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Il governo del cambiamento batte Renzi: alzata la soglia per l’affidamento diretto degli appalti pubblici

di Redazione

Nella “Manovra del Popolo” c’è una misura importante, passata un po’ sottovoce, che riguarda gli appalti pubblici e che rischia di condurre il mondo delle gare d’appalto ad un nuovo livello di fragilità.

Il governo del cambiamento ha deciso di alzare la soglia degli affidamenti diretti da 40.000 a 150.000 euro. Se l’avesse fatto una maggioranza di un qualsiasi diverso colore, avremmo avuto tutti i 5 Stelle indignati, ululanti di rabbia a condividere compulsivamente sui social ogni tipo di insulto. Ma questo governo è il loro, quindi sentiamo solo applausi oppure semplice silenzio.

Il silenzio è comprensibile – si discute di norme complesse – ma data la pericolosità di questa decisione è doveroso spiegarne il contesto.

Innanzitutto, bisogna sapere che CONSIP, la centrale di acquisti della Pubblica Amministrazione, gestisce la piattaforma detta MePa (Mercato elettronico delle Pubbliche Amministrazioni), dove le PA di ogni genere sono obbligate dal codice degli appalti ad acquistare praticamente di tutto (dalla cancelleria agli strumenti sanitari). Nel MePa si possono fare sia Gare con più fornitori (RdO) che Trattative Dirette con un solo fornitore, oltre che gli OdA (Ordini diretti di Acquisto)

Gli OdA sono semplici, funzionano esattamente come con Amazon: si sceglie un prodotto dal catalogo del fornitore, lo si aggiunge al carrello e si effettua l’acquisto. Il prezzo non si può cambiare e l’impresa può accettare o rifiutare a seconda degli obblighi o delle facoltà previste dal MePa.

La RdO, o Richiesta di Offerta, è invece la classica gara d’appalto dove la PA invita i vari fornitori abilitati alla partecipazione e richiede loro un’offerta al prezzo più basso in relazione alla base d’asta.

La Trattativa Diretta (TD) è una negoziazione riservata ad un solo fornitore, a cui è richiesta sempre un’offerta nelle stesse modalità della RdO e che è scelto arbitrariamente dalla PA, che successivamente può decidere di accettare o rifiutare l’affidamento diretto.

Senza dilungarsi in questa sede su dettagli e tecnicismi più o meno complessi, concentriamoci sull’aspetto più importante. La differenza tra TD e RdO è la chiave di tutto: per fare una Trattativa diretta il massimo che si può mettere a base d’asta è 40.000 euro, per appalti o acquisti più alti bisogna creare una RdO ed obbligatoriamente invitare più imprese.

Alzando questa soglia da 40.000 a 150.000 euro, il governo renderà di fatto sempre possibile ricorrere ad un affidamento diretto, provocando la scomparsa graduale delle gare di appalto con più inviti a più imprese, dato che il MePa ha, come somma massima per una base d’asta, la soglia comunitaria europea di 209.000 euro.

Con questo intervento ogni PA può chiamare il suo fornitore preferito per la quasi totalità degli acquisti. I fornitori che hanno rapporti personali con gli enti saranno enormemente avvantaggiati rispetto a tutte le altre migliaia di imprese abilitate al MePa – sono più di centomila – ma prive di rapporti privilegiati con la Pubblica Amministrazione. Esse, escluse dai vari “cerchi magici”, rischiano seriamente di fallire mettendo a repentaglio di migliaia di posti di lavoro.

Le PA potranno anche “gestire” i rapporti con le imprese a proprio comodo, per mezzo di una selezione personale e arbitraria, con alte possibilità di concussione e corruzione.

Il tocco finale è che la certificazione antimafia è obbligatoria per le imprese solo per gare da più di 150.000 euro. In pratica stiamo assistendo ad una deregolamentazione totale degli acquisti della Pubblica Amministrazione, fatto che ci saremmo aspettati dal PD o da Forza Italia e non nella “Terza Repubblica” degli onesti e dei paladini della patria.

Renzi con il suo esecutivo già modificò in peggio alcune norme: abrogò l’obbligatorietà per le PA di verificare il rating delle imprese in fatto di condanne e affidabilità, eliminò l’obbligo per le queste ultime di presentare assieme all’offerta una terna di nomi di subappaltatori che avrebbero poi eseguito il lavoro richiesto. Conte, Salvini e Di Maio si sono spinti oltre.

In sei mesi di Governo giallo-verde ogni promessa elettorale, ogni slogan, lo stesso Contratto stipulato tra Lega e M5S, sono tutti spariti nelle profondità del web e nelle segrete stanze di Bruxelles. L’inganno è oramai sotto gli occhi di tutti. È ora di chiamare questo esecutivo con il suo vero nome: Governo del Tradimento.