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Il profitto dei padroni sulla pelle dei lavoratori

di Amedeo Salice, Segretario FGCI Catania

Ci risiamo.

Sarebbe stato bello non cominciare con queste consuete parole l’ennesimo nostro articolo di denuncia, sull’ennesimo licenziamento padronale che avviene in provincia di Catania.

Ma sono i fatti, gli spiacevoli fatti che ancora una volta avvengono, a metterci in tali condizioni.

Per chi vive nel catanese (e non solo), è davvero difficile non conoscere quel colosso commerciale siciliano della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che tiene assieme Famila, A&O e Etnapolis. Stiamo parlando, chiaramente, del Gruppo Roberto Abate S.p.A; sì, quello legato a doppio filo con il centrodestra catanese che fa capo all’attuale primo cittadino del capoluogo siculo, Salvo Pogliese.

Famoso, il Gruppo Abate, ma non solo per questo: di recente è infatti tornato alla ribalta delle cronache locali dopo la decisione dei suoi vertici di svendere 20 dei propri circa 70 punti vendita appartenenti al ramo d’azienda riconducibile ai supermercati a marchio Famila, IperFamila e A&O (tra le province di Siracusa e Catania) al gruppo ragusano Ergon, già proprietario dei marchi Despar, Eurospar, Interspar, Alta Sfera e Ard Discount, dopo aver dichiarato di trovarsi “in una fase di crisi economica insuperabile”. Ci sarebbe da dire, inoltre, della stretta connessione di questi due gruppi tra loro, data la medesima appartenenza alla stessa società consortile, la SD Sicilia Discounts, che gestisce i supermercati con logo Ard Discount.

Ma c’è di più, dato che lo stabile che ospita il Centro Commerciale Etnapolis (il quinto Centro Commerciale più grande d’Italia, con un’estensione di oltre un 1 km e un’area di circa 105.000 m², all’interno della quale conta circa 150 negozi), di proprietà – guarda un po’! – della società che fa capo ai figli del Commendatore Roberto Abate, è stato venduto alla statunitense Morgan Stanley, banca d’affari che ha acquisito già anche gli immobili del parco commerciale Centro Sicilia.

A pagar le conseguenze di tutto questo giro speculativo finanziario tra grossi imprenditori locali e monopoli saranno, ancora una volta, i lavoratori; tra loro in particolare 40 operai addetti alla logistica appartenenti alla L.T.M S.r.l (Gruppo F.lli Di Martino), a causa della dismissione del contratto di affitto di ramo aziendale con il Gruppo Abate. Dal 10 gennaio, infatti, il colosso dei trasporti ha di fatto messo alla porta ben 40 lavoratori – attualmente in sciopero davanti i cancelli della loro (ex) azienda -, mentre altri 170 rischiano di essere sbattuti per strada.

Quale sarà il destino di questi 40 operai, di quelle loro 40 famiglie lasciate senza nessuno stipendio (e nessuna garanzia)?

E dire che lo stato di precarietà di questi dipendenti andava ormai avanti da tempo. La Roberto Abate S.p.A era stata invitata infatti più volte a manifestare le proprie intenzioni durante lo scorso anno; ma non si è mai presentata. Neanche in prefettura, lo scorso 28 dicembre. Il silenzio, come era prevedibile, serviva solo a prendere tempo prima di chiudere le difficili trattative del ramo punti vendita con i nuovi acquirenti, che dovrebbero adesso anche farsi carico del debito sul personale (mensilità arretrate, permessi in contratto mai goduti, ferie etc.), rendendo la logistica un ramo aziendale ad alto rischio di taglio.

I dipendenti della L.T.M S.r.l, i più anziani, lavorativamente parlando, tra il personale del Gruppo Abate, contrattualmente sarebbero dovuti rientrare al servizio dell’azienda che li ha “affittati”. Chiuse le trattative Abate-Ergon-MD-Arena sono, invece, rimasti tagliati fuori.

È ovvio che incrementando le reti vendita, chiunque ne divenga il proprietario, vedrebbe l’accrescersi anche del fabbisogno logistico. Com’è anche ovvio del resto, però, che nel settore logistico un dipendente con più di 40 anni, di cui almeno 20 di scatti d’anzianità, un contratto a tempo indeterminato, usurato dal pesante lavoro e dai lavori pesanti, è molto poco appetibile da mantenere per un’azienda – qualsiasi essa sia – in cerca di profitti.

Presto spiegato è dunque il futuro che toccherà ai lavoratori oggi licenziati: saranno probabilmente a breve sostituiti da nuovi vari gestori di cooperative di preparazione; e da nuovi giovani e ricattabili schiavi con contratti a termine, pagati ad ore per massacranti lavori a cottimo, che sforeranno gratuitamente e abbondantemente l’orario retribuito; mentre nel frattempo altri dipendenti dell’azienda saranno richiamati da altri settori per tamponare la situazione.

Intanto la manifestazione di protesta prevista per sabato 12 gennaio davanti al supermercato Famila di via Messina a Catania è stata annullata dagli stessi lavoratori L.T.M S.r.l, che hanno positivamente accolto l’appello “state buoni se potete”, lanciato da più parti, in attesa dell’incontro che si terrà lunedì 14 alle ore 15.00 nella sede del Gruppo Abate alla presenza dei nuovi proprietari, il Gruppo Arena.

Il tentativo assai difficile di mediazione è quello volto al salvataggio del posto di lavoro dei 40 lavoratori della piattaforma della zona industriale di Catania, tagliati per il momento fuori dalla pantomima di compravendite tra il Gruppo Abate e diverse altre società che operano nel settore della grande distribuzione siciliana.

Il quadro delle cessioni dei punti vendita Abate non è del resto ancora concluso; ed è molto probabile che il numero dei dipendenti sollevati dai loro incarichi possa aumentare nelle prossime settimane.

Attendendo nuovi sviluppi, la FGCI Catania si schiera a fianco degli operai licenziati e delle loro famiglie, vittime di un sistema perverso atto a garantire solo e sempre maggiori profitti ai padroni e nient’altro che povertà e schiavitù salariale ai lavoratori.

Nella speranza di non dover un domani sentenziare sulla chiusura della vicenda, dopo i tanti “ci risiamo”, anche con l’ennesimo “noi ve l’avevamo detto”.

La denuncia di uno dei lavoratori vittima dell’ingiusto licenziamento:

L’invito dei lavoratori al boicottaggio dei supermercati del Gruppo Abate:
“I supermercati A&O e Famila di Catania e provincia del Gruppo Abate, stanno svendendo tutto fino a eliminazione. Dell’eliminazione fanno parte oltre 40 dipendenti della logistica, da domani ex L.T.M . Non aiutateli a eliminare 40 lavoratori. Non fate la spesa nei supermercati sopracitati.”