Home Home Il Primato Morale ed i Comunisti Italiani

Il Primato Morale ed i Comunisti Italiani

di Frunze

Il Governo del Cambiamento presenta una seria sfida alla sinistra di classe italiana. Infatti, sfruttando la nostra persistente debolezza ed una diffusa confusione ideologica, la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle sono riusciti ad appropriarsi di alcuni nostri temi: la lotta alla Legge Fornero e all’Unione Europea in primis. Sebbene essi li sventolino senza convinzione né cognizione, ciò garantisce loro un certo sostegno dai vasti strati popolari stremati da otto anni di austerità neoliberista, la cui analisi manca spesso di profondità e autocoscienza di classe. Al tempo stesso, l’attuale opposizione parlamentare, larga parte del mondo intellettuale ed alcuni organi dello Stato sono ancora rappresentanti di quel regime mai eletto che ha imposto l’austerità e che rappresenta gli interessi del grande capitale italiano ed europeo. La sinistra di classe deve dunque fronteggiare un Governo ed un’opposizione parlamentare che sono espressioni di due frazioni diverse dello stesso capitale.

Il compito rivoluzionario e didattico del Partito Comunista Italiano, già arduo di per sé, viene poi notevolmente aggravato dall’aspra lotta per il Primato Morale attualmente in corso. Infatti, l’opposizione parlamentare non può contestare l’attuale Governo sul tema delle politiche sociali ed economiche, poiché ha fatto e farebbe nuovamente di peggio: mentre il Governo Conte calava umiliato le brache davanti alla Commissione Europea, l’opposizione invitava a calarle di più e più in fretta. Al contrario, sfruttando la palese inadeguatezza della classe dirigente a 5 Stelle e le pulsioni razziste della Lega, l’opposizione parlamentare può invece erigersi pretestuosamente ad ultimo bastione antifascista, antirazzista e democratico. Questo non avviene solo in Italia, ma è un fenomeno esteso tutto l’Occidente capitalistico, come dimostrano le campagne contro Trump negli USA e contro l’AfD in Germania. Infatti, la ristrutturazione della produzione capitalista occidentale e le politiche fiscali restrittive impediscono una ricomposizione tra le frazioni nazionale ed internazionale (piccolo e grande) del capitale in cui ambo possano estrarre profitto sulle spalle dei lavoratori; dunque, nel caso dell’Italia, il Primato Morale diviene lo strumento ideologico per mantenere una coalizione politica attorno al grande capitale integrato a livello europeo per come tale coalizione si era strutturata nel ventennio berlusconiano: non perché materialmente benefica, ma perché moralmente retta.

La sinistra di classe eredita qui una posizione di particolare debolezza. Per anni essa ha vissuto e lottato all’interno della coalizione antiberlusconiana ed ha eretto a suoi intellettuali di riferimento alcune figure, principalmente professori universitari e giornalisti RAI, che hanno guidato tale battaglia morale: come riassume bene un noto meme su Internet, il ventennio berlusconiano fu il periodo più squallido della nostra Storia ed il rigetto davanti a questo degrado morale fu il collante della sua opposizione. Tuttavia, ciò ha portato ad assumere questi intellettuali di carattere liberale ed appartenenti alla borghesia progressista: non serviva allora essere tanto a sinistra per reclamare il Primato Morale davanti a nani e ballerine berlusconiani. Ora però, questi intellettuali rispondono alla chiamata d’armi della propria classe sociale e producono gli strumenti culturali per giustificarne il dominio: l’epistocrazia, la xenofilia e l’europeismo per citarne alcuni. Sfruttando e replicando poi lo stesso schema culturale antiberlusconiano, questi concetti vengono capillarmente trasmessi e riprodotti dal ceto medio riflessivo semicolto in varie forme: dai media liberal strutturati (i.e. Internazionale, Jacobin Italia, Propaganda Live) ai meme salaci condivisi spontaneamente su Facebook e WhatsApp. Un tema frequente a tal riguardo è la voluta confusione dell’internazionalismo proletario con il cosmopolitismo capitalista. In questa narrativa, l’opposizione al Governo giallo-verde diviene dunque la parte moralmente migliore del Paese, aperta al prossimo, allo straniero ed al diverso. Il discorso politico si riassume così in una dialettica manichea del Bene contro il Male che non ammette posizioni intermedie e che nega a priori non solo le proposte, ma anche le questioni poste dal Governo gialloverde.

In tale situazione, il Partito Comunista Italiano deve rifuggire e smascherare la moralizzazione manichea del discorso politico per trasmettere il suo messaggio di alternativa radicale. Già oggi il Partito porta avanti campagne basate sui contenuti, dando a Cesare quello che è di Cesare in maniera oggettiva. Inoltre, come scritto spesso nei nostri documenti, “solo chi esprima un giudizio netto sull’irriformabilità dell’Unione europea può aver titolo ad accreditarsi come opposizione credibile al patto giallo-verde”. Non v’è dunque necessità di rivedere la linea ideologica del Partito o di cambiare quanto appena approvato ad Orvieto. Tuttavia, soprattutto in vista delle elezioni europee, sarebbe forse necessario aprire un dibattito interno al Partito su come meglio affrontare questa lotta per il Primato Morale. A tal fine, questo documento non offre purtroppo soluzioni immediate per come strutturare l’attività delle sezioni, bucare la censura mediatica o raggiungere le masse. Però vuole esplicitare due tendenze deleterie da cui il Partito ed i suoi militanti dovrebbero essere chiaramente distinguibili.

