Home Home Voler volare senz’ali: verso la privatizzazione dell’aeroporto di Catania.

Voler volare senz’ali: verso la privatizzazione dell’aeroporto di Catania.

di Amedeo Salice, Segretario FGCI Catania

Succede da tempo che si vendano al miglior offerente interi settori di infrastrutture nazionali. Succede, ancora, che lo si faccia senza tener minimamente conto di chi, quei servizi, per la maggiore li utilizza: i cittadini. Succede anche in Sicilia, in maniera più dura che nel resto d’Italia; in una terra abbandonata a sé stessa, bacino elettorale per il politico mainstream di turno e da sempre paradiso del clientelismo più becero e vigliacco. E stavolta tocca a Catania.

Da tempo è noto ormai l’obiettivo della Camera di Commercio unificata di Catania-Siracusa-Ragusa, la quale controlla la Società Aeroporto Catania (SAC) a cui è affidata la gestione dell’aeroporto Fontanarossa di Catania, di svendere ai privati il settimo aeroporto italiano per numero di passeggeri, il quale potrebbe tornare ad essere come in passato, dati i discreti margini di crescita dei primi mesi di questo anno, attraverso adeguate politiche di sviluppo turistico e commerciale, volano per l’economia di tutta la Sicilia Orientale.

Indubbio è il fatto che voler porre adesso l’aeroporto nelle mani dei privati non possa che costituire l’ennesimo danno ai cittadini tutti e un ulteriore smacco allo sviluppo della nostra terra, già vituperata da anni di crisi e abbandono da parte dello Stato. La speculazione con cui i soliti noti potrebbero trar profitto da questo acquisto costituirebbe dunque soltanto un ulteriore aggravio per la disastrosa situazione economica, d’abbandono e isolamento in cui già versa l’isola. Un rischio tangibile non solo per la ricaduta negativa che avrebbe su tutto il territorio siciliano, ma in particolar modo sull’occupazione della zona, mettendo in serio pericolo oltre un centinaio di posti di lavoro relativi a vari settori della struttura aeroportuale; tutti coperti da contratti a tempo determinato.

Così, mentre si mette all’asta la struttura aeroportuale, con l’avallo di CGIL CISL UIL UGL che si sono dimostrati ampiamente disponibili a collaborare al processo di privatizzazione, noi ci chiediamo: che fine hanno fatto i tanti politici locali e nazionali, che si riempiono spesso la bocca di sacre parole come sovranità nazionale, difesa della patria e nazionalizzazioni; che vengono qui in Sicilia a farsi le passerelle elettorali, per poi scomparire il giorno dopo la fine delle consultazioni?

Dov’erano – e dove sono – questi, quando si discuteva delle obsolete ferrovie isolane a binario unico, della tratta che congiunge la Sicilia a Lampedusa e Pantelleria in tempi biblici, alle autostrade colabrodo, ai viadotti che cadono a pezzi e al resto della disastrata – se addirittura proprio inesistente – rete viaria isolana? E dove saranno, adesso, mentre l’ennesimo spettro della disoccupazione e del collasso economico si abbatte su una delle zone più prospere dell’isola?