Home Home In Alto a Sinistra: dal Vangelo secondo Johannes, Capitolo 14

In Alto a Sinistra: dal Vangelo secondo Johannes, Capitolo 14

di Giuseppe Provenzano, FGCI Palermo

Questa storia, come tutte le storie che si rispettino, ha un principe come protagonista. E ovviamente, una battaglia da combattere. È una storia di rivoluzioni e di proteste. Siamo in Olanda, è lì che il nostro principe ha i natali. Non da una famiglia nobile però…il nostro, principe lo diventerà in seguito. Infatti Johannes, per tutti Johann, non sa ancora cosa lo aspetta quando, casualmente si ritrova a dare due calci ad un pallone. Sua madre fa la donna di servizio allo stadio dell’Ajax, il club più famoso d’Olanda, e raccomanda il figlio per un provino.

La stoffa c’è, ed il provino è superato. Signore e signori, ecco che il giovanotto diventa scudiero…da lì, ovviamente, è tutto in discesa. Dopo qualche anno, infatti, il brutto anatroccolo è diventato un cigno, lo scudiero finalmente principe. Un principe che combatte su un campo da calcio, con un numero 14 al posto del mantello. Fermi tutti! Un numero 14? Negli anni in.cui la numerazione andava dall’1 all’11? Sissignori. Avevamo detto che sarebbe stata una storia di rivoluzioni, no? Ed ecco la prima: via la numerazione canonica. In fondo lui è Johann Cruijff! A lui uno strappo si deve concedere.

Rivoluzioni dicevamo… con lui si rivoluziona totalmente il mondo del calcio, lui inizierà a far giocare il cosiddetto “calcio totale”, un gioco nel quale tutti gli undici giocatori fanno tutti i ruoli. I risultati sono devastanti: l’Ajax è una macchina da guerra e la Nazionale olandese diventa per tutti l’ “Arancia meccanica” del pallone, una squadra violenta e potente, proprio come i Drughi del film di Kubrick. Una squadra però dannatamente maledetta, una squadra che arriverà ad un passo dal Mondiale, un mondiale che il dio del calcio non vorrà dargli. Quello di Germania ’74 sarà l’unico mondiale della carriera di Cruijff.

Già, l’unico. Non per limiti di età, assolutamente no. Sapete benissimo che ogni storia che si rispetti ha un antagonista. Bene, anche questa ce l’ha. Un orco si pone fra Johann Cruijff ed il suo secondo mondiale. Quell’orco è Jorge Videla, uno dei più feroci dittatori di ogni epoca. Il mondiale del 1978, infatti, si gioca nella sua Argentina, non tanto perché il Caudillo fosse amante dello sport, quanto piuttosto per un fatto di lustro nazionale. Sarà il mondiale delle proteste delle madri dei desaparecidos, sarà il mondiale del Gran Rifiuto. Sì, proprio così: Johann Cruijff, il più grande giocatore sulla faccia della Terra, si rifiuta di prendere parte a quel mondiale insanguinato. Non può andare a giocare in un paese dove non c’è libertà, in un paese piegato dalla Junta Militàr. La sua Olanda arriverà in finale, perdendo di nuovo, stavolta contro i padroni di casa dell’Argentina, sotto gli occhi soddisfatti di Videla.

Chissà come sarebbe andata a finire se ci fosse stato lui, Johann, in campo per quella finale. Magari quel mondiale gli olandesi lo avrebbero sfilato sotto il naso a Videla, magari avrebbero perso comunque. In pochi si ricordano di quel mondiale, per altro palesemente truccato, come era facilmente intuibile. Ma tutti si ricordano dello straordinario gesto di Cruijff, che sensibilizzò molte coscienze e fece aprire gli occhi su quella che era la situazione argentina. Su quest’uomo ci sarebbero aneddoti a mai finire, tanta è stata la grandezza del personaggio, ma questo è il più significativo, perché è la dimostrazione che è più importante dimostrare chi sei realmente, non solo a parole, che passare novanta minuti di notorietà. E poi, lui, di quei novanta minuti proprio non ne aveva bisogno, no. Lui era Johann Cruijff! L’uomo che portò il Verbo pallonaro sulla Terra, illuminando noi poveri ignoranti. Con o senza quella maledetta Coppa del Mondo. Perché lui era Johann Cruijff, tutta una vita “in direzione ostinata e contraria.”