A cura di Francesco Stilo – Segreteria Nazionale FGCI

 

In un contesto internazionale segnato dal progressivo logoramento degli equilibri scaturiti dall’ultimo conflitto mondiale, caratterizzato da crescente instabilità politica e sociale, i comunisti, ed in particolar modo le giovani generazioni che aspirano ad un rovesciamento dei rapporti di forza in favore dell’interesse popolare, denunciano senza remore, con gli strumenti del materialismo dialettico, lo stato di cose presente.

La natura di classe delle strutture sovranazionali, la NATO e l’UE.

L’Italia, insieme ad altri 27 paesi “occidentali”, fa parte dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) dal 1949. Nel dopoguerra e negli anni della guerra fredda, lo scopo dichiarato della NATO è stato quello di tenere testa ai paesi del blocco socialista guidati dall’URSS, ostacolando da un punto di vista militare l’espansione dell’influenza sovietica e dell’ideologia comunista. Nel 1955 il blocco socialista contrappose alla NATO il Patto di Varsavia, al fine di promuovere l’amicizia, la cooperazione e la mutua assistenza tra i paesi membri. Di fatto, il sistema bipolare così creatosi ha garantito per lungo tempo un sostanziale equilibrio tra le due superpotenze mondiali (USA e URSS) e le due ideologie concorrenti (Capitalismo e Socialismo/Comunismo). Il drammatico “crollo” del campo socialista avvenuto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 ha determinato lo scioglimento del Patto di Varsavia, ma, per contro, non si è registrata la dissoluzione della NATO, che, viceversa, si è espansa ed ha preteso di divenire la forza militare egemone, tenuta, sotto il comando USA, a svolgere il ruolo di sceriffo del mondo. In questo senso le avventure militari portate avanti dalla NATO sono state innumerevoli: prima guerra del Golfo (1991), Somalia (1992), Bosnia (1995), Serbia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011). I motivi di questi conflitti possono essere rintracciati in valutazioni di carattere geopolitico, nel senso che il blocco occidentale, approfittando della debolezza dei concorrenti, ha agito per guadagnare terreno e conquistare postazioni più avanzate, in quello che è il potenziale terreno di guerra più ampio che esista, ovvero il mondo intero. Parallelamente, e questa valutazione diventa fondamentale dal punto di vista degli interessi delle classi sfruttate, la NATO ha dimostrato platealmente di essere il braccio armato delle classi dominanti. Il mondo della finanza, delle corporazioni multinazionali, dell’imprenditoria senza scrupoli ha tratto profitti colossali attraverso lo scippo delle materie prime presenti sui territori “conquistati”, privatizzando e concentrando sempre di più la ricchezza materiale collettiva dell’umanità (petrolio, acqua, minerali, ecc.), in poche mani.

In questo ambito si inserisce la dolorosa questione dei flussi migratori che stanno investendo l’Europa. Mentre gli stessi governi che hanno sganciato tonnellate di bombe sui civili indifesi per esportare la “democrazia”, trasformando letteralmente in polvere intere città e distruggendo la vita sociale di centinaia di migliaia di uomini e di donne, celebrano commemorazioni false ed innalzano muri, le vittime di queste politiche continuano a scappare dalla fame e dalla miseria. I morti nel mediterraneo si contano a decine di migliaia, ed i profughi che si ammassano alle frontiere sono costretti a vivere in condizioni misere con la speranza di trovare un varco. Gli enormi squilibri presenti nel mondo, determinano, ovviamente, la ricerca di una condizione di vita migliore per chi, infondo, non ha più niente da perdere. La speranza di un lavoro per questi disperati, si trasforma in un’arma arma nelle mani delle classi dominanti, essi infatti costituiscono l’esercito industriale di riserva che serve a incentivare la concorrenza e a giustificare l’erosione dei diritti per i lavoratori dei paesi “industrializzati”. Si scappa dalla fame e dalle bombe, per scontrarsi col razzismo di chi vede nel povero, suo simile, un rivale, e si fatica a comprendere che il nemico è uno, il capitale.

La scomparsa del campo socialista ha coinciso con una decisa accelerazione del cosiddetto processo di integrazione europea. Il trattato di Maastricht entrato in vigore nel 1993, l’introduzione della moneta unica, il trattato di Lisbona (2009), sono solo alcune delle tappe che hanno progressivamente sottratto poteri agli stati nazionali. Secondo la retorica e la propaganda di sistema, i popoli, avrebbero dovuto ottenere enormi benefici a seguito di questi passaggi, niente di più falso, a trarre profitto dalla cessione di sovranità da parte degli ordinamenti statali figli del dopoguerra, e in molti casi della resistenza, sono state ancora una volta le classi sociali dominanti. La libertà di spostare i capitali senza le dovute regole ha determinato situazioni paradossali come nel caso della FIAT che sposta la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna con lo scopo di avvantaggiare investitori ed azionisti e godere di tassazioni più favorevoli. Viceversa, il “popolo comune” difficilmente ha potuto godere di benefici rilevanti: la possibilità di non esibire il passaporto quando ci si sposta in un altro stato membro o l’agevolazione di non cambiare moneta, non coprono l’enorme prezzo pagato dalle classi popolari e in special modo, complessivamente, dai quei paesi ritenuti PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna): disoccupazione, emigrazione, emarginazione sociale, isolamento, arretramento economico.

