numero più ampio di reati rispetto al passato.

C’è però un grande assente in questa trattazione: la lotta alla criminalità organizzata. Ma qualcosa deve pur esserci, tanto che lo stesso Ministro rivendica i meriti di questa misura nella lotta alle Mafie. In particolare, il Decreto tratta dei beni confiscati: nuovi fondi alle Commissioni e all’ Agenzia Nazionale che si occupano di essi ma, soprattutto, la possibilità per i privati di partecipare alla vendita dei beni sequestrati. Misura criticata da molte realtà che si occupano di Antimafia [3], e il motivo è di facile comprensione. C’è il rischio che questa misura diventi un grimaldello che consenta ai mafiosi di riappropriarsi tramite prestanome dei beni appena sequestrati.

Arrivati fin qui, è forse utile fare qualche considerazione.

Evidentemente questo Decreto sicurezza non attua alcuna misura seria di contrasto alle Mafie, anzi. Oltre all’apertura ai privati per quanto riguarda la vendita dei beni sequestrati, il Decreto non fa che lasciare centinaia di persone alla mercé delle organizzazioni mafiose. Proprio il clima di guerriglia urbana, di sgombero continuo, impedisce a nuovi luoghi di aggregazione e emancipazione sociale di nascere, mentre consente alle organizzazioni criminali di occupare nuove spazi dove lo Stato è assente. E dove non c’è null’altro sul territorio in grado di contrastare le organizzazioni mafiose. Si sgomberano i luoghi occupati a scopo residenziale, ma non si offrono alternative. Si abbandonano uomini, donne e bambini ed in più li si persegue. Si crea l’humus perfetto perché le mafie possano proliferare. E non solo quelle italiane, ma anche quelle che dall’Africa da qualche anno stanno iniziando a impiantarsi in Italia. Ben sapendo che esse non approdano in Italia su barconi di fortuna, e che nessuno, tantomeno Salvini, pare abbia voglia di fermarle.

[1] Definizione già presente nella legge n. 48 del 18 Aprile 2017 (Decreto Minniti)

[2] Dal 2001 Amnesty International parla di circa 1000 decessi legati all’uso dei teaser (https://www.amnesty.it/sperimentazione-delle-pistole-taser-la-posizione-amnesty-international-italia/)

[3] Per esempio, Legambiente (https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/decreto-sicurezza-legambiente-il-dl-salvini-aumentera-solo-l-insicurezza) e Libera (http://www.libera.it/schede-607-decreto_sicurezza  )