Relazione gruppo di lavoro – Antimafia e Antifascismo

A cura di Giovanni Contino – Segreteria Nazionale FGCI

 

1)ANTIMAFIA

La Federazione Giovanile Comunista Italiana si pone in assoluta contrapposizione ad ogni tipo di organizzazione di stampo mafioso e criminale.

Memori delle dure lotte che i comunisti hanno condotto in Italia fin dalla costituzione del primo partito comunista (il Partito Comunista d’Italia del 1921), la rinata organizzazione giovanile del PCI ritiene tema ancora attuale la lotta contro le mafie. L’analisi del fenomeno mafioso, in tutte le sue esplicitazioni, è necessaria non solo per comprendere profondamente e correttamente il fenomeno stesso, ma per organizzare la lotta organica e consapevole contro di esso.

Infatti, le mafie non rappresentano soltanto delle organizzazioni criminali che compiono azioni illecite. Esse costituiscono a tutti gli effetti una delle manifestazioni più forti e incisive della società capitalistica.

1.1)EVOLUZIONE STORICA DELLE MAFIE

L’organizzazione di stampo mafioso è nata all’interno delle società del Meridione dapprima come strumento di controllo da parte dei grandi latifondisti nei confronti della classe contadina. Evolvendosi essa ha conseguito le caratteristiche di una vera e propria istituzione, perfettamente in grado di riempire i vuoti di potere lasciati da un’amministrazione statale avvertita come insufficiente o addirittura assente e riproponendo modelli sociali tipici del feudalesimo, in cui le fortune sono date dalla vicinanza, o meglio dalla benevolenza del “signore”. Il signore è, nel caso in specie, il boss mafioso territoriale.

Il successo della mafia è dato infatti, fin da subito, da una parte dall’ uso indiscriminato della violenza per risolvere le controversie interne ed esterne, dall’altro dall’aura di “protezione” e “assistenza” che riesce a fornire al popolo assoggettato. Tale protezione e sussistenza si espliciteranno non solo in modalità comportamentali ma in funzione economica, specie durante il boom economico che ha vissuto l’Italia negli anni Sessanta e Settanta.

Il potere mafioso, a partire dal 1943, ha in maniera controversa sostenuto la storia del nostro Paese, specie quella del Sud d’Italia. Capi delle maggiori famiglie mafiose (sia dei clan italiani che di quelli italoamericani) furono liberati al prezzo di aiutare gli Alleati a penetrare più agevolmente nei territori siciliani, per poter ottenere un controllo che, da un lato, fermasse le spinte autonomistiche e, dall’altro, quelle socialiste e comuniste. A Repubblica appena nata, come i documenti storici comprovano, il governo democristiano aveva spesso fra i suoi candidati elementi della mafia locale, e spesso la loro presenza fu utilizzata in senso anticomunista, come lo dimostrano le stragi che insanguinarono il Meridione d’Italia , basti pensare a Portella della Ginestra in Sicilia o quella di Melissa in Calabria.

Da quel punto in poi, la mafia è entrata nel tessuto sociale, economico, politico del Paese determinando scelte e indirizzi del popolo italiano.

Fenomeni come la speculazione edilizia, il traffico di droga ed armi, la prostituzione rappresentano tutte espressioni del sistema di accumulazione di capitale e di assoggettamento delle masse che, attraverso le organizzazioni mafiose, il capitale agisce direttamente sulle società.

Il contributo che le mafie hanno reso al sistema capitalistico ha garantito ai potentati mafiosi di divenire politici e acquisire addirittura credibilità oltre che potere nei territori. Potere politico che i mafiosi hanno sfruttato da grandi capitalisti per estendere il loro raggio di azione su attività economiche altamente redditizie.

1.2)MAFIA e AMBIENTE

Fra le attività altamente redditizie nelle quali le organizzazioni mafiose si sono insinuate  di grande rilevanza troviamo la speculazione edilizia e lo smaltimento dei rifiuti.

Attraverso la gestione diretta e indiretta dell’amministrazioni pubbliche le mafie si sono impossessate degli appalti pubblici, avviando un processo di cementificazione selvaggia, che oltre a deturpare territori che non avrebbero dovuto essere destinati all’edificazione, hanno prodotto ambienti urbani malsani, con edifici di bassa qualità per massimizzare i guadagni. La relativa fatiscenza di questi edifici è inoltre accentuata dall’alto livello di dissesto idrogeologico del territorio italiano.

