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E tutto ritorna normale…

di Giorgio Langella, Direzione Nazionale PCI, Segretario Regionale Veneto
e Dennis Vincent Klapwijk, Segreteria Nazionale FGCI –  Responsabile Nazionale Lavoro

Alcune notizie di questi ultimi giorni che, penso, non abbiano bisogno di
commenti se non la considerazione amara e malinconica che la situazione che stiamo vivendo ci ha insegnato poco o niente … Sta a noi capire come si
possa cambiare lo stato di cose di un sistema che sembra immutabile. Lo
dobbiamo fare avendo coscienza che non è scontato che eventuali cambiamenti migliorino la nostra esistenza. Anzi.

(fonte: Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro)

Di lavoro non si muore sono le condizioni di (poca) sicurezza che uccidono.
Da inizio anno al 19 maggio 2020 sono morti 189 lavoratrici e lavoratori per
infortunio nei luoghi di lavoro. Sono 378 considerando i decessi in itinere. A
questi si dovrebbero aggiungere almeno altri 353 lavoratori e lavoratrici che hanno perso la vita a causa del coronavirus. E sono 30 i lavoratori morti nei luoghi di lavoro nelle due settimane trascorse dall’inizio della riapertura delle attività produttive (cosiddetta “fase 2” – 4 maggio 2020).

(fonte: ilfattoquotidiano.it)

Dopo l’esplosione avvenuta nella fabbrica 3V Sigma di Porto Marghera e il
grave ferimento di due operai, i lavoratori dello stabilimento attendevano
dall’azienda bergamasca qualche spiegazione su quanto accaduto e sul loro
futuro. Invece i loro rappresentanti sindacali, appena 24 ore dopo lo scoppio, hanno ricevuto una diffida.

(fonte: ilnuovoterraglio.it)

Gravissime conseguenze per le acque della laguna dall’incendio della 3V
Sigma di Porto Marghera. Durante l’incidente per tre ore sono state versate
nelle acque del canale della Rana, e di conseguenza nei canali industriali,
tonnellate di acetone e sostanze chimiche altamente inquinanti. a prima
conseguenza evidente è stata la morte di una gran quantità di pesci. È in
corso l’esame dei campioni di terreni e di acque prelevati dopo l’incidente.
Sono in corso anche indagini da parte della Capitaneria di porto.
È stato riconfermato il divieto di pesca in quelle acque.

(fonte: ANSA.it)

Un’area di 100mila metri quadri, sulla quale sorge uno stabilimento in disuso, è stata sequestrata a Vibo Valentia dopo che è stato accertato un elevato tasso di radioattività e trovati rifiuti speciali. Il provvedimento è stato emesso dal procuratore di Vibo Camillo Falvo e dal pm Filomena Aliberti ed eseguito dai carabinieri della Sezione di Pg della Procura insieme ad una squadra specializzata dei Vigili del fuoco nella zona industriale in località Porto Salvo.

(fonte: ANSA.it)

Sciopero a oltranza per tutti i lavoratori dalle 6 di questa mattina nello
stabilimento ArcelorMIttal, ex Ilva di Novi Ligure (Alessandria). Una decisione presa da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil provinciali e Rsu “a seguito del mancato accordo sulla Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) per Covid e dell’atteggiamento incomprensibile da parte dell’azienda che da un giorno all’altro ha deciso di fermare tutto lo stabilimento di Novi, dopo averlo fatto ripartire prima dell’apertura nazionale chiedendo la deroga prefettizia”. La protesta proseguirà “fino a quando l’azienda non cambierà le proprie posizioni e non chiarirà quale sia il progetto industriale per tutto il Gruppo Arcelor Mittal, in particolare dello stabilimento di strada Bosco Marengo”, si legge in una nota sindacale.

(fonte: affariitaliani.it)

Camionisti costretti a violare il codice della strada per rispettare turni di lavoro massacranti. E’ lo scenario ipotizzato dalla procura di Lodi nell’ambito di un’inchiesta che ha portato all’arresto di 5 imprenditori accusati, a vario titolo, di sfruttamento del lavoro, associazione a delinquere, estorsione ed evasione fiscale. Stando a quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, i dipendenti sarebbero stati costretti “a turni tra le 12 e le 15 ore” e sottoposti anche “a situazioni alloggiative degradanti”. Un ex lavoratore ha riferito che “per adempiere a quanto richiestogli doveva violare le prescrizioni del codice della strada alterando i tachigrafi dei camion per far si’ che non risultasse un viaggio da piu’ ore rispetto a quelle consentite dal codice della strada nell’ipotesi in cui fosse stato controllato dalla polizia stradale”. Per “imporre queste condizioni disumane”, i lavoratori che si lamentavano sarebbero stati minacciati di licenziamento … Alcuni autisti dei camion gestiti dalle società della famiglia Plozzer avrebbero pagato i loro datori di lavoro per dormire sui camion.


(fonte: it.finance.yahoo.it)

“A Terracina un bracciante è stato aggredito e gettato in un canale dal datore di lavoro per aver chiesto una mascherina e i dispositivi di protezione personale. E’ una vicenda gravissima e inaccettabile. Proprio per questo nelle scorse ore ho voluto telefonargli per esprimergli tutta la mia vicinanza, assicurandogli che continuerò a seguire la sua vicenda”. Lo rende noto il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, con un post su Facebook.
Queste sono notizie recenti simili a tante altre. Rispecchiano una specie di
“declino civile” in atto da tempo nella nostra società al quale ci stiamo abituando, magari senza neppure accorgercene. È una sostanziale abiura di
quei diritti che erano stati faticosamente conquistati nel secondo dopoguerra.

Basta ricordare che 50 anni fa, il 20 maggio 1970, nacque lo Statuto dei
Lavoratori. Fu il risultato delle lotte di un movimento dei lavoratori cosciente e organizzato e della lungimiranza di forze politiche di massa attente alle rivendicazioni e alle pulsioni di giustizia che percorrevano il paese. Con l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori si affermò, più che uno slogan, quello che è un concetto fondamentale per la democrazia: “la Costituzione entra nelle fabbriche”. Fu una ventata di speranza, qualcosa di estremamente importante che consegna i diritti costituzionali a chi vive del proprio lavoro.

Diritti che sono stati successivamente (e recentemente) svuotati della loro
efficacia e, di fatto, cancellati. Oggi si possono leggere, sui giornali, titoli che
riducono una fondamentale conquista dei lavoratori alla “ricorrenza”
dell’approvazione di una legge datata, obsoleta, vecchia, che deve essere
“aggiornata”… che, quelle conquiste, appartengono a un’altra epoca storica,
ormai lontana anni luce…
Oggi si invoca un “grande patto sociale” che, di fatto e con ogni probabilità,
sarebbe sfavorevole a chi è costretto a vivere svolgendo un lavoro sempre più insicuro e precario. I diritti, quei diritti contenuti nello Statuto dei Lavoratori, ci fanno capire, non possono essere mantenuti né tanto meno estesi a tutti…
possono anche essere giusti (lo sono) ma è necessario che vengano contenuti … diventerebbero, altrimenti, un costo insostenibile per le imprese. Devono essere ridotti ancora e sempre di più, “asciugati” come l’articolo 18 … chi lavora si deve sacrificare, ci dicono, altrimenti il sistema non potrà sopravvivere …
… Si, è proprio vero, tutto sta ritornando “normale”.
(ma, per i lavoratori, sarà una normalità uggiosa)