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Sangue e Merda

di Dipartimento Esteri FGCI

La FGCI incontra spesso ostacoli nella sua attività politica. Tali difficoltà sono infatti inevitabili nella ricostruzione della giovanile comunista italiana, radicata nelle masse giovanili del nostro paese, con forti legami ideali ed internazionalisti. Ci piacerebbe che tali scogli nel nostro percorso fossero all’altezza della “fortuna” machiavelliana, studiata ed analizzata da Gramsci. Invece oggi la FGCI deve difendersi da bieche campagne di chi immagina di metterla in difficoltà: al massimo ci fanno tristezza e di sicuro rafforzano la nostra tempra.

Il Fronte della Gioventù Comunista ha proposto ed ottenuto l’espulsione della FGCI dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY – World Federation of Democratic Youth). Tale espulsione è stata richiesta ed approvata per mere questioni procedurali, portando logiche correntizie in organizzazioni unitarie ed internazionaliste.

La Federazione Mondiale della Gioventù Democratica è un’organizzazione che riunisce quasi tutte le giovanili antimperialiste del mondo. Funziona come piattaforma di comunicazione e dialogo tra queste varie giovanili, che non sono tutte esclusivamente comuniste. Una o due volte l’anno la Federazione organizza inoltre eventi in giro per il mondo, per favorire l’incontro tra le giovanili e per rafforzare l’unità del movimento antimperialista giovanile. Si tratta di un’organizzazione pensata per essere inclusiva, aperta a tutti i giovani antimperialisti, senza vincoli ideologici, per creare l’unità più ampia possibile contro l’imperialismo ed il fascismo.

Fatichiamo dunque a capire perché il Fronte della Gioventù Comunista abbia speso gli ultimi tre anni per espellerci da quella che dovrebbe essere una piattaforma di incontro unitaria, plurale ed inclusiva.

Il Fronte non ha attaccato le nostre posizioni politiche, che sono inattaccabili e che hanno sempre dimostrato la nostra sincera fede antimperialista. Il Fronte ha invece imbastito una questione formale sul nostro cambio di acronimo tra il 2015 ed il 2016, da “Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani” a “Federazione Giovanile Comunista Italiana”. Il Fronte ha infatti sostenuto che il cambio di nome ci togliesse automaticamente lo status di membri, a dispetto della nostra continuità organizzativa. Ironicamente, noi stessi supportammo nel 2015 la domanda d’ammissione del Fronte, che ora ci espelle.

Tuttavia, ancora più grave è la portata dell’espulsione, che non coinvolge solo la FGCI. Insieme ad essa, altre otto organizzazioni europee sono state espulse con l’accusa, palesemente falsa, d’esser inattive o disciolte: si tratta di piccole organizzazioni che magari non viaggiano all’estero per gli incontri della Federazione, ma invece mantengono viva la fiammella dell’antimperialismo nei propri Paesi. Inoltre, i compagni della Gioventù Comunista Svizzera hanno visto la loro domanda d’ammissione respinta con accuse ignobili ed irripetibili. Una undicesima organizzazione è stata poi espulsa e sostituita con i propri scissionisti, che ne erano fuoriusciti dopo aver perso il congresso.

Il Fronte della Gioventù Comunista e chi con esso ha introdotto logiche di corrente in un ambiente che ne è sempre stato privo. Dietro pretesti formali il Fronte ed alcune altre organizzazioni hanno iniziato uno scontro contro gli altri membri e contro lo spirito unitario, plurale e non settario della Federazione. Si sono colpite organizzazioni presenti nel loro tessuto sociale, ma senza soldi o senza finanziatori esteri: il Fronte e chi con esso ha colpito quei membri del WFDY più in difficoltà e che invece più avrebbero bisogno di solidarietà internazionale e di internazionalismo proletario.

Sono state poi violate tutte le procedure interne, non è stata data opportunità di difesa alle undici organizzazioni e si sono sovvertite votazioni. Il Fronte ha sfruttato un certo disinteresse per i fatti europei tra i membri non-europei, che sono la maggioranza. Si è così fatto un processo in contumacia, di cui abbiamo saputo solo per vie traverse: il nostro documento di difesa poi non è stato nemmeno distribuito e la nostra espulsione ci è stata notificata dopo oltre un mese. Non ne avremmo saputo nulla, se alcuni membri della Federazione non avessero protestato davanti a tale prassi correntizia e sleale.

Non sarà una procedura burocratica ad arrestare il cammino della FGCI, né a cambiarne lo spirito unitario ed inclusivo che è proprio della tradizione comunista del nostro paese (“unità nella diversità”). Serve solo ad indebolire i pochi presìdi antimperialisti ed unitari rimasti nel mondo. Si isolano così le organizzazioni più piccole e le battaglie dei loro militanti, contraddicendo quindi lo spirito internazionalista, e si fa arretrare la lotta dei giovani contro l’imperialismo e per il socialismo in tutto il mondo. Resta l’amarezza nel subire questi attacchi da chi si dichiara comunista, almeno a parole. In ogni caso, la FGCI continuerà lungo il suo cammino e non si lascerà intimorire da piccole operazioni frazionistiche. Valuteremo ora i prossimi passi con tutti gli iscritti e nel dialogo bilaterale con le organizzazioni fraterne.