I rapporti con il pubblico – ma anche con enti privati e sovranazionali – permettono inoltre alle mafie di accedere al settore dello smaltimento dei rifiuti abbattendone i costi di smaltimento, specie di quelli altamente inquinanti. Ciò è avvenuto attraverso la creazione di discariche abusive (ricordiamo fra tutti il caso della “Terra dei fuochi”), prive di ogni parametro di sicurezza e conseguente avvelenamento del sottosuolo e dell’aria.

Il sistema Terra è ciò che ci permette di vivere, e quindi come insieme di individui di creare in esso la collettività.

Pertanto come comunisti riteniamo fondamentale che lo sviluppo della società sia sempre accompagnato dal rispetto verso l’ambiente in cui si vive, essendo esso stesso fonte di vita.

Le mafie, operando come grandi società capitalistiche che agiscono nell’illegalità, attraverso il loro operato rubano capitali allo stato e distruggono l’ambiente e, di conseguenza, la salute degli esseri umani.

Proprio nel rispetto dell’ambiente riteniamo necessario una riforma della pubblica amministrazione che miri a creare dei meccanismi di controllo più precisi e trasparenti al fine di ridurre se non eliminare le infiltrazioni mafiose in questi organi che sono i diretti attori delle azioni sul territorio.

1.3)MAFIA E IMMIGRAZIONE

La mano delle mafie si è estesa anche sul dramma dell’immigrazione. Svariati, infatti, sono stati i casi di infiltrazione mafiosa nelle amministrazioni dei centri di accoglienza per gli immigrati – come il Cara di Mineo per citarne uno – trasformando tali centri in veri e propri centri di detenzione.

Gli immigrati, non riuscendo quasi mai ad integrarsi nel tessuto sociale (in Italia non esiste alcuna legge che miri all’integrazione), spesso, senza alternative, diventano mano d’opera a nero e a bassissimo costo per le mafie.

Nel settore agricolo gli immigrati vengono sfruttati nella raccolta di varie colture provocando un abbattimento del costo del prodotto e favorendo così l’economia dei grandi poli agricoli a discapito di medi e piccoli agricoltori.

Simile processo avviene nel mercato di prodotti contraffatti, dove gli immigrati assurgono alle funzioni di produzione ( in fabbriche prive di norme di sicurezza ) e di vendita della merce, intaccando il mercato interno del Paese.

Gli immigrati vengono anche impiegati nella prostituzione e nel traffico degli stupefacenti condotto dalle mafie su tutto il territorio italiano e, in particolare, al nord Italia.

Gli immigrati se abbandonati dalle istituzioni diventano nelle mani delle mafie un esercito di lavoratori sottopagati, per di più a nero, e  sviliti come esseri umani. Diventano, cioè, ciò che Marx definiva “esercito industriale di riserva”. L’immissione di tale forza lavoro porta come conseguenza, oltre che la discesa del valore del salario, l’incremento del flusso di capitali verso la così detta “economia sommersa”.

L’ Italia, come accennato prima, è monca di un adeguata legislazione sull’immigrazione, pur essendo ormai evidente che il “problema Immigrazione” non è più da considerare una problematica straordinaria, ma significativamente ordinaria e che va affrontata in quanto tale.

La FGCI, in quanto federazione comunista, ha un carattere fortemente internazionalista e ritiene pertanto necessaria una legislazione che miri all’integrazione degli immigrati nel tessuto socio- economico del nostro Paese. Ciò permetterà di portare dentro la legalità il lavoro di migliaia di persone, che dall’altro lato saranno sottratte alla forza lavoro delle mafie, riducendone pertanto le potenzialità di produzione e di vendita e quindi i guadagni.

1.4)TRAFFICO DI STUPEFACENTI

Il traffico di sostanze stupefacenti è fra le più redditizie attività delle mafie. Questo traffico frutta alle mafie del nostro Paese  circa 59 miliardi[1] annui.

