Home #NuovaGenerazione CONTRO LA BEATIFICAZIONE DI CRAXI. MERITI E DEMERITI DEL LEADER SOCIALISTA.

CONTRO LA BEATIFICAZIONE DI CRAXI. MERITI E DEMERITI DEL LEADER SOCIALISTA.

di Nicolò Monti, Segretario Nazionale FGCI

Assistiamo in questi giorni ad una rinnovata idolatria per Bettino Craxi, a 20 anni dalla morte. Ho già parlato della sua figura in un momento precedente, ma sembra che vadano specificate alcune cose.
Bettino Craxi è vero che si rese protagonista di una proficua amicizia con la nazioni del nord Africa e del Medio Oriente, fu vero anche il doppio gioco con Gheddafi, che fu avvertito dal bombardamento americano a Tripoli proprio dal governo italiano, o che i MIG che si andavano a riparare in Jugoslavia potevano tornare in Libia sorvolando l’Italia in barba alla NATO  (atteggiamento che pure causò l’attacco terroristico ad Ustica). È pure vero che Sigonella fu la più grande crisi diplomatica tra l’Italia e gli USA dalla fine della guerra, mai ci fu tale forza d’opposizione alle forze americane da un governo italiano.

Se nell’ambito internazionale vanno riconosciuti meriti che oggi si rimpiangono, è altrettanto vero che per quanto riguarda la politica interna, il governo di Craxi fu quello che diede la spinta propulsiva iniziale al liberismo, alle politiche diffuse in tutto l’occidente da Regan e Thatcher.
Sotto il suo comando e quello della DC negli anni 80, si ebbe il taglio della scala mobile, le svendite dell’IRI con il presidente Prodi (alla faccia della difesa dell’economia statale), la liberalizzazione delle frequenze televisive e l’aiuto enorme all’amico Berlusconi e la separazione tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro. Non solo, si ebbe una crescita a dismisura del clientelismo e delle tangenti, tanto che decine di imprese pubbliche prima in salute si ritrovarono colme di debiti e in perenne perdita. I costi delle opere pubbliche si moltiplicarono a pari passo con la mole di tangenti che gli imprenditori versavano (complici e non vittime).

Fu fatto fuori da Tangentopoli, assieme all’intera classe dirigente della Prima Repubblica, perché quel sistema non serviva più agli scopi prefissati dal capitale americano. Non perché rubavano. La corruzione e le ruberie non interessano minimamente al mercato.
Dopo la caduta dell’URSS e l’annientamento del PCI da parte di Occhetto e friends, c’era l’assoluto bisogno per il capitalismo di cominciare l’opera di riappropriazione di ogni diritto sociale e civile che i comunisti e la paura per i comunisti avevano conquistato con grandi lotte.

La classe dirigente aveva esaurito la sua funzione e al suo posto fu messa una nuova generazione, molto più liberista, molto più antistato e favorevole al predominio del libero mercato.
Le grandi privatizzazioni dei primi anni 90 (e seguenti), la finanziaria terribile di Giuliano Amato (e seguenti) e la graduale ma veloce arresa dei sindacati alle leggi del mercato vi furono con Tangentopoli, ma furono gli anni ruggenti dei socialisti ad aprire le porte del paese a quella “rivoluzione” capitalista.