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I d(r)oni natalizi dello Zio Sam

di Amedeo Salice, segretario FGCI Catania

Ci chiedevamo tutti che fine avesse fatto. Ne sentivamo già la mancanza. Ma, anche quest’anno, come da tradizione, i doni natalizi non son tardati ad arrivare. A portarli, un Babbo Natale d’eccezione: lo Zio Sam. Per noi, è ovvio! Per noi così obbedienti e diligenti, accoglienti e calorosi, sempre gentili e mai maleducati con mamma e papà. Mamma NATO e papà Trump. E ha voluto farci una gran bella sorpresa quest’anno, lo Zio. Due piccoli, graziosi aeroplani che si pilotano a distanza.

Sono arrivati nelle settimane scorse alla Naval Air Station di Sigonella. Sono i primi due droni di ultima generazione della famiglia “Global Hawk”. Sulla fiancata, la firma del mittente: NATO. Gli altri tre dovrebbero giungere in Sicilia direttamente dagli Stati Uniti nei prossimi tre mesi, ed entrare in pieno servizio dal prossimo giugno 2020. Per la consegna di tutti e cinque i mezzi bisognerà attendere tuttavia il 2022, cinque anni dopo rispetto a quanto previsto da contratto tra il comando NATO e l’industria costruttrice.

Questi droni sono i primi due dei cinque grandi aerei senza pilota destinati ad operare a Sigonella nell’ambito dell’Alliance Ground Surveillance (AGS), il programma più ambizioso e costoso di tutta la storia dell’Alleanza Atlantica (1,5 miliardi di dollari!): il contratto definitivo sottoscritto con la Northop Grumman prevede infatti, per quanto riguarda la ridistribuzione delle quote di spesa tra i partner del programma AGS, una “notevole riduzione” della percentuale negoziata dagli Stati Uniti con la NATO: dal 37,1% al 26,2%. Aumentano dunque in tal modo i già ingenti oneri a carico dei paesi europei (Italia e Germania in testa), così come i rischi per il traffico aereo civile e le popolazioni del Vecchio Continente, in primis quella siciliana che ospita la base aeronavale di Sigonella, capitale mondiale dei droni per tutte le guerre. Tra i quindici paesi NATO che partecipano al programma (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti), l’Italia riveste inoltre un ruolo di primaria importanza in quanto terzo paese contributore (dopo Stati Uniti e Germania) e Host Nation, ruolo fondamentale in termini di supporto logistico, infrastrutturale e tecnico-operativo.

Il trasferimento dei droni AGS dagli Stati Uniti all’Italia “rappresenta un momento chiave nella realizzazione di questo importantissimo progetto multinazionale” – riporta un comunicato dell’Ufficio Stampa del Comando generale della NATO già qualche settimana fa – “L’Alliance Ground Surveillance sarà di proprietà collettiva e operativa di tutti gli alleati dell’Alleanza Atlantica e sarà un elemento vitale per tutte le missioni NATO. Tutti gli Alleati avranno accesso ai dati acquisiti dall’AGS e beneficeranno del sistema d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento”. “Con il trasferimento dei due droni AGS attraverso l’Atlantico si compie un’altra importante tappa nella realizzazione del programma per dotare tutti gli alleati NATO di un sistema d’avanguardia d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR)” ha di recente dichiarato il generale dell’US Air Force Phillip Stewart, comandante della Forza AGS della NATO di stanza nella grande stazione aeronavale siciliana. “Quando il progetto sarà completato, l’Italia ospiterà 600 addetti circa dell’Alleanza, incluso un Centro di addestramento e utilizzo dati che sarà in grado di formare sino a 80 studenti l’anno” – ha invece in questi ultimi giorni rivelato Stars and Stripes. periodico delle forze armate USA, citando un anonimo ma autorevole ufficiale del Comando NATO – “I droni AGS saranno collocati insieme ai velivoli senza pilota Global Hawk di US Air Force e Broad Area Maritime Surveillance di US Navy, anch’essi operativi dalla base di Sigonella”.

Il programma AGS prevede l’utilizzo della grande stazione aeronavale di Sigonella come principale base operativa dei cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Global Hawk” e dei relativi centri di comando e controllo, con un contingente multinazionale complessivamente superiore alle 800 unità. Specifica ancora il Comando generale della NATO che “La capacità operatività iniziale del programma dovrebbe essere raggiunta nella prima metà del 2020”. Dotati della piattaforma radar MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento, i droni AGS potranno volare sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. I dati rilevati saranno prima analizzati a Sigonella e successivamente trasmessi ai comandi NATO con sede a Bruxelles, Mons e The Hague. Oltre 16.000 km il raggio d’azione dei nuovi velivoli: una copertura geografica sull’intero continente africano, il Medio Oriente e l’Europa orientale, sino al cuore della Russia. Grazie alle informazioni raccolte e decodificate dall’AGS, la NATO potrà ampliare lo spettro delle proprie attività nei campi di battaglia, potenziando la capacità d’individuazione degli obiettivi da colpire con gli strike aerei e missilistici.

