Home Home Secondo il gesuita Papa Francesco, le donne che abortiscono sono assassine

Secondo il gesuita Papa Francesco, le donne che abortiscono sono assassine

di Gabriele Bertoncelli e Corrado Gallo, FGCI Carpi

Il 30 marzo, in centomila hanno manifestato contro il congresso oscurantista tenuto a Verona dalla peggior rappresentanza dei fondamentalisti cristiani. Il giorno dopo, la televisione spagnola ha trasmesso un’intervista del Pontefice. Il papa ha parlato di vari argomenti, dicendo come la pensa su(lle migliaia d)i casi di pedofilia, sull’omosessualità e sul diritto all’aborto. Proprio su quest’ultimo argomento, Bergoglio ha dato il “meglio” di sé.

Quando il giornalista ha chiesto se le vittime di stupro dovrebbero poter abortire, il papa ha ribadito l’opposizione della curia a questo diritto elementare, previsto da gran parte delle legislazioni del mondo. “Posso capire la disperazione [della donna vittima di stupro], ma so che non è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema”. Ha poi rincarato la dose con due domande polemiche: “È lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? E assoldare qualcuno per eliminarla?” (equiparando, quindi, l’aborto ad un omicidio su commissione).

Le dichiarazioni sono da interpretare come un segnale alla politica del suo paese di origine, l’Argentina. Da anni nel paese è presente un movimento di donne che rivendica con forza il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito. Di fronte alla strage di donne (o meglio, ragazze, data la giovanissima età delle vittime) che ogni anno muoiono a centinaia per aborti clandestini, i politici borghesi preferiscono non urtare la Chiesa cattolica, che in Argentina è forte quanto in Italia (ricordiamo anche verte connessioni tra la Chiesa e la Giunta militare all’epoca della dittatura).

Con le elezioni alle porte, i politici argentini strizzano l’occhio ai cattolici. Tramite un progetto di modifica del Codice Penale, verrebbe, infatti,  introdotto il reato di “lesioni al nascituro”. Nel frattempo, la leader peronista Cristina Kirchner ha invitato a non dividersi tra “verdi” (favorevoli all’aborto) e “celesti” (favorevoli all’aborto clandestino), contando così di affrontare la sfida con l’attuale presidente Macri, neoliberista e uomo d’affari arricchitosi ai tempi della dittatura militare, senza però presentare istanze veramente progressiste.

Dopo aver affermato che gli omosessuali possono sempre ricorrere alla psichiatria, Bergoglio ha specificato che “avere tendenze omosessuali non è peccato”. “Questo in teoria, però io parlo di quando i genitori di un ragazzo che cominciano a vedere cose strane, in tal caso bisogna consultare uno psichiatra”. Dopo aver fatto scalpore per l’affermazione “Chi sono io per giudicare gli omosessuali?” (affermazione, che alla data odierna, ha lasciato il tempo che ha trovato e smentita al confronto con la prassi), si è effettivamente messo a giudicarli. Il verdetto? Le sessualità e identità di genere che non corrispondono ai canoni imposti dalla Chiesa, sono “stranezze”.

Sugli scandali per abusi sessuali, papa Francesco ha affermato che “occultandoli si diffondono”. Che sia un cambiamento di rotta rispetto all’atteggiamento di complicità della Chiesa con i preti pedofili? In un momento in cui la Chiesa è scossa più che mai da questi scandali, è più facile pensare a frasi di circostanza. Come possiamo aspettarci che questa istituzione, tanto antica quanto gelosa del proprio potere, possa rinunciare all’impunità per il clero? Basti pensare a Ratzinger, predecessore di Bergoglio, costretto alle dimissioni per aver tentato di riformare il Vaticano, arrivando allo scontro con i poteri che davvero governano l’Ufficio di Pietro.

Passando alla politica estera, in Venezuela la Santa Sede avrebbe provato a mediare tra il governo di Maduro e la destra golpista, “ma non ha funzionato”. Nonostante il papa voglia farsi passare per “alleato del popolo”, il suo discorso neutralista non fa che favorire l’avanzata golpista. Ma come aspettarsi la condanna dell’imperialismo da chi fu a capo dell’ordine gesuitico ai tempi della dittatura militare in Argentina?

L’intervista, passata in sordina in Italia, è l’ennesima prova che Bergoglio non è certamente il “papa rivoluzionario”. La sua “dottrina sociale” non è altro che una risposta alla crisi di autorità di una Chiesa attraversata, come abbiamo visto, da scandali per abusi sessuali e nuove prove schiaccianti sulla complicità con molti altri delitti. Chi, soprattutto a sinistra, si è illuso di trovare in lui una figura progressista, deve trovare il coraggio di ammettere l’errore. Si intensifica sempre di più una battaglia ideologica della destra contro le conquiste in materia di diritti civili. Chi ha partecipato al congresso di Verona trova la sua forza anche nel moderato oscurantismo di Bergoglio.

Anche in Italia è ora di tornare a rivendicare la separazione tra Stato e Chiesa, guardando all’esempio dei socialisti argentini.