Home Home Istruzione. Non il primo né l’ultimo voltafaccia.

Istruzione. Non il primo né l’ultimo voltafaccia.

di Salvatore Ferraro, Responsabile Istruzione FGCI

Gli scioperi del 10 maggio e del 17 maggio hanno una grande importanza perché sollevano delle grandi criticità nei confronti del progetto di autonomia differenziata, nonché si pongono come obiettivo quello di bloccare questo progetto di legge. Un progetto che non deve essere approvato perché imbevuto da meccanismi neoliberali che schiaccerebbero gli interessi dei lavoratori e dei fruitori dei vari servizi, avvantaggiando invece il mondo delle imprese in nome della competitività. Purtroppo non si è raggiunta una convergenza tra l’USB che ha proclamato lo sciopero per il 10 maggio e i Cobas ed altre componenti sindacali che lo hanno  confermato per la giornata del 17. Noi auspichiamo e chiamiamo dunque alla mobilitazione le componenti sociali per entrambe le giornate, consapevoli che entrambe non dovranno costituire un punto di arrivo. 
La giornata di sciopero del 17 maggio era stata proclamata dai Cobas insieme ai sindacati confederali che hanno ritirato l’adesione alla giornata di mobilitazione senza colpo ferire. Infatti CGIL, CISL e UIL hanno preferito sottoscrivere un’intesa col Governo il 24 aprile, nonostante in questa non vi fosse traccia dell’abrogazione del progetto sull’autonomia differenziata. Nell’intesa si prefigura invece tutto ed il contrario di tutto, giacché non si è entrati nel merito della questione.

Purtroppo l’intesa siglata dai sindacati confederali può avere serie ripercussioni, favorendo così piuttosto l’entrata in vigore della scellerata legge. I sindacati confederali ancora una volta hanno abdicato al loro dovere di organismi di difesa dei lavoratori, senza far avanzare di un centimetro i loro interessi. Bene ha fatto la minoranza CGIL “Il sindacato è un’altra cosa” ad aderire insieme ai Cobas alla giornata del 17 maggio e a criticare la maggioranza interna.

Valutiamo fortemente negativo il progetto dell’autonomia differenziata in quanto questo rientra pienamente nel disegno di aziendalizzazione della Scuola Pubblica, incentivandone al suo interno la competizione non solo tra diversi istituti ma, addirittura, tra le varie regioni. L’autonomia, nell’ambito del settore istruzione, avrà ripercussioni sulle decisioni riguardanti l’offerta formativa, sulla distribuzione dei fondi all’istruzione e i meccanismi di governance degli istituti scolastici e sulla formazione di Scuole ed Università (in cui sempre più si farà tangibile la differenza tra alcune di Serie A e altre di Serie B), mentre potrebbe mettere seriamente in discussione il valore legale del titolo di studio, favorendone addirittura il processo teso alla sua abolizione.
L’autonomia, difatti, non compirà l’opera di una diffusione radicata dell’istruzione su tutto il territorio nazionale, ma inasprirà piuttosto il divario tra le regioni più ricche e le aree economicamente più depresse del Paese. Il comparto scuola verrebbe dunque a quel punto a trovarsi esentato dal suo compito primario, volto all’istruzione di massa e indirizzato alla formazione di un sapere critico, favorendo piuttosto un processo testo alla realizzazione di un’istruzione elitaria, per pochi, intrisa di un sapere soltanto nozionistico. Secondo gli esecutori l’autonomia sarà “agganciata ai bisogni delle varie realtà”.

Collegare il sapere alle realtà territoriali in un primo momento sembrerebbe una scelta abbastanza sensata; ma così non è. In che modo si desidera agganciare nella pratica l’istruzione teorica, all’interno di questo quadro normativo, alle specificità territoriali? Ovviamente, attraverso la sua subordinazione alle imprese, incentivando un’istruzione appiattita nello svolgimenti di compiti standardizzati e funzionali all’offerta di lavoro nelle varie imprese territoriali. Nella sostanza, potenziando le pratiche ed i programmi dell’alternanza scuola-lavoro, ora conosciute come competenze trasversali per l’orientamento, trasformando di fatto l’istruzione in un’agenzia di selezione del personale.

A tutto questo diciamo noi diciamo un secco no. Ci stiamo già da tempo confrontando al fine di favorire comitati territoriali atti ad arginare questo disegno di legge e a smascherare altri simili disegni criminali promossi dal governo gialloverde. Mobilitiamoci tutti, adesso. No all’autonomia differenziata.