Le mafie, come loro consuetudine, si insinuano nelle aree più trascurate e economicamente deboli dei tessuti urbani, proponendo guadagno facile in attività illecite, quali lo spaccio. Tale metodo di assoggettamento unito al basso tasso di assunzioni, specie nel meridione, spinge molti cittadini, anche giovanissimi, ad entrare nei circuiti dello spaccio.

La cooptazione che le mafie operano nei confronti dei cittadini porta in molti casi alla trasformazione di interi quartieri delle città italiane in centri di spaccio controllati delle famiglie mafiose locali. Si viene così a costituire un nuovo modello socio-economico che ingloba il tessuto sociale e garantisce alle mafie la mano d’opera necessaria alla vendita degli stupefacenti.

Come giovanile comunista riteniamo che la lotta alle mafie debba essere cominciata con la creazione di aree urbane economicamente omogenee, introducendo piani urbanistici che regolino e incentivino il numero medio e il tipo di attività di cui necessita una determinata area, evitando così la creazione di aree disagiate e facilmente assoggettabili.

Inoltre, la FGCI ritiene che nell’ottica di portare nella legalità grandi flussi di capitali, in Italia si dovrebbe legalizzare la cannabis: il ricavato delle mafie sul commercio delle droghe “leggere” è di circa 18,5 miliari annui.

1.5)CONCLUSIONI

Compito dei comunisti è riportare la lotta contro la mafia su di un terreno di contrapposizione culturale ed economica, ove la dimostrazione dell’alternativa non deve essere solo figurata ma reale. A questo si dovrà accompagnare la costruzione di una società libera dal rapporto di collaborazione tra mafia e politica. E questo è un compito precipuamente dei comunisti, che hanno dimostrato nel corso della loro storia di saper resistere e combattere le tentazioni del malaffare.

2)ANTIFASCISMO

Il fascismo, come movimento politico, si innervò fra le pieghe della disaffezione che i governi liberali avevano creato attorno a essi. Come tutti i fascismi – e come i populismi, che si affacciarono alla storia nei medesimi anni di affermazione dei fascismi e dai quali si sentono irrimediabilmente affascinati – quello italiano, che ne rappresenta il prodromo, attecchisce alla società in cui nasce, mostrando la capacità di sapersi adattare alle esigenze sociali e politiche, ma anche economiche della società ad esso contingente.

In Italia, ad esempio, ad aderire al fascismo sono soggetti differenti: dal popolo bisognoso della presenza confortante dell’uomo forte, ai ceti medi che vedevano nel programma politico del fascismo possibilità di guadagni, alla Chiesa, pronta a sostenere forze politiche in chiave anticomunista, ai giovani che videro in quella prima fase del fascismo una forza rivoluzionaria in grado di cambiare lo status quo.

La missione politico-economica e quella sociale tendono appunto nei fascismi alla costruzione di una società organizzata in senso organicista, antiliberale, che disprezza l’alternanza democratica, ritenuta fragile, debole, fallimentare, lontana dai bisogni della gente. In questo senso, nel ripristino, per così dire di una società pre-liberale, i fascismi furono largamente appoggiati dalla Chiesa cattolica, la cui presenza garantiva lo stabilirsi di una forma politica al contempo temporale e spirituale, onnicomprensiva, che modella ogni ambito della vita del cittadino, detta i tempi e i modi della sua vita, si fa carico delle sue necessità.

Per far questo, i fascismi puntano sul sentimento del riconoscimento a ideali di appartenenza, nello specifico di appartenenza a una nazione, a una storia e un destino condivisi. E se si pensa che questa avveniva sotto l’egida della più grande istituzione socio-politica in Italia, la Chiesa, si intuisce come non fosse per nulla impossibile che – sebbene si sia già detto, spesso in ambiti di interesse differenti – il fascismo, nel nostro Paese e altrove, riuscisse a far breccia nel cuore di molti.

L’antifascismo, che camminò pari passo con la nascita e l’affermazione del fascismo in Italia, si sviluppò soprattutto negli ambiti socialisti, sindacali e comunisti. Fin quando fu concesso alle proprie rappresentanze parlamentare di poter agire nella libertà, il fascismo ebbe faccia a faccia i suoi avversari. Ma quando la dittatura si tolse la maschera e rivelò la sua vera natura, i partiti furono resi illegali e i sindacati sciolti in nome di un unico sindacato, quello appunto fascista, da quel momento unica cinghia di trasmissione tra il governo e i lavoratori.

