Home Home Lo strano caso del dottor Sergio e di Mr. Quirinale

Lo strano caso del dottor Sergio e di Mr. Quirinale

di Massimiliano Romanello, Resp. Nazionale Dip. Formazione FGCI

La notizia sembra tratta direttamente da un romanzo di Stevenson e farà molto scalpore, ma ci sembra giusto informare il pubblico. Primo, perché i fatti in questione riguardano il nostro Presidente della Repubblica e secondo, perché essi potrebbero assumere una improvvisa rilevanza internazionale, con conseguenze veramente allarmanti e imprevedibili.


La massima autorità del Paese sembra affetta da un disturbo dissociativo dell’identità: due opposte personalità infatti si susseguono, prendono il sopravvento l’una sull’altra, alternano dei comportamenti del tutto ordinari ad altri invece decisamente più insoliti ed efferati. Lo sospettiamo da tempo, ne abbiamo mormorato in privato, abbiamo fatto alcune allusioni più o meno marcate e prestato attenzione a diversi indizi, ma finalmente, con le recenti dichiarazioni, ogni rimanente dubbio è diradato!

Mattarella ricorda di avere un cugggino in Venezuela.
L’Unione Europea si conferma la Bestia Nera della democrazia.
La scelta per l’Italia deve essere solamente una: sostenere Maduro!

Nell’operato di Mattarella, altalenante nei vari momenti della recente storia politica, si distinguono chiaramente due personalità. Il Sergio Zitto e Firma, quello delle imitazioni di Crozza per intenderci, col suo mezzo sorriso buono per auspici, anniversari e ricorrenze, è una figura noiosa, insignificante, istituzionale, schiva e poco appariscente. Presenta una spiccata predisposizione a promulgare le riforme più neoliberiste e socialmente odiose (come il Jobs Act), quelle fondamentali al funzionamento dello Stato, ma con evidenti tratti di incostituzionalità e pericolosamente imposte al parlamento (come l’Italicum), quelle frutto di un preoccupante clima di intolleranza ed apripista di una pericolosa stagione di repressione (come il Decreto Sicurezza).

Poi c’è il Sergio a Gamba Tesa, carattere più raro, ma inflessibile e decisivo. Appare all’improvviso, al primo indizio che una decisione del governo possa minimamente deviare dalla lunga tradizione di sudditanza atlantista ed europeista che ha caratterizzato le classi dirigenti del nostro Paese. E subito agisce in modo memorabile, tramite veti e forzature ai limiti della Costituzione, dichiarando candidamente che la priorità è la tutela degli investitori, la stabilità dei mercati, il rispetto degli equilibri internazionali. Altro che democrazia e sovranità popolare!
Poi, a situazione normalizzata, scompare esattamente come è venuto, senza lasciare né segno né memoria nel mite volto della sua variante più comune e docile. Così è stato durante l’insediamento del governo Conte – una delle crisi istituzionali più gravi della Repubblica – così è oggi, sullo sfondo del golpe venezuelano tuttora in corso.

Certo, si commetterebbe senza dubbio un grave errore a giudicare la figura di Mattarella basandosi esclusivamente su tali episodi, sporadici e atipici. Ma a pensarci bene, sono proprio queste occasionali ingerenze a dare un profondo significato politico al consueto silenzio a cui siamo abituati. Un silenzio non di imparzialità, ma di garanzia, di accettazione, di tutela e di complicità con un certo tipo di politica, con un determinato assetto mondiale.

Strani i tempi in cui viviamo! C’è chi si autoproclama presidente in piazza (Guaidò), c’è chi immediatamente lo riconosce (Trump), c’è chi subito si allinea alle decisioni imperialiste della Casa Bianca (Parlamento Europeo e molti Stati membri). C’è infine Mattarella che fa pressioni sulla litigiosa maggioranza italiana per far riconoscere un golpista, violare la Sovranità di un Paese non subordinato a Washington, esportare “autentica democrazia” e chissà, magari in tal modo avallare, legittimare e accelerare un’invasione militare.

Contro i servi dell’imperialismo restiamo in guardia e non rendiamoci complici dell’ennesimo bagno di sangue.