  • Per difendere la pace, la giustizia e per scongiurare il pericolo che l’Italia divenga bersaglio privilegiato in caso di guerra su vasta scala (l’Italia” ospita più di 100 tra basi USA e NATO sul proprio territorio oltre che una cifra considerevole di ordigni con testata nucleare), la FGCI propone l’uscita immediata dalla NATO.
  • La FGCI, propone l’abbattimento dell’Unione Europea che conosciamo e promuove la formazione di uno spazio politico-sociale euro-mediterraneo basato sul concetto di democrazia e fondato sugli interessi dei popoli.
  • La FGCI rivendica una chiara collocazione antimperialista, denunciando il “gioco” disastroso che gli USA e i loro alleati hanno svolto con l’obiettivo di costruire un mondo unipolare al loro servizio, e, manifestando la propria vicinanza ai BRICS e a quei paesi che lottano per la propria autonomia e sovranità nazionale.
  • La FGCI individua la causa principale dei flussi migratori che investono l’Europa nelle guerre condotte ai danni di popolazioni inermi colpevoli soltanto di avere governi non congeniali all’interesse dei poteri economico-finanziari e militari del blocco NATO.

Il fallimento della socialdemocrazia e il pensiero unico dominante.

La perdita di influenza dell’ideologia comunista, seguita al crollo del blocco sovietico, ha determinato un indebolimento dei partiti di ispirazione marxista-leninista, incoraggiando, in molti casi, la mutazione degli stessi in partiti socialdemocratici. L’esempio del PCI è lampante. La “svolta” di Occhetto che ha stabilito lo scioglimento del partito nel 1991, ha segnato il passaggio del più grande partito comunista d’occidente al campo della socialdemocrazia europea. Abbandonando i fondamenti della dottrina rivoluzionaria, gli eredi di destra del PCI hanno svolto il ruolo di fedeli esecutori della linea tracciata dai neo-liberisti anglo-americani. Così, in Italia, i governi guidati dal PDS (poi DS, PD) si sono resi responsabili, sotto il falso mito del riformismo, del progressivo smantellamento dello stato sociale. Privatizzazioni, attacco ai diritti fondamentali, subalternità ai poteri forti delle banche e del mondo padronale. Questa è la realtà a cui la FGCI guarda senza remore.

Secondo la falsa affermazione, che non esisterebbero più alternative, il capitalismo ha tracciato i confini del politicamente fattibile. Attraverso media sempre più allineati agli interessi del capitale e per mezzo di un controllo capillare del sistema accademico/educativo, si è diffusa l’idea che il neoliberismo fosse l’unica dottrina vincente, in grado di assicurare pace e prosperità all’intero pianeta. Chiaramente si è trattata di pura propaganda, in un impianto che per giunta pretende di esportare modelli preconfezionati, da propinare a popoli con culture e tradizioni diverse. Così in Italia, come negli altri paesi dell’UE, si è sviluppato insieme all’esterofilia, il culto della lingua inglese e delle cosiddette università dell’eccellenza imperniate su valori di competitività e di esclusione dei socialmente deboli con meccanismi come il numero chiuso. Noi vogliamo abbattere i confini segnati da questi “signori”, ed esigiamo un modello sociale che sia radicalmente alternativo a quello della gestione dello status quo, del timido riformismo, dell’accettazione passiva di una superiorità culturale del tutto auto costruita. Il loro tempo è scaduto!

  • La FGCI propone un “ritorno alle origini” del movimento comunista italiano, recuperando e aggiornando la tradizione filosofica del marxismo-leninismo e dell’autonomia del pensiero comunista rispetto al modello dominante imposto.
  • La FGCI contesta apertamente la socialdemocrazia, denunciando la completa inutilità della sua azione ai fini del miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari.
  • La FGCI considera le prossime elezioni USA come una colossale farsa, infatti il Partito Democratico della Signora Clinton, non si distingue in maniera apprezzabile dal partito Repubblicano di Trump.

L’ambiente e lo scontro di civiltà

Lo sviluppo capitalistico, incentrato sul consumismo, ha procurato ingenti danni al pianeta: il 20% della crosta terrestre risulta degradata, le acque sono pesantemente contaminate da agenti chimici e da rifiuti solidi, l’aria, in alcune zone, si è fatta quasi irrespirabile per effetto delle emissioni nocive. Di questo passo, secondo il percorso tracciato dall’attuale modello di sviluppo, tutta l’umanità sarà presto in serio pericolo! Occorre proporre, un modello di sviluppo alternativo, il modello socialista, che tenga nella giusta considerazione il fatto che tanto le risorse, quanto il pianeta su cui viviamo, appartengono all’ordine del finito.  Ferma restando la definizione marxiana “la religione è l’oppio dei popoli”, la FGCI non può escludere in questo contesto delle convergenze con i mondi delle religioni in materia di salvaguardia dell’ambiente e difesa della stato di pace. In questo senso, occorre ridefinire i confini dei possibili interlocutori, favorendo così l’affermazione del socialismo del XXI secolo, come ampiamente dimostrato dalla rivoluzione bolivariana del comandante Hugo Chavez.

I comunisti rifiutano, inoltre, il concetto di “scontro di civiltà” figlio dell’undici settembre 2001. Secondo questa visione distorta dei fatti, il mondo “islamico” nel suo complesso avrebbe dato inizio ad una sorta di guerra santa, con lo scopo di minare in profondità il cosiddetto “stile di vita occidentale”. Questa lettura del tutto artificiosa serve piuttosto ai paesi della cosiddetta coalizione internazionale guidata dagli USA, a giustificare continui interventi nelle regioni orientali e del nord africa.

  • La FGCI lavora con ogni interlocutore interessato per promuovere la salvaguardia dell’ambiente e le condizioni di vivibilità di questo pianeta.
  • La FGCI rifiuta il concetto di scontro di civiltà figlio dell’undici settembre e, viceversa, propone il dialogo tra le diverse culture che popolano il pianeta.