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La via italiana al costituzionalismo

di Gennaro Chiappinelli, Segreteria Nazionale FGCI

Il 22 Dicembre 1947 l’Assemblea Costituente approva la Costituzione Italiana, il 27 Dicembre la stessa viene promulgata, questa fase è ricordata da una storica foto in cui compaiono il Capo dello Stato provvisorio De Nicola, De Gasperi e Terracini. La Costituzione entra in vigore nel 1° Gennaio del 1948.

Sarebbe pleonastico e ripetitivo proporre l’ennesimo contributo sul valore della nostra carta costituzionale, un esercizio di mera retorica che, per quanto affascinante, non aggiungerebbe nulla di nuovo rispetto a quanto già ampiamente detto e scritto in questi anni. Non quindi un contributo di celebrazione storica della ricorrenza, ma una ricerca che possa rivelarsi utile nell’attualità concreta. Qual è la funzione storica attuale della Costituzione?[1]                                                                                              

La domanda può sembrare rivolta ai soli operatori del settore, invece la risposta ad essa può aiutarci a disegnare nuove prospettive politiche.  Procediamo con ordine. Se di costituzionalismo moderno dobbiamo parlare, ciò presuppone in qualche modo l’esistenza di un “costituzionalismo antico”. Il costituzionalismo nasce con lo studio, ovviamente, delle Costituzioni. La Costituzione rappresenta nel corso dell’800 l’atto tramite cui il sovrano decide di autolimitarsi, accogliendo le istanze popolari, fissando così dei principi superiori al sovrano stesso. Queste prime concessioni rappresentano in realtà dei sedativi, spesso concessi in funzione di disinnesco rispetto ai movimenti rivoluzionari attivi grossomodo in tutta Europa. Solo dopo la seconda guerra mondiale le Costituzioni assumono un ulteriore valore di tutela di diritti sociali. [2]

La stesura della Costituzione italiana è già di per sé una vicenda da non sottovalutare. Nasce dalle forze antifasciste, unite dalla collaborazione nel CNL, in un Paese distrutto da una guerra lacerante. Una costituzione frutto di un lavoro dialettico in cui il PCI ebbe un ruolo centrale. Non è un caso se il 1° articolo della Costituzione recita “l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro[…]”. Un così chiaro riferimento ai lavoratori fu accolto anche da esponenti di partiti diversi, in particolare da Aldo Moro: “La <<tendenza progressiva>> della democrazia italiana trova affermazione anche nella formula togliattiana della <<repubblica democratica dei lavoratori>>per la quale Moro, distaccandosi dalla linea assunta dal suo gruppo, si dichiara disposto a votare[…]”. [3]

Una Costituzione da subito centrale per i comunisti, che si regge dunque su un progetto democratico, pluralista, in coerenza con quanto sostenuto da Togliatti nel prospettare “la via italiana al socialismo”.

Ad oggi, la nostra carta costituzionale mantiene la sua funzione fondamentale di natura ordinamentale volta al bilanciamento tra i vari poteri. Persino “la sovranità che appartiene al popolo” può essere esercitata nelle “forme e limiti della Costituzione”.

Qualche rigo sopra si scriveva di questa natura limitativa svolta dalla Costituzione. Seguendo questo percorso si delinea uno scontro già presente nella giurisprudenza e nella dottrina, che riguarda l’unico ordinamento in grado di scavalcare con relativa facilità i dettami costituzionali: l’Unione Europea. In un caso ad esempio la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è intervenuta scardinando delle norme poste a tutela dei lavoratori, in difesa della libera circolazione delle imprese e della libertà di stabilimento.[4] Brevemente: la Corte di Giustizia Europea ha rigettato le pretese delle associazioni sindacali riguardanti l’aumento salariale in conformità ai contratti nazionali dei Paesi in cui le prestazioni lavorative venivano effettivamente svolte.

Soprattutto, la Corte costituzionale ha inaugurato la cosiddetta “teoria dei controlimiti”, nel tentativo di limitare lo strapotere concesso alle istituzioni comunitarie. Tale linea consente di salvaguardare almeno i principi fondamentali della nostra carta. Il primo elemento di modernità ci offre quindi un ulteriore strumento nel contrasto alla forza pervasiva con cui L’Unione Europea si inserisce nelle dinamiche nazionali, basti pensare all’ingresso in Costituzione del pareggio di bilancio.

La Costituzione nasce inoltre come atto riferito a un preciso confine territoriale e nazionale, in grado quindi di innalzare i valori culturali in cui quella determinata comunità si riconosce. Il che ci porta, di conseguenza, a non stupirci più di tanto nell’accostamento di parole riguardanti la Costituzione e l’appartenenza nazionale, almeno dal punto di vista etimologico.

Dai valori costituzionali è addirittura possibile dedurre un atteggiamento verso il fenomeno migratorio che si liberi sia dell’aspetto meramente “umanista” di soccorso provvidenziale, sia dalla pratica della chiusura ermetica dei confini. La Costituzione disegna infatti uno schema di valori sociali la cui condivisione può gettare ponti tra le varie culture, segnando anche i limiti di quelle usanze inconciliabili con il nostro comune sentire, ma garantendo al netto di essi ogni espressione culturale e religiosa. [5]

Parlare di Costituzione è quindi ancora utile per la risoluzione di problemi attuali, l’appiglio costituzionale consente di dare sostanza a una serie di battaglie vecchie e nuove da condurre sul piano politico. Il tutto tenendo conto che il costituzionalismo, le costituzioni, cambiano esse stesse e si evolvono nel tempo. Un esempio è rappresentato dalla riforma costituzionale in atto a Cuba, che rappresenta un’importante esperienza di realizzazione di uno Stato socialista anche tramite il mezzo costituzionale. 


[1] Ad esempio, G.Azzariti in “il costituzionalismo moderno può sopravvivere?”, Editori Laterza, 2013

[2] La “teoria delle tre generazioni di diritti” è proposta dal giurista Karel Vasak. La prima generazione riguarda i diritti civili e politici, la seconda quelli sociali ed economici, la terza quelli inerenti ad ambiente, sostenibilità e autodeterminazione.

[3] Loiodice e Pisicchio,”Moro e la Costituente”, Edizioni Scientifiche Italiane, 1984

[4] È la sentenza Laval del 2007

[5] Sempre G.Azzariti, “il costituzionalismo moderno può sopravvivere?”, Editori Laterza, 2013. Delle interazioni culturali parla però anche Franco Cassano in “Il pensiero meridiano”, Editori Laterza, 2005