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Berlinguer, un comunista italiano

di Nicolò Monti, Segretario Nazionale FGCI

35 anni fa moriva Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, il partito comunista più grande dell’occidente.

Amatissimo dal popolo comunista, rispettato da tutti, avversari compresi. Portò il PCI a risultati elettorali senza precedenti, incutendo un timore vero verso il “pericolo rosso”. 33%, oggi nemmeno con l’Hubble riusciamo a vederlo quel numero.

Prese decisioni difficili, molte sbagliate e quantomeno discutibili. Non sarei mai stato d’accordo sulla NATO e sullo strappo con Mosca. Non reputo l’Eurocomunismo una via giusta verso il socialismo e credo che non sia riproponibile oggi.

Il costume e l’etica che la cultura del comunismo italiano mi ha insegnato, mi impedisce di definire Berlinguer come un “onesto ma non comunista”, alla stregua di un grillino qualunque. O di attribuire alla sua politica la causa delle disgrazie e dell’annichilimento dei comunisti in Italia. O di mettere la sua figura nel girone dei traditori, opportunisti e chi più ne ha più ne metta.

Tra i comunisti, o sedicenti tali, lo scontro su Berlinguer ha raggiunto livelli imbarazzanti. Non è più analisi del passato e dell’uomo contestualizzato, ma tifo, puro e becero tifo.

Da ammiratore ed estimatore di tutta la Storia del Comunismo Italiano, non potrei mai definirmi Berlingueriano. Ma non mi inserisco in dibattiti di politica minore che hanno il solo scopo di togliersi (pateticamente) dall’ombra gigantesca del PCI, che oscura la propria piccola esistenza di minicomunisti.

Berlinguer era un comunista italiano.
Nè PD nè altri potranno mai cancellarne la storia, le gesta e gli errori.
Lo ricordiamo perchè Berlinguer fa parte di noi, di tutti noi. Perchè la propria identità non la si sceglie come la frutta al banco del supermercato, la si prende tutta e da essa si impara.