Home #NuovaGenerazione Stato d’emergenza causa COVID-19? Basta scuse, lo eravamo anche prima.

Stato d’emergenza causa COVID-19? Basta scuse, lo eravamo anche prima.

di Salvatore Ferraro, Dipartimento Scuola e istruzione FGCI

Il Governo, senza troppi giri di parole, per non stabilizzare i precari e dar loro quello che gli spetta stavolta come scusante fa perno sul COVID-19. Siamo in emergenza: “non possiamo aggiornare le graduatorie d’istituto”, “per gli inserimenti in terza fascia bisogna rimandare di un anno”.

Et voilà, in un attimo è stato dato il ben servito a migliaia di precari della scuola. Non c’è lavoro? Che mandino le Messe a disposizione!

A trarre giovamento dal mancato rinnovo delle graduatorie, inevitabilmente, saranno i soliti enti che erogheranno corsi di formazione ai docenti i quali, messi in un regime di concorrenza perenne per raggranellare qualche punteggio in più del collega, tra i tanti salti mortali saranno costretti ad acquistare titoli di comprovata inefficacia al fine di avere un punteggio maggiore.

Questo infinito procrastinarsi rimanderà il problema che già c’è e che già c’era: la mancanza di personale docente ad inizio di ogni anno scolastico, sia su cattedra – che a inizio 2019 per il solo Nord Italia era stimato in circa 23000 unità – sia su sostegno (con circa il 50% di precari per tale sola categoria!). Una costante, una consuetudine che va avanti così ormai da anni.

Giacché ci troviamo in questa folle situazione, ci chiediamo: perché si continua a non assumere? Se manca il personale sarebbe la cosa più scontata da farsi; ma così non è. Il MIUR continua a bloccare i concorsi con un continuo rinviare, prendendo tempo e sciacallando sui tanti precari della Scuola a cui non riserva nessun diritto.

All’interno della maggioranza di Governo nelle ultime ore si è aperto un dibattito: il sottosegretario all’istruzione De Cristofaro si è dichiarato in netta contrapposizione con la linea della Ministra Azzolina. De Cristofaro ha dato il suo assenso ad un concorso per soli titoli, ma senza lo svolgimento delle prove. Inoltre ha confermato che sarebbe disponibile ad un
aggiornamento delle graduatorie d’istituto.

Ottime notizie, ma alle parole devono seguire i fatti. Non bisogna stare seduti in poltrona a guardare il siparietto della politica, ma bisogna evidenziare queste posizioni e spingere affinchè il personale della scuola costringa il Governo ad adempiere a quanto detto, ad adempiere a
queste problematiche.

Per via telematica, in pompa magna, è stata messa in moto la macchina della didattica a distanza: un percorso mai tentato prima. Perché è così difficile, invece, riuscire ad assumere nuovi docenti? Per la sanità leggeri passi il Governo è stato costretto a farli. Ma per quanto riguarda l’Istruzione perché continua a non adempiere a nessuno suo onere?

Abbiamo tanti nodi davanti a noi. In primis, bisogna stare attenti alle nuove infatuazioni di una didattica “al passo coi tempi” che dietro alla maschera del progresso nasconde un modus operandi sempre più scadente. Oggi si celebra la didattica a distanza: bene in questa fase eccezionale; ma che resti per l’appunto un’eccezione! Non si può prescindere dalla didattica in aula, e chi dice il contrario lo fa per avallare ulteriori tagli al personale docente.

Non si può prescindere dal rapporto diretto tra docente e discente, che purtroppo molte volte viene già meno a causa di classi pollaio a cui il MIUR tenta di abituare il corpo docenti, in un rapporto di 1 insegnante ogni 25 alunni (e questo nel migliore dei casi). Bisogna diminuire il numero di alunni per classe, bisogna aumentare il personale docente e migliorare la didattica.

I docenti e tutti i lavoratori della Scuola – come quelli di tutti gli altri comparti – devono avere la certezza del lavoro, non vivere in uno stato di totale apprensione nel loro presente e nel futuro prossimo. Non devono essere messi nelle condizioni di scegliere tra famiglia e lavoro, o
scegliere se stare lontani da casa e pagare ingenti spese d’ affitto o farsi sfruttare a costo zero da scuole private vicino casa.

Le risorse ci sono, ma in questi anni non sono state utilizzate per il benessere delle persone. Si spendono soldi in armamenti ma non per stabilizzare i precari della scuola. Si danno concessioni ai grandi gruppi privati ma non si danno risorse alla Sanità.

Restrizioni alle partite iva e ai piccoli commercianti ma non ai grandi industriali che possono produrre liberamente anche nelle zone dei focolai, mandando a morire i propri operai senza protezione alcuna.

Serve tutt’altro: noi non abbiamo il necessario, non abbiamo una vita degna. Basta retorica spicciola da parte dei vertici del Governo, costante espressione dei grandi gruppi industriali e finanziari: i loro interessi non collimano coi nostri, con quelli della maggioranza della popolazione.