Home #NuovaGenerazione Come gli immigrati ci rubano il lavoro

Come gli immigrati ci rubano il lavoro

di Pietro Agnelli, Coordinamento Nazionale FGCI

Le Destre hanno un cavallo di Troia con il quale assediano la discussione politica nel nostro paese: il tema dell’immigrazione. Ripetendo dati e slogan vogliono far passare tutti gli altri loro temi in sordina, proclamandosi di fatto i salvatori della patria. Di seguito cinque bufale che abbiamo sentito tutti e che, non sempre, abbiamo potuto controbattere.

Su 10 immigrati 9 sono maschi

Una bufala entrata di petto nell’immaginario comune ma smentita dai dati: nel 2018 le donne costituivano il 51,7% della popolazione straniera in Italia, in linea con la media del 52,03% del periodo 2016 – 2018. Peccato che dal 2016 ad oggi questa bufala è stata ripetuta fino allo sfinimento.

Ci rubano il lavoro e/o non fanno niente dalla mattina alla sera

Questi due slogan li abbiamo sentiti spesso separati ma anche nello stesso discorso. Segno che la confusione è grande sotto il cielo. Alcuni dati per sfatare questo mito: il tasso di disoccupazione degli stranieri è del 14% contro il 10,2% degli italiani; il bilancio costi/benefici per lo Stato (in miliardi di euro) da +0,2 a +3,0; il tasso di occupazione degli stranieri è superiore appena di tre punti rispetto a quello degli italiani; il salario di un lavoratore dipendente straniero è inferiore del 24% rispetto a quello di un analogo lavoratore italiano.

Verso un italia islamizzata

Peccato che l’appartenenza religiosa degli stranieri non confermi quest’ennesima bufala. Rispetto al totale solo il 33% degli stranieri sono musulmani, mentre la maggioranza sono cristiani: il 52,2%. E stiamo sempre parlando di percentuali riguardanti la popolazione straniera, l’8,7% della popolazione totale.

E se non bastassero i dati ricordiamo che la nostra Costituzione difende la libertà di culto: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Non possiamo accogliere tutta l’Africa

E non lo stiamo certo facendo, considerato che, sul totale degli stranieri: il 69,4% provengono dall’Europa e dall’Asia, l’8,1% dall’America, lo 0,1% dall’Oceania e solo il 22,4% dall’Africa. A conferma di ciò, le prime cinque collettività, in termini numerici, sono: la Romania (23%), l’Albania (8,4%), il Marocco (8%), la Cina (5,7%) e l’Ucraina (4,6%).

E’ in corso una sostituzione etnica

Questa è una bugia già sentita nel corso della storia. Volendo fare un esempio storico: verso la fine dell’Ottocento molti cinesi emigrarono in Australia, Nuova Zelanda e in America. In quei territori la loro presenza fu avvertita come un minaccia, come un segnale di una futura sostituzione etnica e il razzismo fu usato allora come arma ideologica per nascondere una realtà di fondo: le potenze europee e nordamericane avevano destabilizzato e saccheggiato l’allora Impero Qing e non volevano assumersi alcuna responsabilità in merito. Fu chiamato il “Pericolo Giallo”. Nel caso dell’Italia odierna, gli immigrati costituiscono l’8,7% della popolazione totale, con una variazione dello 0,2% rispetto al 2017. Se a questo dato aggiungiamo che solo il 2,4% degli italiani sono di origine straniera, tiriamo le dovute conclusioni.

Noi della FGCI abbiamo le idee chiare e combattiamo la mistificazione della realtà. A poco ci interessano gli orpelli dello stato-nazione: noi siamo dalla parte di chi vive del proprio lavoro. Patriottici si, nazionalisti mai.

Lavoratori di tutti il mondo unitevi” rimane dunque uno slogan vitale

Sperando che questo messaggio arrivi forte e chiaro a qualche bugiardo di professione si può dire, come lessi in un numero di Lupo Alberto, ai postini l’ardua sentenza.

La Nuova Generazione

Articolo realizzato con i dati forniti dal Dossier Statistico Immigrazione 2019, pubblicato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in partenariato con il Centro Studi Confronti. I dati sopraesposti fanno riferimento all’anno 2018.