Con l’entrata in funzione del sistema AGS, Sigonella consolida il proprio ruolo di capitale mondiale dei velivoli senza pilota da guerra: gli ultimi droni NATO si sommano infatti ai  famigerati droni killer “Reaper”, mietitori di vittime tra i civili inermi negli scacchieri di guerra in Africa e Medio Oriente, che gli USA hanno trasferito in Sicilia più di dieci anni fa. A riprova di come Sigonella sia diventata uno dei maggiori centri del pianeta per il comando e il controllo dei velivoli senza pilota va aggiunta l’attivazione nel 2018 dell’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite con tutti i droni che le agenzie di spionaggio USA e il Pentagono schierano in ogni angolo della Terra. Sigonella gioca dunque adesso, inoltre, un ulteriore ruolo per l’imperialismo statunitense, consentendo la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra e operando come “stazione gemella” del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech, in Nevada.

Washington ha riservato un emblematico nome in codice alla grande base aeronavale che sorge giusto a due passi dalla città di Catania: The Hub of the Med, “Il fulcro del Mediterraneo”. Con 34 comandi strategici e oltre 5.000 militari statunitensi Sigonella è oggi, per importanza, il “secondo più grande comando militare marittimo al mondo dopo quello del Bahrain”, come spiega il Pentagono. Dal sanguinoso conflitto in Vietnam non c’è stato scenario bellico con protagonista gli USA – e i partner NATO – in cui “L’Hub del Mediterraneo” non abbia giocato un ruolo chiave: contro la Libia di Gheddafi negli anni ’80; in Libano nell’82; la prima e la seconda guerra del Golfo; i bombardamenti in Kosovo e in Serbia nel 1999 e quelli in Afghanistan, Iraq e Siria negli ultimi vent’anni; le campagne di US Africom nelle regioni sub-sahariane e in Corno d’Africa; la liquidazione finale del regime libico nel 2011 e gli odierni ripetuti raid in Cirenaica e Tripolitania con l’utilizzo dei droni-killer.

Determinante pure il ruolo assunto in questi anni da Sigonella nell’ambito dei programmi di supremazia nucleare degli Stati Uniti d’America. Segretamente, ancora una volta nel 2018, è entrata infatti in funzione a Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” per l’identificazione dei lanci di missili balistici armati con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Il JTAGS è una specie di scudo protettivo tutt’altro che difensivo: grazie al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica “nemica”, il sistema rende ancora più praticabile “il primo colpo nucleare”, evitando o limitando – almeno teoricamente – la ritorsione avversaria e dunque i pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata” che sino ad ora ha impedito l’olocausto mondiale. Come se non bastasse, a Sigonella opera pure una delle 15 stazioni terrestri del Global HF System, il sistema di comunicazioni in alta frequenza creato dalla US Air Force per integrare la rete del Comando aereo strategico e assicurare il controllo su tutti i velivoli e le navi da guerra. Uno degli aspetti più rilevanti del sistema GHF è quello relativo alla trasmissione degli ordini militari che hanno priorità assoluta, primi fra tutti i messaggi SkyKing che includono i codici di attacco nucleare.

Tra le maggiori richieste di finanziamento fatte dal Dipartimento della Difesa USA al Congresso per l’anno fiscale 2020 c’è poi quella relativa all’installazione, ancora una volta a Sigonella, di un megacentro di telecomunicazioni satellitari strategiche delle forze armate. Il Pentagono prevede per tale scopo una spesa di 77.400.000 dollari, destinati alla realizzazione di una struttura che consentirà di effettuare “più sicure e affidabili telecomunicazioni vocali e dati, classificate e non classificate, alle unità navali, sottomarine, aeree e terrestri della Marina militare USA, in supporto delle sue operazioni reali e delle esercitazioni in tutto il mondo”. L’assegnazione dei lavori è prevista entro l’agosto 2020, mentre la realizzazione dovrebbe concludersi nell’aprile 2024. È prevista inoltre una spesa aggiuntiva di 57 milioni di dollari per l’acquisto delle sofisticate attrezzature elettroniche e d’intelligence che saranno messe a disposizione del nuovo centro satellitare di Sigonella che si affiancherà a quello già esistente presso la dependance di Niscemi, all’interno della riserva naturale della “Sughereta”.

