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SULLE PROTESTE DEI PASTORI SARDI

di Daniele Mazzasette, Segretario FGCI Verona/agricoltore

Siamo di fronte a nuove proteste popolari, stavolta riguardano i pastori sardi, sono proteste che stanno crescendo in tutta Italia dal Nord al Sud.
C’è un settore intero in protesta, un settore poco considerato, stanco di sentire solo parole e zero fatti.


Un settore tartassato e poco ascoltato (come nel caso delle proteste no tap, demonizzate dai media e dalla stampa) dove la voce del contadino conta poco, perché gli unici interessi sono il libero mercato la concorrenza (sleale) e le multinazionali.
Questi interessi, com’è già visto, riducono drasticamente i piccoli produttori a favore delle multinazionali già ricche.
La situazione Sarda è grave, il costo del latte è di soli 0.60€ al litro, e circa 12000 aziende sono a rischio, visto che il prezzo non copre i costi di produzione.
Ci sono poi altri due fattori che condizionano la rabbia dei pastori, l’importazione del latte della Romania e la sovrapproduzione del pecorino romano a discapito degli altri formaggi.
Nel primo caso sappiamo che in Sardegna si trova il 40% delle pecore presenti in Italia che producono circa 3 milioni di litri di latte,destinati alla produzione di pecorino romano, dobbiamo capire che la colpa non è dei pastori che producono un litro di latte in più, come vogliono farci credere i liberali, ma come già detto, la sovrapproduzione del pecorino romano rispetto agli altri formaggi che non ha portato a nessun guadagno per gli stessi pastori. Anche i contratti sono una battaglia continua, il potere dell’industrie sovrasta sempre più quello dei lavoratori, fissano un prezzo è a fronte di questo non si smuovono, diversamente succede con le cooperative, disponibili a variare leggermente il prezzo.


“Quest’anno la maggiore cooperativa sarda ha fissato il prezzo d’acconto a 70 centesimi, per dare un segnale di vicinanza ai pastori ma pure al mercato caseario per non far crollare il prezzo”, dicono da Coldiretti.
La vicinanza della lega e della destra in generale con la battaglia dei pastori è un chiaro esempio di ipocrisia, non a caso sono gli stessi che nel 2010, nelle proteste al porto di Civitavecchia, erano a fianco della polizia che manganellava (su ordine del ministro dell’interno leghista) i pastori in protesta, considerati come criminali e trattati come tali, senza avere un minimo di possibilità, a esporre le proprie ragioni di protesta (sempre legate al prezzo del latte, 0.65€).
In Italia, perché le proteste abbiano risalto mediatico, è necessario attuare delle azioni forti, come il rovesciamento del latte sulle strade e il blocco delle strade. Fa discutere la scelta di Salvini di stare dalla parte dei lavoratori, quando proprio lui, con il proprio decreto sicurezza, ha inasprito il reato di blocco stradale, in pratica, va contro se stesso?
I comunisti si schierano con i pastori e i contadini, contro il libero mercato e le multinazionali che distruggono sempre più le nostre aziende e il nostro made in Italy.

Le politiche devono rafforzare i produttori, le piccole aziende, bisogna ritornare a dialogare con i contadini, e non con le grandi imprese!


Fonti: