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LA BATTAGLIA DI BOSCO MARTESE – Settembre 1943

di Danilo Sarra, FGCI Abruzzo

Oggi, a Teramo, in Piazza Garibaldi si vedono spesso le folle di studenti della scuola pubblica che attendono gli autobus per rientrare a casa. E’ un’immagine di libertà che acquista un senso se torniamo al 12 settembre del 1943, dove nello stesso luogo, operai, artigiani, impiegati, professionisti e anche studenti si ritrovarono per bloccare e disarmare un convoglio nazista: su tutti, esposto, compariva un comandante dei carabinieri, Ettore Bianco. I carichi vennero sequestrati dagli insorti, e la colonna tedesca fu costretta a fermarsi. La resistenza durò fino al 17 settembre, quando il colonnello italiano Leopoldo Scarienzi obbligò i resistenti a riconsegnare le armi ai nazisti per evitare rappresaglie.

Qualcosa si era però spezzato nel contingente militare italiano di stanza a Teramo. Il capitano d’artiglieria Giovanni Lorenzini, seguito dal suo
contingente, prese la strada che da Teramo passa per Torricella Sicura fino a salire tra le braccia delle montagne, per arrivare infine a Rocca Santa Maria. Inoltratisi nel Bosco Martese (Località Ceppo), vi trovarono altri gruppi sparsi di partigiani. Tra questi c’erano i memorabili fratelli Rodomonte, Felice, Antonio e Alberto; i fratelli Rodomonte, comunisti, perseguitati da oltre vent’anni da fascisti e nazisti, il 25 luglio del 1943 erano scesi in piazza per aggredire polizia e fascisti, e arrestati e poi liberati, non esitarono a prendere la via delle montagne; al loro gruppo si unirono altri comunisti ma anche giovanissimi non collocati politicamente; la banda Rodomonte fu attivissima durante il rigido inverno del 43/44, dando vita a numerose azioni nei dintorni di Teramo fino alla Liberazione.

Ma tra i partigiani che il contingente di Lorenzini trovò a Bosco Martese c’era anche un’altra figura leggendaria della Resistenza Teramana: il comunista Ercole Vincenzo Orsini, alacre propugnatore di un movimento partigiano unitario senza settarismi. All’interno del Partito Comunista teramano infatti prevalsero in larga parte posizioni critiche nei riguardi del movimento che si stava creando a Bosco Martese, ma sono diversi i comunisti che non esitano ad unirsi: tra questi anche il compagno
Gaetano Ambrosini con il figlio Mario, che fu l’istruttore di armi per gli anziani. Intanto il gruppo partigiano di Bosco Martese venne formandosi.

Si aggiunsero gli ex-prigionieri inglesi, slavi, canadesi, neozelandesi e australiani fuggiti dal campo di prigionia di Tossicia, unendosi ai gruppi di civili coordinati già a partire dall’8 settembre 1943 dal medico Mario Capuani, una figura decisiva per l’organizzazione delle forze popolari teramane animate da sentimenti antifascisti e patriottici. I giorni intanto passarono e in moltissimi prendevano la strada per Bosco Martese; militari, antifascisti, semplici cittadini, ogni classe sociale e ogni appartenenza politica trovava rappresentanza nel gruppo partigiano.

La specificità del gruppo partigiano di Bosco Martese, definitivamente formatosi tra il 20 e il 24 settembre 1943, sta nel fatto che esso si diede fin dall’inizio e consapevolmente un’organizzazione di tipo paramilitare, costituendo da questo punto di vista un esempio che sarà poi praticato sistematicamente a livello nazionale. Guidato dal comandante dei carabinieri Ettore Bianco, il gruppo venne diviso in tre compagnie e il 25 settembre 1943 fu costretto alla prova del fuoco. Intercettato un battaglione tedesco composto da 32 automezzi, i partigiani intrapresero una battaglia che registrò, nonostante i caduti, spesso giovanissimi, una vittoria sulle forze naziste.

Il comandante dei nazisti fu arrestato e giustiziato, mentre l’intero battaglione, contando almeno cinquanta perdite, venne costretto a ripiegare. Dopo l’insurrezione popolare del 12 settembre, il 25 settembre del 1943 i nazisti invasori e i fascisti locali fedeli alla Repubblica Salò, rappresentati dal federale Morricone, iniziarono a capire con vivacità plastica che la città di Teramo aveva alzato la testa senza alcuna intenzione di piegarla; rafforzarono controlli e atti di terrore, perpetrando uccisioni e incendi, colpendo indistintamente la popolazione, ma nonostante ciò in piazza del Carmine ci fu un’ulteriore protesta popolare che portò alla liberazione di molti antifascisti dal carcere.

La battaglia del 25 settembre 1943, definita da Ferruccio Parri “la prima battaglia campale della Resistenza Italiana”, fu, almeno in senso cronologico, precorritrice della Resistenza che sarà. L’affronto era stato troppo grande: i nazisti avrebbero presto reagito, e ferocemente. Così fecero, il giorno seguente, cannoneggiando guerrescamente Bosco Martese per intero; ma già dopo la battaglia del 25 si era optato per disperdere la concentrazione partigiana in tanti piccoli nuclei, così da garantirne la sopravvivenza. Coordinate unitariamente, le varie bande partigiane nate o passate da Bosco Martese furono indispensabili negli ultimi giorni dell’occupazione; attraverso scritte sui muri, attentati, volantinaggi, stampa di giornali clandestini, ad opera specialmente della banda Rodomonte (formazione comunista), della banda Ammazzalorso (unitaria), del nucleo studentesco, del G.A.P. di Vincenzo Masignà e Alberto Quartapelle, si crearono sempre di più le condizioni di massa alla Liberazione di Teramo.

I nazifascisti intanto rispondevano con una violenza sempre maggiore, molti antifascisti e civili vennero uccisi, tanti, troppi i caduti ricordati oggi in varie targhe sparse per la città di Teramo e dintorni a memoria futura. L’esempio della battaglia di Bosco Martese dimostra che l’unica strada per la vittoria dei popoli contro gli oppressori è quella dell’unità. La vicenda di Bosco Martese è stata un esempio di unità tra i popoli e tra le diverse culture politiche contro un nemico comune ad ogni popolo che aspiri alla libertà, alla democrazia, alla pace e all’eguaglianza; un nemico, il nazifascismo, che portò sempre dall’inizio alla fine il vessillo della morte e del terrore, mentre i partigiani lottavano per quella libertà torturata per vent’anni dai fascisti e infine dai nazisti.

L’immagine dell’entrata a Teramo della banda Rodomonte, il 15 giugno del 1944, scattata di sbieco, come se il fotografo fosse emozionato quanto la folla festante che accoglieva i partigiani, farà sempre da contraltare a quella delle calcolate adunate fasciste trasmesse dai cinegiornali Luce.