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Perché, secondo le opposizioni, Nicolas Maduro è illegittimo? 10 motivi che smantellano questa fallace teoria

Traduzione a cura di Paolo La Scala

Notiamo prima di tutto, un fatto oggettivamente inconfutabile: le elezioni si sono svolte con lo stesso sistema elettorale utilizzato nelle elezioni parlamentari del dicembre 2015, in cui ha vinto l’opposizione venezuelana.

Il quesito posto all’inizio è ovviamente portato avanti da coloro che affermano che Nicolás Maduro è un dittatore, un usurpatore e che il mandato che partirà quest’anno (e che scadrà legittimamente nel 2025) non deve essere occupato da Maduro. Hanno motivi di pensare che Maduro sia un usurpatore (di quale trono?) oppure ripetono semplicemente ciò che sentono?

Opinioni di questo tipo, furono portate avanti in un vertice internazionale tenutosi a Lima, in Perù, all’indomani delle elezioni tenutesi in Venezuela lo scorso 20 maggio. La dichiarazione emessa in quel vertice giudicò il processo elettorale venezuelano illegittimo perché mancante della partecipazione di tutti i partiti politici venezuelani, né della presenza di osservatori internazionali indipendenti, né delle garanzie e delle norme internazionali necessarie per un processo libero, equo e trasparente.

I leader dell’opposizione venezuelana, e ci riferiamo a quelli non democratici, ripetono senza sosta e senza discussione, che Maduro è un usurpatore.

In un atto di disperazione, il Vice Presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, si è trovato costretto a chiamare personalmente la marcia dell’opposizione per il 23 gennaio, a causa dell’incompetenza dei vertici stessi dell’opposizione a Maduro, insistendo e ripetendo che il presidente Nicolás Maduro è un dittatore, un usurpatore e illegittimo a ricoprire la carica di presidente.

La strategia è chiara: mille volte ripeti la menzogna, mille volte diventa vera.

Smontiamo questa menzogna:

  1. Le elezioni presidenziali venezuelane si sono effettivamente svolte il ​​20 maggio 2018, vale a dire prima del 10 gennaio 2019, momento in cui ai sensi degli articoli 230 e 231 della Costituzione venezuelana scade il mandato presidenziale tenutosi 2013 e il 2019. Se le elezioni si fossero svolte dopo lo scorso 10 gennaio, o che non si fossero mai svolte, allora i suddetti articoli e la Costituzione stessa, sarebbe stata violata.
  2. Fu la stessa opposizione venezuelana che sollecitò Maduro ad indire le elezioni anticipate a maggio (e non a dicembre). Fecero così seguendo il dialogo svoltosi in Repubblica Dominicana tra il presidente uscente e l’opposizione locale.
  3. In Venezuela, il voto è un diritto, non è un dovere. Un diritto liberamente praticato da ciascun cittadino, nonostante alcune organizzazioni politiche non democratiche hanno influenzato le intenzioni di voto verso l’astensione. Chi ha deciso di non partecipare al voto, oggettivamente, non inficia in maniera illegittima il processo elettorale, come del resto non inficia la legittimità di quasi 9 milioni e quattrocentomila di elettori che hanno esercitato liberamente il proprio voto in quella tornata elettorale.
  4. In quelle elezioni hanno partecipato ben sedici partiti politici (PSUV, MSV, Tupamaros, UPV, Podemos, PPT, ORA, MPAC, MEP, PCV, AP, MAS, Copei, Hope for Change, UPP89). In Venezuela tutti i partiti politici non sono costretti a partecipare ad ogni tipo di elezioni: ogni partito ha il pieno diritto di decidere se parteciparvi o meno. Questo avviene proprio perché il nostro sistema è democratico. Il fatto che 3 partiti (AD, VP e PJ) abbiano deciso liberamente di non partecipare, non rende illegittimo il processo elettorale.
  5. 6 candidati sono stati nominati: Nicolas Maduro, Henri Falcon, Javier Bertucci, Reinaldo Quijada, Francisco Visconti Osorio e Luis Alejandro Ratti (gli ultimi due hanno deciso di ritirarsi volontariamente).
  6. Maduro ha vinto con un ampio margine, ottenendo 6.248.864 voti, pari al 67,84%; seguito da Henri Falcon con 1.927.958, pari al 20.93%; Javier Bertucci con 1.015.895, pari al 10.82% e Reinaldo Quijada che ha ottenuto 36.246 voti, pari allo 0,39% del totale. La differenza tra Maduro e Falcón fu, quindi, di 46,91 punti percentuali.
  7. Circa 150 osservatori hanno seguito il processo elettorale, tra cui 14 commissioni elettorali provenienti da 8 paesi; 2 missioni tecniche elettorali; 18 giornalisti provenienti da diverse parti del mondo; 1 Europarlamentare e 1 delegazione tecnico-elettorale proveniente dalla commissione elettorale centrale della Federazione Russa.
  8. Le elezioni si sono svolte con lo stesso sistema elettorale utilizzato nelle elezioni parlamentari svoltesi nel dicembre 2015, in cui, curiosamente, vinse l’opposizione venezuelana. Il Sistema elettorale fu, inoltre, automatizzato e sottoposto a rigidissimi controlli prima, durante e dopo le elezioni. Questo sistema ha garantito e garantisce i principi di “un elettore, un voto” perché solo con la propria impronta digitale si può garantire la sicurezza e la segretezza del proprio voto.
  9. Ben diciotto verifiche sono stati eseguite sul sistema automatizzato. I rappresentanti del candidato Henri Falcón hanno partecipato a tutte e diciotto verifiche e hanno firmato i verbali in cui esprimono il loro parere favorevole sull’automatizzazione del sistema elettorale. Le verifiche sono inoltre pubbliche e trasmesse in diretta sul canale online gratuito del Consiglio Nazionale Elettorale. Una volta terminate le verifiche, il sistema viene bloccato e l’unico modo per sbloccarlo è accedervi attraverso l’introduzione simultanea dei codici segreti che ogni organizzazione politica possiede secondo la legge di tutela e sicurezza del sistema elettorale venezuelano.
  10. Nessuno dei candidati che hanno partecipato al processo elettorale ha contestato i risultati. Non ci sono prove di frode, né è stata presentata alcuna prova o denuncia specifica di frode.

Le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 sono state dunque libere, trasparenti, affidabili, sicure ed adeguate per la Costituzione e le leggi, nonostante le pressioni (nazionali ed internazionali) per astenersi dal processo democratico ed elettorale.

In realtà sono altri che cercano di usurpare la carica di Presidente della Repubblica sulla base di un presupposto vuoto di potere non previsto dalla nostra Costituzione; si tenta di creare un “governo di transizione” non previsto dalla Costituzione. E, come se non bastasse, si cerca di esercitare un oscuro potere al di là dei nostri confini, violando palesemente dell’articolo 18 della Costituzione, in cui si afferma che il potere esecutivo è esercitato dal governo, e il governo ha sede a Caracas, nostra capitale. E non fuori dai nostri confini nazionali.

Gli antidemocratici, gli illegittimi, gli usurpatori, sono altri.

I veri (e vari) tentativi di usurpazione, e quindi giuridicamente illegittimi, sono quelli che alcuni settori dell’opposizione perpetrano su impulso e volontà dei governi imperialisti stranieri: esercitano quindi un potere, un’autorità che né il popolo né la Costituzione dà loro.

Questa è la verità, questa è la realtà tangibile. Ripetiamola mille volte.