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Brexit, May e la questione della sovranità

di Nicolò Monti, Segretario Nazionale FGCI

La Camera dei Comuni ha bocciato sonoramente l’accordo stretto tra la Premier May e l’Unione Europea per una Brexit morbida, o quantomeno amichevole nei limiti del possibile. Moltissimi i riottosi dei Tories (ben 118) che hanno votato contro, assieme ai gruppi di opposizione (tra cui i Labour) e gli unionisti del Nord Irlanda, che fanno parte della maggioranza.

432 voti contrari contro appena 202 a favore dell’accordo, stipulato con enormi difficoltà dalla May, che non aveva convinto nessuno, né i cosiddetti Brexiters, né gli Europeisti.

Adesso le alternative sono poche e tutte con destini incerti: il ricorso al voto con un nuovo referendum, il ritorno al tavolo delle trattative con la UE, oppure una Hard Brexit senza accordo con l’Europa.

Tralasciando per un momento i grattacapi della May, sempre più debole e in difficoltà, la questione al centro del dibattito pubblico riguarda la presunta violazione della volontà popolare da parte del parlamento o (se vista con altri occhi) la legittimità del parlamento a bocciare l’accordo.

Come spesso accade, la verità è nel mezzo. Il referendum del 23 Giugno 2016 era consultivo e non vincolava in nessun modo il governo inglese ad accettarne l’esito, ma l’allora Premier Cameron, dimettendosi, prese atto della vittoria del “Leave”. Con la May ebbe inizio il percorso di uscita dall’Unione Europea. Sembra cosa normale e scontata, ma nella nostra Italia fin troppe volte gli esiti del voto popolare sono stati ignorati dai vari governi.

Ricordiamo la reazione degli sconfitti, che con cieca rabbia si sono scagliati violentemente contro chi ha votato a favore della Brexit, definendoli ignoranti, anziani incapaci di comprendere, servi sciocchi dei sovranisti. Addirittura, più di qualcuno chiese di introdurre dei limiti al diritto di voto, profetizzando una larga vittoria del “Remain” se avessero votato solo i cittadini ben istruiti e informati. Un vero e proprio dileggio nei confronti dell’esercizio del voto al limite del ridicolo, oltretutto fatto da chi si autodefinisce democratico.

A vedere i sostenitori del Remain ieri sera, esultanti e con le bandiere della UE in mano a ringraziare il parlamento, i dubbi sulla violazione della sovranità popolare sono venuti a molti, ma non è così. Il parlamento è eletto per rappresentare l’interesse dei cittadini ed ha il pieno diritto di esprimersi su leggi e provvedimenti del governo in tutta libertà. Nei fatti, la Camera dei Comuni ha bocciato l’accordo, ma non il risultato del referendum, con buona pace di chi tifava (loro sì) per il completo rigetto della Brexit e della consultazione popolare.

Ritorna galoppante la richiesta di indire un nuovo referendum, forse con l’intenzione di farlo e rifarlo finché non vince il Remain, ma la democrazia non funziona così. Per fortuna, aggiungerei.

La Gran Bretagna si appresta ad uscire dall’Unione Europea e il 29 Marzo è la data X, come lo farà è ad oggi tutto da vedere, ma lo farà.

I comunisti inglesi hanno spiegato molto bene i motivi del sostegno alla Brexit. Chiedono una Brexit popolare, per l’autogoverno, per l’indipendenza e la liberazione dalla gabbia delle politiche e dei trattati europei che strozzano i popoli nella morsa del capitalismo. Per l’uscita dalla NATO e da ogni guerra imperialista.

Come FGCI siamo al loro fianco, contro un’uscita da destra dalla UE che si tradurrebbe in un semplice cambio di padrone, contro il liberismo a danno esclusivo dei lavoratori, per un’uscita dalla UE che rivendichi sovranità, indipendenza e cooperazione proficua e pacifica tra i popoli di tutta Europa.

Sarebbe auspicabile, per il nostro Paese, un dibatto leggermente più serio sul tema ma, a pensarci bene, il giorno in cui avremo una classe politica degna, e non superficiale e vanitosa come la nostra, forse saremo già usciti da un pezzo dall’Unione Europea.