Da un lato, la sinistra liberale benestante ha prodotto recentemente una serie di campagne “buoniste”, incentrate per lo più sulla mitizzazione dei migranti africani. Se Saviano sogna sindaci africani per salvare il suo Sud martoriato, vi sono molti altri che in maniera razzista riducono questi immigrati a immagini monodimensionali positive, vittimizzate e de-responsabilizzate. Come detto prima, ciò conviene alla sinistra liberale perché le permette di vincere facilmente il Primato Morale sul piano dei diritti civili, mentre su quelli sociali od economici la cosa si farebbe diversa. Tuttavia, ciò fa anche il gioco della Lega che può presentarsi come protettrice degli Italiani contro spacciatori nigeriani e rapinatori moldavi. Qui il Partito Comunista Italiano dovrebbe evitare tutte queste campagne “buoniste” ed i loro eventi (inclusi i meme stupidi condivisi su Facebook), in quanto esse sono irrimediabilmente egemonizzate dalla sinistra liberale benestante. Questo ceto medio riflessivo semicolto è conscio della disumanità dell’attuale sistema, ma al tempo stesso ne è tra i principali beneficiari: i suoi redditi non sono cambiati sensibilmente e gli si sono aperte numerosissime possibilità (due fra tutte la mobilità internazionale e la colf rumena). Per risolvere questa dissonanza cognitiva, tale ceto dà vita alle campagne che definiamo qui “buoniste” in quanto autoreferenziali (lo scopo è far sentire bene chi vi partecipa), decontestualizzate (tacciono sulle cause sottostanti, sulle condizioni materiali e sulle responsabilità pregresse) ed organiche al sistema (che va corretto, ma non cambiato). Inoltre, pare spesso che tali iniziative servano più che altro ad attirare visibilità verso ego già pieni attraverso una retorica esasperata che cede presto il passo alla realtà dei rapporti di forza e della piccola convenienza politica. Date inoltre le proprie forze, è poi improbabile che il Partito Comunista Italiano riesca a far passare i propri contenuti all’interno di queste campagne “buoniste”. Anzi, visto il carattere di rottura di questi contenuti, esso potrebbe facilmente essere messo alla porta, come avvenne con L’Altra Europa (lista egemonizzata dalla sinistra liberale, con la sinistra movimentista al traino).

Dall’altro lato, una minima analisi di classe evidenzia subito come molti di questi temi c’appartengano. Per fare un esempio, i migranti che sbarcano in Sicilia sono simultaneamente vittime dell’imperialismo occidentale in Africa e proletari sfruttati nei campi del Sud. Allo stesso modo, la contestazione dell’allineamento internazionale di questo Governo è una semplice manifestazione di internazionalismo proletario contro i Governi reazionari di Orban e Bolsonaro. Tuttavia, vi sono anche temi che non c’appartengono affatto: per esempio, la campagna per la meritocrazia è intrisa di odio classista verso chi pretende d’essere classe dirigente pur non venendo dai salotti buoni pariolini o dall’imprenditoria milanese. Alcuni comunisti da cabaret reagiscono a ciò rigettando in blocco tutte queste istanze in maniera massimalista e riuscendo nell’invidiabile impresa di farsi applaudire da Forza Nuova: il Primato Morale viene denunciato come strumento culturale borghese e si adottano in pieno le posizioni opposte. Chiaramente questo rigetto semplifica molto la vita di questi comunisti: banalizzando la propria analisi di classe diventano chiaramente distinguibili dal resto, macchiette caricaturali da talk show, e possono anche cavalcare da sinistra l’onda nazionalista. Tuttavia, ciò è tanto sbagliato quanto lo è l’adesione acritica al cosmopolitismo della sinistra liberale: le campagne “buoniste” danno risposte effimere a questioni reali che comunque meritano risposte. Il Partito Comunista Italiano deve dunque evitare tendenze sovraniste o rossobrune, pur riconoscendo come ormai questi termini vengano usati spuriamente dalla sinistra liberale per colpire chiunque offra un’analisi diversa (cioè da Diego Fusaro al Partito stesso). In particolare, il Partito deve qui rigettare un approccio che si può riassumere, parafrasando un detto inglese di fine Ottocento, con “comunismo per i comunisti e sfruttamento per gli sfruttati” (in originale: “liberalism for the liberals and cannibalism for the cannibals”). Mentre certi maghi schedano persino chi esprime dubbi sul carattere rivoluzionario del meticciato, il Partito deve prendersela con chi vorrebbe il comunismo solo per gli Italiani e non per tutta la classe lavoratrice: come marxisti noi rigettiamo le divisioni etniche perché è la classe sociale che ci definisce.

Come dicevano i Latini in medio stat virtus, ma spesso ciò è più facile a dirsi che a farsi. Infatti, il Partito deve iniziare la propria organizzazione per le Europee 2019 con la corretta ed esplicita individuazione delle campagne “buoniste” e del comunismo nazionalista come entrambi erronei. Esso deve da qui partire e discutere internamente affinché le sue giuste proposte possano al meglio raggiungere i lavoratori. I nodi da sciogliere sono i seguenti: come rapportarsi col Primato Morale, come unire lavoratori italiani e stranieri, come rigettare la banalizzazione del messaggio politico e come smascherare l’ipocrisia delle anime belle. Ancora una volta dunque la domanda è “Che fare?” e la risposta deve essere data dall’oggettiva analisi della situazione e dalla giusta maturità politica, i due elementi fondanti della pratica (vittoriosa) dei comunisti.