E, pure da quel momento, inizia l’antifascismo in clandestinità.

Molti tra comunisti e socialisti furono costretti a riparare all’estero, molti furono incarcerati e torturati, altri furono uccisi o morirono per il carico delle percosse ricevute.

Gli antifascisti si ritrovarono spesso a dover guidare le azioni contro la dittatura di Mussolini dall’estero, in esilio o autoesilio, attraverso propaganda e mobilitazioni. Questo non precluse loro la morte, che talvolta le squadracce nere agirono direttamente nei Paesi che li ospitavano.

Con la Resistenza, che cominciò immediatamente dopo l’armistizio firmato da Badoglio l’otto settembre del ’43, molti degli antifascisti esuli tornarono e organizzarono le azioni di disturbo alle attività dei nazifascisti, rese possibili grazie al grande movimento partigiano, al quale in Italia presero parte antifascisti di ogni provenienza: comunisti, socialisti, cattolici, monarchici, ex membri dell’esercito regio.

Grazie alle battaglie dei partigiani e di tutti gli antifascisti il Paese fu diretto verso la via delle libere votazioni, della democrazia e dell’uguaglianza sociale e politica dinanzi alla legge.

Documento che sancisce la vittoria dell’antifascismo sul fascismo in Italia è la Costituzione, entrata in vigore il Primo gennaio del 1948.

Questo primo passaggio vide, per la prima volta, l’adozione del suffragio universale.

Gli attacchi alla Costituzione non sono mancati negli anni a seguire, sia da parte dei nostalgici del fascismo, sia dallo stesso apparato di matrice democristiana, così come non ci volle molto prima che la violenza riprendesse forma fisica attraverso le stragi, note ma ancora senza colpevoli, che hanno insanguinato il nostro Paese negli anni Settanta.

La mancanza della punizione ha spesso permesso ad ex aderenti al Partito Fascista di dirigere in prima persona atti fascisti in tempi recenti della nostra storia, ha inoltre perpetuato un senso, da un lato, di “tradimento” (s’è spesso parlato a tal proposito di “resistenza tradita”) e, dall’altro, una sensazione di impunità che, nella nostra contemporaneità si traduce con una rivalutazione del fenomeno fascismo e un allargato spirito revisionista verso tutti gli episodi che vedono i fascisti protagonisti: così si mettono sullo stesso piano delle squadracce nere i partigiani, Mussolini passa ad essere un grande statista e quando a perire è stato il popolo vuol dire che si tratta di comunisti colpevoli di chissà quale reati, o anche solo del fatto di essere comunisti.

È assai drammatico e pericoloso consentire alla memoria di divenire labile: consente ai padroni di sempre (il fascismo è neoliberista e capitalista) di poter asservire la storia a proprio piacimento, dominare le masse e, in tempi come i nostri, addormentarli attraverso le seduzioni dell’alienazione consumistica.

Tutto questo, unito alla paura del diverso, alla chiusura verso se stessi, alla mancanza di fiducia reciproca e alla perdita costante di cooperazione fra gli uomini, avvicina drasticamente i giovani e le masse verso sentimenti neofascisti e neonazisti, come dimostrato in alcuni Paesi d’Europa, tra cui il nostro. Il fatto poi che alcuni Paesi come l’Ucraina abbiano governi dichiaratamente neonazisti, che abbiano posto fuorilegge il partito comunista e sono stati anche economicamente appoggiati dall’Ue la dice lunga sui rischi che stiamo correndo oggi giorno.

In quanto comunisti chiediamo pertanto che le Istituzioni frenino ogni deriva neofascista e neonazista in Italia, ogni forma di manifestazione che la supporti o la propagandi, che tenga bene a mente la lezione della Resistenza e non scordi che il nostro Paese e la nostra Costituzione hanno raggiunto le libertà di cui godono grazie al sacrificio di giovani, donne e uomini antifascisti.

[1] Dati forniti da “Sos Impresa” di Confesrcenti.