Relazione gruppo di lavoro – Scuola e Università

A cura di Salvatore Ferraro, Segreteria Nazionale FGCI

 

Sotto i colpi incessanti di Decreti Legge e repressioni in piazza a suon di manganelli ai danni di studenti e docenti, la Scuola Pubblica sta subendo da anni il forte attacco scagliato dai Governi di Centro-Destra e Centro-Sinistra degli ultimi anni. Siamo dinanzi ad un processo non nato dal caso ma con lo scopo preciso di destrutturare un settore che è di fondamentale importanza non solo per la crescita culturale dei singoli studenti, per il loro sviluppo umano, per il miglioramento della democrazia o come collante sociale ma è basilare per la crescita economica del nostro Paese attraverso la formazione del Sapere e le attività di ricerca.

La scuola è una questione di vitale importanza per noi comunisti, è uno strumento di riscatto sociale, dunque una questione non di poco conto, non marginale ma centrale.

Il conflitto di classe presente nella struttura scolastica è sintomatico di un sistema che per preservarsi cerca in tutti i modi possibili, prova tutte le soluzioni affinché vi sia un controllo ideologico dà una parte impedendo a larghi strati della popolazione di poter accedere agli studi (vedi test d’ingresso per l’università, borse di studio non coperte, insufficienze di posti nelle residenze universitarie, caro libro) e dall’altro attraverso un nozionismo sempre più diffuso a discapito di un sapere di tipo critico, infatti non a caso in Italia sta prendendo sempre più piede l’idea di marginalizzare e di chiudere i Licei Classici e di introdurre l’economia all’interno delle Scuole Secondarie.

Denunciamo fortemente il carattere reazionario della Buona Scuola di Renzi, tutt’altro che buona, la legge 107 benchè se ne dica, ci viene mostrata dai mass-media come una riforma salvifica invece costituisce un vero e proprio affondo alla Scuola Pubblica. L’accentramento dei poteri nelle mani del Preside ridurrà gli organi collegiali ad una mera testimonianza. La chiamata diretta da parte del Preside non farà nient’altro che favorire le raccomandazioni, gli amici degli amici, i quali saranno favoriti attraverso questa “corsia preferenziale” agli altri docenti. Inoltre con criteri del tutto arbitrari e soggettivi, potrà promuovere o bocciare a proprio piacimento i neo-assunti. Questa farsa non farà nient’altro che asservire i docenti, il personale ATA alle logiche clientelari, smantellando l’ennesimo settore cardine del Paese.

Inoltre siamo estremamente contrari all’alternanza scuola-lavoro presente nella 107 fortemente voluta da Confindustria. Secondo questa disposizione dal 3° delle scuole secondarie gli studenti iscritti ai licei dovranno effettuare 200 ore di lavoro mentre quelli iscritti agli istituti tecnici 400, ovviamente non retribuiti. Queste ore possono essere svolte durante le feste natalizie, pasquali o le vacanze estive togliendo quel poco di tempo libero tra le pause didattiche riservate agli studenti. Durante queste feste molti studenti già svolgono lavori, specialmente al Sud, dando una mano ai genitori per poter sbarcare il lunario.

Vediamo che  il Governo non ha mosso un dito per arginare il caro libri che anche quest’anno supera il tetto massimo di spesa.Il Codacons ha calcolato che le famiglie spenderanno circa 1100 euro per poter mandare a scuola i propri figli.

Le strutture scolastiche sono vecchie e fatiscenti, 1 edifico su 5 ha lesioni strutturali, inoltre il 74% di essi non rispetta le norme di sicurezza (assenza di porte antipanico, scale di emergenza, barriere architettoniche per i disabili)

Anche lo Student-Act proposto quest’anno da Renzi, come Fgci già l’abbiamo denunciato, non risolve in alcun modo i problemi abissali della scuola, con finanziamenti insufficienti, bonus cultura di 500 euro distribuiti a mò di mancia senza nessun principio di equità sociale; l’esenzione delle tasse con una forbice troppo stretta per il reddito ISEE di cui ne potrà usufruire solo una piccola parte della popolazione non vanno nella direzione a cui auspichiamo.

