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Memento Voti

di Gennaro Chiappinelli, Segreteria Nazionale FGCI

Il 29 Marzo è la data decisa per il Referendum confermativo sulla riforma definita “taglia parlamentari” che propone la riduzione dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200 (passano da 12 a 8 i deputati e da 6 a 4 i senatori eletti all’estero). La procedura per il Referendum  in questione è normata all’ art 138 della Costituzione.

È necessaria una prima considerazione: trattandosi di referendum confermativo non è richiesto per la sua validità il raggiungimento di nessun quorum. Nel referendum abrogativo è invece prevista come condizione fondamentale per la validità del risultato il raggiungimento del quorum rappresentato dalla partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto.

In breve, indipendentemente dall’affluenza, il voto avrà comunque un esito valido. Per trovare degli esempi nella storia politica dell’ Italia repubblicana non serve andare troppo lontano, basta citare il Referendum del 4 Dicembre 2016, un Referendum che dovremmo ricordare bene.

Chi porta le parti della Riforma la giustifica prospettando i risparmi economici derivanti dal taglio dei parlamentari. Il risparmio economico parrebbe in realtà irrisorio, c’è chi lo quantifica in un caffè per ogni cittadino all’anno, stima non troppo fantasiosa se si pensa che il risparmio previsto dovrebbe attestarsi intorno allo 0,005%[1] del debito pubblico, e no, quegli zeri non sono un errore di battitura.

Ma c’è un altro più profondo motivo per sostenere il “No” al prossimo Referendum. Non è accettabile una riduzione di tale portata della rappresentanza politica. Avere meno parlamentari produce come tragica e immediata conseguenza la riduzione dei referenti sui territori a disposizione dei cittadini.

Se dovesse passare questa riforma, il nostro voto sarebbe ulteriormente depotenziato. Sarebbe ulteriormente depotenziata la qualità rappresentativa della nostra democrazia che si realizza nel Parlamento[2]. Dobbiamo pretendere non solo che il numero dei Parlamentari non diminuisca, ma anche che gli stessi eletti tornino a vivere,conoscere e rappresentare davvero le circoscrizioni in cui sono stati eletti. Una visione, questa, totalmente opposta a quella realizzata da questa riforma.  Il punto è uno ed è cruciale: non si può sacrificare per ragioni economiche un principio costituzionale necessario allo svolgimento pieno della vita democratica nel Paese.


[1] https://www.agi.it/fact-checking/taglio_dei_parlamentari-6315036/news/2019-10-08/

[2] Matteo Renzi non a caso già propone l’elezione del Presidente del Consiglio, déjà-vù? https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/02/19/renzi-vogliono-che-andiamo-devono-dire_WUlZc9xQ3jVk3JhBMSg5PO.html