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Studenti, lavoratori della Scuola e famiglie uniti per la Scuola Pubblica

di Salvatore Ferraro, Dipartimento Scuola e Istruzione FGCI

Nella fase emergenziale causata dal COVID-19 gli studenti, i lavoratori della scuola e le famiglie hanno avuto diversi disagi a causa della didattica a distanza: studenti espropriati del diritto all’istruzione, insegnanti e personale ATA vittime della diffusa mancanza di organizzazione; e alle stesse famiglie non è andata di certo meglio: molte sono state costrette a tralasciare altri compiti per seguire i propri figli con la didattica a distanza.

Al contempo, per i docenti, le condizioni lavorative sono peggiorate, è aumentato il monte ore di lavoro per tutti a parità di paga, un disagio senza precedenti. Nonostante ciò la didattica a distanza, avvolta da una coltre di “nuovismo”, si chiede sia accettata senza riserva e senza, addirittura, che siano stati prima interpellati i veri attori del mondo dell’Istruzione: gli studenti, le famiglie e i lavoratori della scuola.

La ragione vuole che si vada coi piedi di piombo su certe questioni, prima di affidare il futuro dei giovani all’incertezza. Sono numerosissime le implicazioni negative derivate da una didattica a distanza, sulla quale già molti esperti si sono dichiarati decisamente contrari.

Perché bisognerebbe accettare questo destino che pare ineluttabile per i vertici del Governo? Facile: per meri interessi privati.

Le piattaforme sulle quali si svolge la didattica a distanza sono tutte private; e noi sinceramente non capiamo se questa scuola, chiamata a innovarsi, secondo il Governo lo debba fare in tal senso, piegandosi inoltre agli interessi di gruppi di potere come quello costituito dagli Agnelli o
da Confindustria: gli stessi che ogni anno ricevono fior di milioni dalle nostre tasche per delocalizzare e per aumentare ancor di più i loro profitti.

Anche il mondo dell’Università e della Ricerca sono chiamati ad adeguarsi ai dettami del Piano Colao. Gli studenti universitari continuano a pagare rette e tasse ingiuste, contro ogni principio costituzionale; per giunta – se vogliamo far eco ai tromboni del libero mercato – senza che queste vengano per la maggiore destinate ai costi fissi delle aule e dei servizi che utilizzano.
Riteniamo invece che, per ciò che concerne la Ricerca, purché questa libera, debba essere utilizzata integralmente in nome della collettività: non per migliorare le esigenze dei privati.

A tutto questo caos rispondiamo con la nostra concreta lotta in favore di una Scuola che sia pubblica, accessibile a tutti e gratuita. Chi lavora deve avere il giusto riconoscimento e i giusti diritti riconosciuti. Così come è sacrosanto il diritto ad una vera Istruzione per gli studenti di ogni
ordine e grado, e la possibilità di garantire di garantire loro un’ottima formazione attraverso il supporto alle famiglie.

Per tutte queste ragioni vi aspettiamo in piazza domani, giovedì 25 giugno.

Continuiamo a lavorare con impegno per stringere legami con tutti gli attori della Scuola e per cambiare dunque questo sistema.