In barba ai principi e all’articolo 33 della Costituzione:

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. […Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato …]

Si continuano a finanziare le Scuole Private fornendo incentivi e sgravi fiscali alle famiglie che iscrivono i propri figli a quelle paritarie.
Tutto questo a discapito della didattica pubblica e del sapere dei giovani.

Non se la passa nemmeno tanto bene l’Università Italiana che dovrebbe essere il vero motore della crescita economica. Nel giro di 6 anni il numero di immatricolati è sceso di poco più di 40000 unità (dati Istat),il Fondo del Finanziamento ordinario dell’ Università è sceso di oltre il 20% in meno. Inotre c’è stata una forte riduzione del corpo docenti, -22%  negli ultimi 6 anni. Tutto questo“grazie” alla legge Gelmini e all’ introduzione dei punti organico che premiano o puniscono i singolo Atenei non per la capacità didattica e scientifica che riescono ad esprimere all’interno dei propri dipartimenti ma per regole inerenti ai propri bilanci. La beffa è che anche gli Atenei che si trovano in una situazione più virtuosa si trovano con le mani legate senza potersi ampliare e senza la possibilità di sostituire i docenti in pensionamento.
L’Italia va in netta controtendenza rispetto i Paesi della UE, ad esempio in Germania l’istruzione costituisce quasi il 10% della spesa pubblica totale mentre in Italia,ci attestiamo intorno il 7%.

Con i nuovi ISEE introdotti dal Governo Renzi la situazione non è migliorata anzi molti studenti  in questi anni a parità di reddito degli anni precedenti, si son ritrovati “più ricchi” perdendo diverse agevolazioni tra cui borse di studio e alloggi universitari.
Per quanto riguarda la ricerca il 95% dei fondi  arriva dall’Europa, l’Italia si dimostra scarsamente attrattiva sotto questo punto di vista a causa dei continui tagli a questo settore; ogni anno si ha una vera ondata e fuga di cervelli, infatti circa il 16% dei ricercatori emigra all’estero, causando un grosso danno allo Stato che si vede privato di una larga fetta di capitale umano preparato ed istruito all’interno delle strutture Statali;purtroppo queste uscite non vengono compensate in entrata, solo il 3% dei ricercatori arriva dall’estero.
Pochi ricercatori rispetto al resto d’Europa corrispondono inevitabilmente anche a pochi Brevetti, nel 2004 si registravano 974 mentre nel 2016 sono poco più di 650.
Mancanza di Brevetti sono sinonimo di scarsa competizione sul mercato e quindi mancanze di entrate.
Il polo di ricerca a cui ha pensato il Governo non sembra, già dai primi passi, andare nel verso giusto. Il progetto dell’Human Technopol, così denominato, ha già suscitato parecchie perplessità nel mondo della Ricerca: Renzi è stato “bacchettato” addirittura da Napolitano per aver concesso la gestione dei lavori per i primi 2 anni all’Istituto Italiano Tecnologico di Genova senza aver pubblicato nessun bando, senza nessuna comparazione valutativa, quindi senza il principio della massimizzazione del profitto in quanto non si è data la possibilità di valutare altre possibilità, tutto ciò con soldi che derivano dal denaro pubblico.
I Paesi più virtuosi dell’area UE nonostante la crisi non hanno cessato drasticamente a finanziare ricerca ed istruzione.
Ci ripetono e ci dicono che i soldi non ci sono ma si continua a finanziare guerre con cui non sarà né curato né istruito nessuno, ed elargire ogni anno oltre 1 miliardo al Vaticano. La nostra proposta per uscire dalla crisi è di investire in istruzione fornendo:
LIBRI DI TESTO GRATUITI;
AUMENTARE IL NUMERO DI BORSE DI STUDIO;
FORNIRE ALLOGGI UNIVERSITARI;
POTENZIARE LE MENSE SCOLASTICHE;
AUMENTARE I FINANZIAMENTI ALLA RICERCA;