Home #NuovaGenerazione Ci dicono di essere pacifici mentre loro ci sparano.

Ci dicono di essere pacifici mentre loro ci sparano.

di Nathan Bernet, FGCI Carpi

Come ormai tutti sapete, la situazione in America è orribile, ma se avete tenuto gli occhi aperti durante questi ultimi anni non è di certo sorprendente. Il governo sta reprimendo la rabbia di un popolo che è stato oppresso per secoli e che viene oppresso ancora oggi. Davanti al malcontento popolare, l’unica risposta del governo USA è la repressione, che sta applicando con i manganelli, i lacrimogeni, il coprifuoco e la guardia nazionale.

Davanti a tale oppressione cosa può fare il popolo se non ribellarsi? Ed è questo che sta facendo. Migliaia di persone, a prescindere del colore della loro pelle, si sono unite nella lotta contro un sistema oppressivo che schiaccia la classe lavoratrice e concentra le ricchezze nelle mani di pochi. Gli stessi pochi che poi vanno in TV e dicono che la violenza è sbagliata e che la polizia ha ragione, gli stessi pochi che poi dispiegano armate di poliziotti e guardie per reprimere il proletariato.

Parliamo qui specificamente di proletariato perché il proletariato è la classe subalterna, la massa di operai e lavoratori che per sopravvivere deve vendere il proprio lavoro a un capitalista, e che ne riceve in cambio un salario.
In America questa relazione è più evidente che mai, con un proletariato perennemente impoverito, dei salari da fame e una classe dirigente fatta di miliardari ricchissimi e proprietari di multinazionali che schiacciano continuamente ogni tentativo di sindacalizzazione e ogni rivendicazione da parte dei lavoratori.

Questa è la situazione economica che la maggioranza degli americani deve subire, che pone le condizioni di partenza per tutto questo malcontento popolare e che colpisce ancora più duramente le persone di colore.

Di fronte a questa situazione, chiunque dica che la violenza è sbagliata si è dimenticato tutta la storia del ventesimo secolo e non solo. Il suffragio universale, la lotta per i diritti dei lavoratori, i diritti politici e sociali, l’opposizione alle guerre imperialiste, come la guerra del Vietnam, la lotta dei neri per i diritti civili, la lotta partigiana, la guerra mondiale, il Sessantotto… Gli esempi sono innumerevoli.

Storicamente, ogni volta che nasceva un movimento in opposizione al governo, o che bisognava rovesciare un tiranno, questo è stato fatto con la violenza. Non perché la violenza è l’unico metodo possibile, o perché la violenza è buona, ma perché la classe dominante ha ignorato ogni altro metodo, e i lavoratori, a corto di opzioni, hanno dovuto fare ricorso alla lotta.

Così oggi in America e così sempre, da migliaia di anni. Opporsi alla violenza in queste situazioni vuol dire opporsi al popolo che resiste contro la dittatura e la repressione, e de facto non è altro che appoggio per il regime al governo. Non a caso infatti molti politici americani e anche europei hanno detto di appoggiare le proteste ma rinnegare la violenza.

Questa non è altro che l’ipocrisia più totale, dato che sono questi stessi politici a dispiegare la polizia contro i manifestanti, mentre loro stanno tranquilli nelle loro ville e nei loro bunker.

Quindi cosa dobbiamo fare oggi? Scendiamo in piazza in solidarietà con gli americani oppressi, e condanniamo l’ipocrisia sfacciata dei politici e dei falsi democratici!

Come possiamo chiamare democratico un paese, l’America, che prova sempre a sottomettere militarmente i governi che si oppongono alla sua egemonia, o a rovesciarli attraverso colpi di stato. Come possiamo chiamare democratico un governo, sempre quello americano, che, di fronte a delle proteste contro il razzismo e la repressione, minaccia di sparare sulla folla? Ma non pensiamo che questo sia un problema che non ci coinvolga direttamente, perché anche il governo italiano è colpevole.

Il nostro governo, malgrado tutte le sue pretese di democrazia e uguaglianza, è alleato militarmente con gli Stati Uniti, e li appoggia nelle loro invasioni imperialiste, fornendo truppe che aiutano gli Stati Uniti ad occupare i paesi che hanno invaso! È forse questa la “democrazia” tanto amata dai governi occidentali, che viene sempre esportata a suon di bombe, missili, e colpi di artiglieria?

Queste sono le domande che dovremmo porci oggi.