Home Home Jacobin: “Amazon, non è che un debutto”

Jacobin: “Amazon, non è che un debutto”

Cinquantacinque lavoratori di origine somala hanno fermato un magazzino Amazon in Minnesota. Si tratta del primo sciopero nella storia di questa azienda in terra statunintense. Promettono che la lotta proseguirà.

In quello che potrebbe essere definito il primo sciopero organizzato in una struttura di Amazon in terra statunitense, cinquanta dipendenti somalo-americani hanno incrociato le braccia per protestare contro gli aumenti dei ritmi di lavoro. E gli organizzatori avvertono che questo non sarà l’ultimo sciopero. 
Dopo l’ennesima richiesta di accelerazione in una sede già nota per dei ritmi di lavoro fulminei, i lavoratori del magazzino di Amazon nel Minnesota hanno interrotto le loro attività per tre ore nel turno di notte.
Lo sciopero del 7 Marzo nel centro di distribuzione Amazon di Shakopee, Minnesota, è la seconda azione di protesta di questi lavoratori in tre mesi.

Gli scioperanti lavorano nel reparto di stivaggio; mettono sui scaffali gli oggetti che sono scaricati dai camion in entrata e poi processati. Una volta messa sui scaffali, i raccoglitori suddividono la merce negli ordini dei clienti

Affrontando letteralmente un conto alla rovescia, gli stivatori  hanno il compito di individuare lo spazio vuoto per la merce in arrivo in un magazzino intero di 850.000 piedi quadrati. Sulle teste degli stivatori pendono due regole da rispettare: “il tasso” e “gli errori”.

Più veloce e più preciso 

Il tasso si riferisce alla produttività, misurata in mansioni per ora. Ci si aspetta che gli stivatori mantengano uno standard di 240-250 mansioni l’ora. Qualunque tempo morto, come ad esempio bere acqua o usare il bagno, è contato contro il tempo produttivo. 

Gli errori sono la misura dell’accuratezza nello scannerizzare e piazzare gli oggetti. 

Dal 2017, il numero di errori consentiti è stato ridotto da 1 su 1000 oggetti a 1 su 2200, come sostiene Abdirahman Muse, direttore di un centro sindacale che ha organizzato le proteste lavorative in Amazon. 

Allo stesso tempo, il tasso richiesto è consistentemente aumentato. Il risultato? Ci si aspetta che i lavoratori vadano costantemente più veloci commettendo meno errori. «Il ritmo di lavoro è inumano – dice attraverso un traduttore Mohamed Hassan, uno degli scioperanti – Tutti si sentono continuamente minacciati dal sistema». Se i lavoratori commettono due errori in occasioni separate, possono essere licenziati

Sciopero improvviso

Il tasso e gli errori sono problematiche per tutti i lavoratori dei magazzini Amazon – ma nel magazzino di Shakopee, queste problematiche sono aggravate dal regime di preghiera dei lavoratori. 

Molti lavoratori di Shakopee sono immigrati est africani e musulmani praticanti; gli organizzatori dicono che Amazon non ha fornito sistemazioni sufficienti per osservare la loro religione. 

I musulmani devoti pregano cinque volte al giorno, con ogni preghiera che dura tra i cinque e i dieci minuti circa. Quando i lavoratori musulmani si fermano per pregare, Amazon conteggia spesso quel tempo contro quello produttivo. 

I lavoratori nel dipartimento di stivaggio si sono recati al magazzino quella notte scoprendo che i loro tassi erano stati aumentati di nuovo. «Quando ci hanno parlato dei cambiamenti e del crescente, crescente, crescente carico di lavoro,» dice Hassan, «abbiamo deciso di contrattaccare.»

Circa metà dei sessanta stivatori del turno di notte sono usciti insieme dalla struttura. L’azione è avvenuta subito dopo la pausa pranzo, intorno a mezzanotte, il momento in cui avrebbe ottenuto il maggior impatto possibile sulle operazioni di tutto il magazzino. 

I lavoratori si sono incontrati per strada in un ristorante Perkins, dove hanno scritto e votato una lista di rivendicazioni. Oltre a chiedere “la fine degli ingiusti tassi che provocano errori e licenziamenti,” hanno richiesto che Amazon smetta di utilizzare dipendenti temporanei, che “smetta di contare le pause per il bagno e per la preghiera contro il tempo produttivo,” e che venga mantenuta meglio l’attrezzatura lavorativa che sempre più spesso provoca infortuni.

Tre ore dopo, gli scioperanti sono tornati nella struttura e sono riusciti a far arrivare le loro richieste ai dirigenti di Amazon. I supervisori hanno rifiutato di incontrare i lavoratori in gruppo, ma hanno accettato di incontrarne un rappresentante il giorno successivo. Secondo gli organizzatori dello sciopero, nulla di concreto è venuto fuori da quell’incontro. 

Non finisce qui

Il centro Awood, situato nella comunità degli immigrati est africani nel Minnesota, supporta l’organizzazione dei lavoratori Amazon da due anni. 

A giugno, è stata organizzata una manifestazione fuori il magazzino della compagnia a Eagan, Minnesota, richiedendo ad Amazon di rispondere alle lamentele dei lavoratori per il caldo estremo e alla mancanza di sistemazioni per pregare. 

L’anno scorso, i lavoratori che si sono organizzati con Awood sono stati i primi nella nazione a negoziare condizioni lavorative con Amazon. A novembre, la società ha dichiarato che avrebbe incaricato un manager di tenere riunioni trimestrali con i lavoratori e di rispondere alle loro lamentele entro cinque giorni. 

Ma questi ed altri provvedimenti hanno fatto poco per risolvere le problematiche riportate dai lavoratori. Il centro Awood si è occupato di un’altra manifestazione di comunità a dicembre, questa volta di fronte alla struttura di Shakopee. Eagan e Shakopee sono entrambi quartieri periferici delle Twin Cities. 

Nella manifestazione è comparsa anche Ilhan Omar, successivamente eletta al congresso – la prima somala-americana a riuscirci – in una circoscrizione che include la presenza di molti magazzinieri. Il magazziniere Khadra Hassan ha chiesto alla compagnia di smetterla di minacciare e di licenziare i lavoratori per non rispettare i tassi in continuo aumento.

Più di cinquanta lavoratori hanno svolto un’ora in meno del turno per partecipare, in quello che potrebbe essere considerato il primo sciopero organizzato in una struttura di Amazon negli Stati uniti. In Amazon si è scioperato molto più frequentemente in Europa, tra gli altri, con mobilitazioni ricorrenti in Polonia, Spagna e Germania. 

Questa però non è stata un’azione episodica. «Non riusciamo ad esaudire richieste così inumane – ha detto Hassan – Continueremo a lottare finché le condizioni non saranno migliorate».