Centro strategico di telecomunicazioni con i sottomarini nucleari in immersione e stazione terrestre del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare MUOS (la cui piena operatività è stata annunciata pochi mesi fa da Washington), la base USA di Niscemi sarà presto ampliata e potenziata. Le autorità militari hanno già presentato alla Regione Siciliana un cronogramma dei lavori di “rafforzamento” dei sistemi di “protezione” delle infrastrutture e delle numerose antenne di morte ospitate. È Inoltre trapelata giusto un mese fa la notizia che il Comando di US Navy ha affidato alla General Dynamics un contratto del valore di 731,8 milioni di dollari per il “miglioramento” dei “segmenti terrestri integrati al Mobile User Objective System (MUOS), il quale fornirà presto comunicazioni cellulari veloci e sicure per tutte le forze combattenti in movimento, ovunque esse si trovino”, come dichiarato dai general manager dell’azienda leader del complesso militare industriale USA.

Quanto sta accadendo in Sicilia conferma inesorabilmente che la base di Sigonella è un cancro in metastasi che diffonde ovunque installazioni, radar, presidi e militarizzazioni. L’Isola è stata trasformata in un’immensa piattaforma di morte USA e NATO: oltre alla telestazione di Niscemi è stato creato infatti un centro operativo a Pachino (Siracusa) per supportare le esercitazioni aeronavali della VI Flotta nel Canale di Sicilia; ad Augusta sorge una grande struttura portuale per il rifornimento di armi e gasolio delle unità da guerra e dei sottomarini nucleari; gli scali di Catania-Fontanarossa, Trapani-Birgi, Pantelleria e Lampedusa sono utilizzati per le missioni d’intelligence top secret dei velivoli alleati o di società contractor private a servizio del Pentagono e/o – come avvenuto nel 2001 durante la guerra contro la Libia – per le operazioni di bombardamento contro obiettivi civili e militari “nemici”.

Non c’è area addestrativa o poligono in Sicilia che non sia stato messo a disposizione dei reparti d’elite USA, protagonisti delle peggiori nefandezze nei teatri di guerra internazionali. I Marines destinati a intervenire in Africa utilizzano periodicamente per esercitarsi una vasta area agricola nel Comune di Piazza Armerina. Ai reparti a stelle e strisce è stato concesso pure l’uso del poligono di Punta Bianca, a due passi dalla città di Agrigento, in una delle aree naturali e paesaggistiche più belle ma più fragili dell’Isola, già utilizzata stabilmente dalla Brigata Meccanizzata “Aosta” dell’Esercito italiano. Nella primavera 2019, inoltre, i reparti statunitensi di stanza a Sigonella sono stati tra i protagonisti di un’imponente esercitazione che ha interessato buona parte della provincia di Trapani, comprese alcune aree di rilevante interesse naturalistico e lo scalo aereo di Birgi.

Ancora più foschi gli scenari che potrebbero essere riservati alla Sicilia intera nei prossimi anni. È in atto una pericolosissima sfida sferrata da Trump contro la Russia con la cancellazione unilaterale del Trattato INF contro le armi nucleari a medio raggio, firmato da USA e URSS a fine anni ’80. Quel trattato aveva consentito lo smantellamento dall’Europa dei missili Pershing II, SS-20 e Cruise; 112 di questi ultimi vettori nucleari installati dalla NATO a Comiso (Ragusa). La scellerata decisione dell’amministrazione USA rischia adesso di condurre a una nuova escalation del processo di militarizzazione e nuova nuclearizzazione dell’intero territorio siciliano, considerato che i nuovi programmi di riarmo puntano alla realizzazione – ancora una volta privilegiando il Fianco Sud della NATO, oltre a quello orientale – di nuovi sistemi missilistici a medio raggio con lancio da piattaforme terrestri e/o anche mobili.

In questi cocenti giorni di fine anno, durante i quali torna in auge la tormentosa competizione imperialista per la spartizione e il saccheggio delle risorse in Medio Oriente e in Libia, la FGCI – Federazione Giovanile Comunista Italiana ribadisce ancora una volta la propria netta opposizione a queste sporche manovre.

Unica soluzione per la reale indipendenza, sovranità e sicurezza del nostro Paese non può che essere l’immediata chiusura di tutte le basi militari USA e NATO presenti sul nostro territorio.